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A cura di Carlo Giarelli

Si va verso un presenzialismo mascherato

Quel che sarà il nuovo Presidente della Repubblica, l’impressione è che si vada verso una condizione di presenzialismo mascherato. Il perché di questa mascheratura, ha due motivi. Il primo riguarda la mancata elezione da parte del popolo per giustificare il presenzialismo vero. Il secondo motivo è che dalle nostre parti le definizioni nette danno sempre fastidio. Quindi si preferisce usare termini non chiari, mediati dalla prudenza o anche dalla paura, di quello che può succedere. Useremo allora un termine intermedio, un semi presenzialismo che accontenti un po’ tutti. Entriamo allora nel merito e chiediamoci perché ci avviamo verso questa figura, di come sarà il nuovo Presidente. Le premesse sono legate all’attuale crisi del nostro sistema parlamentare. Le cause sono diverse. Prima di tutto l’influenza che il Parlamento europeo esercita sulle nostre istituzioni e che riguardano la nostra condizione economica, che fa acqua da tutte le parti. E di conseguenza la nostra rappresentatività all’interno del consesso europeo, che non è paragonabile alle due potenze egemoni, quali Germania e Francia. Oltre a queste situazioni ce ne sono altre che riguardano le cause interne. Fra queste basta osservare la crisi dei nostri partiti politici. Vuoi per la scomparsa o quasi delle motivazioni ideologiche che ha reso un po’ tutti uguali e che addirittura ha creato nuove inimmaginabili condizioni. Per cui quando si parla a favore di popolo, sembra che un partito di centro destra o solo di destra, come la lega, si connoti più a sinistra del Pd, che infatti non si capisce più cosa sia. Perché se considerato erede del vero partito di sinistra che un tempo era il Pci, ora di questa eredità non se ne vede neppure l’ombra. A riprova che avendo guadagnato nuovi adepti fra le classi borghesi o alte borghesi, è diventato estraneo ai problemi della classe sociale popolare. Al punto che nelle periferie delle città, dove i problemi di tipo economico e di giustizia sociale sono diventati drammatici al limite della sopravvivenza, si è formata una nuova classe di gente scontenta che, per questa ragione, vota a destra e non più a sinistra. Oltre alla ideologia votata alla dimenticanza, sta scomparendo anche la democrazia parlamentare. I veri Dpcm legati alla presunta emergenza sanitaria, ne hanno dichiarato l’inconsistenza e addirittura l’inutilità. In un clima come quello odierno infatti dove non si vuole perdere tempo e in cui ogni discussione sembra infastidire chi del proprio scranno politico parlamentare ne ha fatto un problema solo di rappresentanza personale legata ai vantaggi della stessa carica, non c’è più spazio per il tempo delle discussioni. Che potrebbero alterare equilibri dove ognuno sta bene dove si trova. Per questo, l’emergenza sanitaria è diventata un tocca sano per molti. Tanto che di emergenza in emergenza, si potrebbe andare avanti all’infinito. Dunque in carenza del potere legislativo parlamentare e in difficoltà anche quello esecutivo, quest’ultimo si mantiene attraverso le determinazioni di un capo, ducizzato, come ebbe a dire Pierangelo Buttafuoco. Rappresentato oggi dal Presidente del consiglio, nella figura di Mario Draghi che per le sue benemerenze internazionali è diventato pressoché intoccabile. Ma la stessa cosa fra qualche giorno, verrà esercitata dalla più alta carica dello stato, costituita dal Presidente della Repubblica, qualunque esso sia. Infatti qui non è tanto importante valutare il nome dell’eletto, quanto accorgersi di come è evoluto la funzione di detto Presidente. Basta valutare gli atteggiamenti presi dai precedenti Presidenti che vanno da Sandro Pertini, Francesco Cossiga per arrivare attraverso Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi a Giorgio Napolitano ed infine a Sergio Mattarella. Un escalation di   attributi    hanno infatti caratterizzato le loro cariche. In sostanza non è più il caso di pensare ad un Presidente neutro o neutrale, che si preoccupi solo di garantire l’unità del paese ai sensi dell’art 87 della Costituzione. Come un tempo, svolgevano tale ruolo, quasi da notaio, i primi Presidenti, a cominciare da Luigi Einaudi. I quali non mettevano naso e lingua sulle decisioni del governo. Ora non più. Il loro ruolo è cambiato. Ognuno di loro, mi riferisco a quelli citati, essendo eletti in Parlamento si sono portati dietro tutta la loro provenienza politica e di conseguenza le loro convinzioni partitiche. Avendo svolto alte cariche parlamentari o governative o addirittura quelle di giudici costituzionali. Dunque il nuovo orientamento del nuovo Presidente, per le ragioni già esposte, sia a livello europeo che nazionale, sarà quello di incidere sulle scelte governative. Ricordiamo, senza andare troppo indietro, l’ultimo episodio.  Quello che ha indotto l’algido Mattarella a negare al prof. Savona la carica di ministro dell’economia. Ecco allora quello che sarà, il nuovo modo di procedere del futuro Presidente.  Quello di sentirsi legittimato, anche sulla base di sempre nuove emergenze, di dover parlare a nome del paese. Al fine di sentirne gli umori, per poi orientarli secondo la propria visione, in una direzione o nell’altra e non necessariamente in accordo con la maggioranza di governo. In sostanza legittimare un giudizio ed un comportamento politico attraverso messaggi, discorsi, visite e rievocazioni storiche, in grado di dimostrare la scelta di una linea di interpretazione dei fatti, in grado di influenzare l’opinione pubblica. Insomma ci dobbiamo aspettare un presidente che faccia politica, oltre che nelle sue esternazioni, anche nelle sue funzioni di concedere la grazia o le onorificenze. Se poi pensiamo alla sua alta carica di Presidente della Corte Costituzionale non solo onorifica, ma di sostanza, anche in questo caso ci si potrebbe aspettare (e per la verità augurare) un cambiamento di toni e ruoli rispetto al passato. Ecco perché pensare ad un possibile semi presenzialismo non è evento da escludere. Ne è una riprova il timore manifestato dal segretario Enrico Letta del Pd, che sapendo come la decisione al fine di scegliere il futuro presidente, oggi dipende soprattutto dal partito di centro destra, contrariamente al passato, si sgola nel dire che bisogna scegliere un candidato super partes. Dimenticando ciò che fino ad ora ha sempre fatto la sinistra nelle scelta di un presidente (vedi Giorgio Napolitano) che aveva ancora in tasca la tessera del partito quando ancora si chiamava Pci. Per Letta infatti la candidatura di Berlusconi suscita addirittura ribrezzo, in quanto lo considera troppo divisivo, non solo per l’opinione pubblica, ma soprattutto verso il suo partito di cui teme in sostanza, un atteggiamento di pregiudiziale emarginazione. Quel che è certo, indipendentemente da chi verrà eletto, riguarda quello che succederà. Il semi presenzialismo per non parlare di un presenzialismo mascherato, è già alle porte.       

Si va verso un presenzialismo mascherato

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