Anticaglie

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Siamo tutti porci

Porci, intesi come sporcaccioni è ormai assodato sono tutti (o quasi) gli uomini maschi. Non c’è bisogno di dimostrarlo, lo sono e basta perché così li dipingono le donne. Quando si generalizza c’è sempre un “ma” che non viene detto o che non si vuole dire. Giusto. Ma il “ma” in questo caso entra a fatica in quello che voglio dire. Infatti parlano le cronache e non solo quelle giudiziarie. Ormai una campagna denigratoria contro il patriarcato è data per vincente e quelle che un tempo venivano chiamate povere donne, ora sono diventati poveri cristi, appunto perché uomini. Che in termini più realisti sono l’esercito degli stupratori, dei disgraziati di genere maschile che per il vecchio vizio legato al testosterone, pensano di volere ancora misurarsi con l’altra metà del cielo. Non rendendosi conto che oggi la battaglia è persa, per incapacità congenita alla lotta, non di classe, ormai caduta nella dimenticanza più assoluta, ma di genere. Non c’è scampo e nessuno osa scommettere che un genere sopravvive a malapena, non più ambito come un tempo, ma tollerato con sufficienza per non dire con disprezzo. Anche giuridicamente il destino per ogni uomo maschio è segnato. E’ sufficiente che una donna ricordi, anche dopo anni dal presunto fatto incriminato, di aver subito una attenzione non richiesta né desiderata da un uomo, che subito si scatena l’accusa di molestie quando va bene. Di stupro quando al semplice sguardo si è associata una mano galeotta, spinta a toccare o solo sfiorare la cosa proibita. Che non è la famosa mela, ma una parte A o B, della sua istigatrice, Eva. Una abusata espressione inglese ha ormai definito questa strana epidemia contro il maschio col termine Me-Too che , come si sa, vuol dire anch’io. Affinché in questo modo ogni donna possa dire che anche lei ha avuto la sua occasione di contagio. Che questo sia vero o falso poco importa. Le testimonianze hanno importanze diverse a seconda del genere. E il genere femminile può vantare una assoluta supremazia in questo campo. Lo dicono le cronache. Infatti quasi cinquecento manager, negli USA, in questi ultimi tempi, hanno dovuto dimettersi dal loro status di lavoratori per affrontare un prossimo processo, in quanto accusati di aver troppo abusato della vicinanza con una donna e di averla poi portata a letto. Il luogo tipico quest’ultimo, dove dalla notte dei tempi, il reato si consuma, con un colpevole designato senza che nemmeno si voglia accertarsi se ci sia stata o meno il condiscende assenso femminile. Negato questa, anche a distanza di anni, la condanna è assicurata da parte del maschio che da seduttore diventa stupratore. Vale a dire il peggiore ceffo della società. Da patriarcato a matriarcato il passo allora è ormai compiuto. Anzi neppure il termine matriarcato basta a definire il nuovo stato sociale. Perché anche la gravidanza, come prerogativa femminile, non piace più alle donne che desiderano essere libere di decidere e di non farsi condizionare dall’altro sesso. Quindi anche la parola matriarcato non va bene ed in mancanza di meglio sostituiamola con il termine di ginarchia per meglio far intendere il trionfo di un genere che vuole stare da solo. O meglio che vuole disporre di ogni mezzo per soddisfare la sua voglia di dimenticare il passato e così facendo anche l’uomo. Da utilizzare al massimo come un servo del potere femminile come fa l’ape regina nei confronti del fuco. Esagero? Mi piacerebbe dire di sì, ma non posso perché nuove notizie si accumulano per definire uno stato di cose che sta diventando una ideologia. La quale predica la punizione del maschio a prescindere. Infatti è lui che deve scontare antiche colpe che oggi vengono tutte al pettine e di cui la maggiore è quella di essere nato male, vale a dire con un organo in più fra le gambe. Che contrariamente a quanto detto da Freud, non è più responsabile del complesso di Edipo e quindi di una sua presunta superiorità nei confronti dell’altro genere, ma è solo un ammennicolo che fa schifo e basta. Non più espressione di un potere, ma di una grave stato di inferiorità da dover combattere e dominare. Utilizzando la lingua inglese si passa allora da una parola all’altra. La più recete è mansplaining che riunisce due parole man che vuol dire uomo e l’altra che significa spiegare. Spiegare che cosa e a chi? Naturalmente qualcosa ad una donna. Non sia mai. Nella logica femminista questa eventualità va condannata come intollerabile sopruso maschile o maschilista. Infatti come si permette un uomo di fare un ragionamento ad una donna pensando che questa non lo conosca già? Inaudita, insopportabile questa vocazione maschile a volere mettersi in cattedra. Come se solo lui sapesse, perpetuando, così facendo, la solita violenza di genere, che diventa una molestia da dover essere punita. Per dirla meglio secondo la mentalità femminista, qualsiasi uomo che osa spiegare una cosa ad una donna pensando che questa ne sia all’oscuro. commette due errori. Perché dimentica che le donne sanno molto più dell’uomo e di conseguenza è portato, metaforicamente parlando, a commettere uno stupro psicologico. Insomma nessun uomo, vista la sua condizione di inferiorità di genere, non può permettersi di assurgere a ruolo di insegnante. Deve solo tacere e mettendosi la museruola deve solo ascoltare quello che le donne possono insegnarli. Magari dopo aver subito per la sua nota incapacità a comprendere qualche punizione, tipo ripetuti schiaffi o anche qualche calcio nei testicoli, organi sempre incriminati e colpevoli. Ma non è ancora finita questa strana guerra. Ce lo ricorda l’organizzazione giovanile della Spd tedesca che ha proposto il finanziamento pubblico del porno purché sia solo femminista. Infatti poiché le pellicole hard sono offensive nei confronti delle donne, trattate come oggetto o quali esseri inferiori al maschio, urge modificare questi stereotipo sessista, secondo cui sono le donne a dare piacere all’uomo e non viceversa. Poiché non è così, anche in questo caso una rivoluzione in chiave femminista si impone. Infatti non solo la donna deve disporre liberamente del proprio corpo, ma deve liberarsi dalla per lei degradante sessualità maschile che rivela sempre una condizione di presunta superiorità anche sul piano dell’atteggiamento fisico. Con questa proposta si vuole in sostanza ridare ai giovani nuovi strumenti per non illudersi che sessualmente non è l’uomo a possedere, semmai ad essere posseduto da una donna che decide cosa e come fare. Basta così. Ho detto forse fin troppo, ma il futuro è questo e l’uomo non sapendo più come fare cerca di trovare una soluzione diversa. Non più nell’altro sesso ma nel proprio. Difendersi in fondo è un diritto, ma la soluzione… Che mondo. 

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