Venerdì, 14 Maggio 2021
Anticaglie

Opinioni

Anticaglie

A cura di Carlo Giarelli

Solo le donne possono partorire

Che razza di espressone è questa, nella sua ovvia banalità? Sembrerebbe così, ma invece non è. E chi non è d’accordo se ne faccia una ragione. Abbandoni fin che è in tempo le sue vecchie convinzioni, oggi diventati pregiudizi e si conceda senza tante storie ai tempi moderni. Quelli della way of life del politicamente corretto, un nuovo stile di vita, che nel caso di quello che vogliamo dire, riguarda il mondo arcobaleno. Dicevo di essere moderni e di mandare in soffitta tutte le vecchie convinzioni. Non è questa una novità, già ci aveva pensato il filosofo austriaco Karl Popper con la sua teoria della società aperta. Quella fondata sulla libera circolazione delle idee. Ma poi è subentrata una nuova teoria, riguardante la società, avanzata dal sociologo polacco Zigmund Bauman. Secondo la quale il vivere comune, viene ben espresso da una società definita liquida. In cui la modernità è caratterizzata da un individualismo senza regole. Dove mancano sia le regole che la certezza del diritto. Dove il consumismo la fa da padrone, ma non tanto per appropriarsi dell’oggetto desiderato, quanto per soddisfare il consumo fine a se stesso, nell’ottica solo di voler apparire, costi quel che costi. E dove l’unica cosa che vale è l’incertezza tanto che questa diventa l’unica forma di certezza. Dunque se tutto cambia, come già diceva Eraclito, oggi siamo arrivati al capolinea per quanto riguarda il concetto di gender. Infatti non è più lecito definire l’uomo come uomo e donna come donna. Il sesso non è più un fatto anatomico stabilito dalla natura.  E la natura a sua volta non è più quell’elemento certo, come da sempre veniva creduta. In cui giocano all’interno del nucleo due molecole geniche a forma di bastoncino, che contrassegnati da una x o da un y configurano fin dall’inizio del concepimento le due nature umane. Sembrava fosse così, ma così non è più. La società liquida si è liquefatta anche in fatto di sesso. Ora valgono i desideri dei singoli che non comportano nulla di intentato e di certo, compresa la natura. Essere donna geneticamente e desiderare di essere uomo, o viceversa, diventa un diritto. E questo diritto che per la verità diritto non è (ma questo vale solo per i retrogradi), deve essere riconosciuto come tale. Ed allora veniamo al titolo. Che riguarda una affermazione fatta da un certo Jenny Klinge, parlamentare norvegese, un tipo che per questo deve essere considerato un retrogrado e fanatico della società tradizionale. Infatti dal nuovo mondo e dalla moda che cambia, per quanto ha osato dire, è stato denunciato per crimine d’odio. Perché, udite, udite, in quanto non in linea con la nuova configurazione di genere. Il motivo? Semplice anche se non ancora condiviso da tutti con riferimento ai soliti bacchettoni tradizionalisti con   tutte le stigmate, in base al nuovo modo di intendere il pensiero unico, di fascismo. Questo in sintesi l’errore. Non aver considerato che un essere nato donna può percepirsi come maschio. Da qui l’affermazione, secondo la quale il partorire non deve essere legata al solo fatto fisico.  Tuttavia anche da questo punto di vista, la farmacologia sta già facendo passi avanti. Attraverso l’uso fin dall’infanzia di sostanze ormonali per adattare al desiderio anche la parvenza fisica adeguata. Ma, non è tutto e conviene proseguire. In attesa dell’utero artificiale che potrebbe mettere la parola fine alla procreazione tradizionalmente ancora legata ad uno dei due sessi e di cui non è più lecito soffermarsi, per non incorrere nel sospetto di omofobia, già da qualche tempo ci pensa l’utero in affitto. Un mezzo questo di creare bambini su ordinazione, anche a distanza, senza per questo contare ancora sulla famiglia tradizionale. Condizione questa che sa di vecchiume storico, non compatibile con i tempi che corrono veloci. Per meglio intenderci, affermare oggi la differenza antropologica fra maschio e femmina, oltre a non essere più di moda viene considerato discriminatorio e quindi passibile di denuncia. Come è successo ad un padre che rivolgendosi alla figlia l’ha chiamata al femminile, oltraggiandola in quanto lei si credeva un lui, quindi un uomo. Di fronte a questa nuova società che come dicevo più che liquida si è liquefatta su principi un tempo considerati inviolabili, si sta pensando per dare l’ultima dritta al costume,  non ancora da tutti accettato, un attivista Lgbt, il deputato dem Alessandro Zan, con la sua proposta di legge appunto  contro l’omofobia.  La quale proposta già approvata alla Camera dovrebbe essere definitivamente approvata anche al Senato. Quando tale iniziativa diventerà legge, finalmente una nuova libertà potrà tutelare chiunque abbia il desiderio di sentirsi diverso da quanto stabilito dalla natura. Troppo schematicamente prefissata e quindi per alcuni da considerare anche arcigna. Finalmente, dicevo, diventerà reato affermare la convinzione che un bambino per avere una infanzia regolare legata ad una equilibrata crescita psicofisica debba avere due genitori di sesso diverso. E così chi oserà esprimere un dissenso   nei confronti della futura legge, diventerà passibile di condanna. Strano vien da dire a proposito di questa libertà atta a tutelare le minoranze in fatto di genere. In questo modo ancora una volta, come è già capitato su queste colonne, dobbiamo dar ragione al filosofo Augusto Del Noce a proposito dell’eterogenesi dei fini. Nel senso che una volta che la proposta verrà tradotta in legge, la sua presunta idea di libertà contro la discriminazione si tradurrà nel suo opposto. Vale a dire nella tutela della libertà di una minoranza o della sfera privata, contro la libertà della maggioranza intesa come sfera pubblica, quindi di tutti i non allineati. Cosicchè per la tutela di pochi, si violerà il diritto di molti, legato al principio di dissentire, onde esprimere la libera espressione del pensiero. Ma paradossalmente chi dovrebbe essere più offeso da questa proposta di legge, sono proprio le donne femministe. Quelle che dovunque e comunque non ci stanno ad essere discriminate o ad essere sottomesse all’uomo maschio. E che desiderano riaffermare non solo la propria indipendenza, ma spesso anche la propria superiorità nei confronti del maschio oppressore. Ed allora viene da chiedersi, che cosa c’è di più gratificante per una donna che pensa in questi termini ,che vantare la possibilità,  di generare una vita,  che all’uomo è preclusa? Ma cosi facendo mi rendo conto di smentire me stesso ed il titolo. Riaffermando una differenza fra i generi che non si vuole che esista. In questo modo mi consola che la legge Zan non sia stata ancora approvata. Perché quando lo sarà diventerei un imputato di discriminazione sessuale. Reato grave, questo di omofobia che è costato ad es. al cardinale di Pamplona Sebastian Fernando Aquilar di essere iscritto nel registro degli indagati per aver detto durante una omelia che la sessualità è orientata alla procreazione. Un esempio questo del passato che non muore. Ed allora affidiamoci alla nuove opere di rieducazione in corso anche presso le chiese. Dove si fanno strada  i nuovi ed imposti corsi di educazione legati alle rivendicazioni Lgbt. Non solo una moda, ma un nuovo modo di essere e di concepire il mondo. Ce lo ricorda il pensiero unico e chi, ed io fra questi, non è d’accordo peste lo colga.       

Si parla di

Solo le donne possono partorire

IlPiacenza è in caricamento