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Anticaglie

Opinioni

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A cura di Carlo Giarelli

Sono un medievalista

Intendiamoci con l’uso delle parole. Non mi ritengo uno studioso di cose medievali, solo un nostalgico di un passato che in tutte le sue contraddizioni, quanto meno, manifestava qualche certezza in merito ad alcuni problemi nei confronti dei quali da sempre l’uomo ha cercato dare risposte. Spesso senza riuscirci. Dunque non vi parlerò tanto di quel lungo periodo della vita, considerata di mezzo nella storia che è durato circa mille anni, dalla caduta dell’impero romano (476) alla scoperta dell’America (1492). Troppo impegnativo il compito per il quale sono già stati scritti interi e copiosi volumi. No, mi limiterò solo a fare qualche cenno fra quel periodo oscuro della storia, che un tempo così veniva considerato tale, in senso quasi spregiativo e l’attuale momento storico che invece di apparire chiaro, ha in sé molte ombre. Per non dire le maggiori contraddizioni del vivere. Comincio. Di cosa ricordiamo del medioevo, diviso fra alto e basso in base agli anni che vanno rispettivamente dalla fine dell’impero romano fino al mille e poi, come già detto, da questo periodo fino alla scoperta dell’America? Lotte religiose e militari, carestie fra cui la peste e la nascita delle nuove etnie con le relative lingue in sostituzione del latino? Ebbene sì. Come pure la contrapposizione fra potere temporale e spirituale e la nascita di una nuova religione monoteista che si sostituiva a quella politeista caratterizzata dal culto dei sacrifici? Ebbene ancora sì. Medioevo allora come periodo di oscurantismo della civiltà, causa le divisioni sociali fra clero, nobiltà e lavoratori della zolla, detti anche servi glebae? Ebbene ancora sì. Medioevo ancora delle invasioni barbariche tipiche di popoli che da definizione, secondo i seguaci della lingua latina, traevano il loro nome dalla pronuncia di un loro idioma balbettante, rispetto al latino che da aulico veniva progressivamente annacquato dal volgare? Sì ed ancora sì. Infatti se tutto questo è vero, di vero c’è anche la nascita di ordini religiosi di cui ricordiamo, per fare un esempio, un certo San Benedetto con il suo ora et labora. Così da questi monachesimi ordinari, si è generata la nascita di un intero manto di cattedrali che hanno ricoperto tutta l’Europa con la travolgente bellezza delle loro costruzioni. Tutte edificate, queste opere, perchè le loro guglie e cupole, si spingessero verso il cielo, per cercare di cogliere la grazia di una rivelazione che doveva far vibrare in terra la luce trascendente del mistero. Composta da quelle forme di ingegno umano che prova solo chi crede nella bellezza eterna. Come emanazione di quella fonte   infinita di grazia che viene da Dio. Dunque parliamo pure di religione.  E quindi di quel Dio cristiano che sarebbe meglio definire cattolico, quindi universale, dopo il concilio di Nicea (325) a proposito della doppia natura del Cristo.  Considerato da allora, Uomo e Dio della stessa sostanza. Questo Dio absconditus divenne allora non solo il motivo ispiratore delle arti in genere, ma anche della cultura, infatti ai templi religiosi si associarono altri templi. E mi riferisco alle Università con riferimento a Bologna, Montpellier, Padova, nelle quali la cultura già stimolata dalla traduzione dei classici e dei filosofi greci fatta dai copisti monaci, si diffuse a macchia d’olio in tutta la terra allora conosciuta. Tanto da contribuire a diffondere il sapere come espressione di una vocazione dell’uomo nel tentativo prima di comprendere per  poi  tentare di unirsi al mistero di quella sapienza eterna che dimorava  solo nell’alto dei cieli. Ma che in terra si rivolgeva come espressione della piena realizzazione del mistero di una creazione fatta non dall’uomo ma per l’uomo. Con la nascita dell’Umanesimo arte e cultura si unirono allora  per celebrare la comparsa dell’uomo nuovo. Affetto, è vero, dal timor dei, ma nello stesso tempo non afflitto da questo sentimento. Anzi spinto per questo a scoprire tutte le sue potenzialità e di cui il genio di Leonardo, può essere inteso come la prova più autentica di questa nuova vocazione umana, chiamata in letteratura Umanesimo. Mi rendo conto ora di non avervi parlato di Dante, il padre delle nostra nuova lingua, il volgare. Ed in cui, sole, stelle e cielo costituiscono quel manto indispensabile di ispirazione per tentare di raggiungere, ciò che non è possibile definire. Appunto perché il mistero non si può esprimere se non con il silenzio, pur ricorrendo come il nostro, alle più alte forme di poesia. Procediamo.  Dal medioevo, così volgarmente schematizzato, arriviamo con un salto di secoli alla nostra epoca. E cosa vediamo? L’arte, la poesia, la vocazione dell’uomo a trascendere i suoi limiti?  È possibile e non mi va di negarlo a priori, anche se le nuove chiese fatte come magazzini mi mettono in serio dubbio. Mi sia lecito allora aggiungere queste note. Che ogni operato dell’uomo, oggi si identifica nella sua nuova e sola dimensione del benessere.  Che dell’umano assorbe tutto, rimanendo priva però di quella derivazione celeste, tipicamente medioevale, oggi passata di moda. Lo dimostra la stessa Costituzione europea dove il riferimento alla origine cristiana è stato volutamente estromesso. Dunque sembra che ci dirigiamo verso  un  nuovo umanesimo. Un movimento di pensiero che con tutte le sue contraddizioni, non ha nulla da ricordare rispetto al suo omologo medievale. Perchè, se di religione è ancora giusto parlare, in quest’ultimo caso, l’umano assorbe ogni cosa e lo stesso Dio, ormai caduto in terra, perde la sua natura divina per assumere solo quella delle nostre preoccupazioni a vivere. Tutto nella storia si trasforma, è vero, ma assistere alla nuova religione, intesa soprattutto come esclusiva condizione economica, tesa a regolare i problemi sociali, il passo non è di poco conto.  Infatti quello che ho definito il nuovo umanesimo ridotto a pura esigenza corporea produce modificazioni nel tessuto civile un tempo inimmaginabili. Dire come sosteneva Leonardo che in biologia esistono solo due sessi, rappresenta oggi un dato scandaloso, meritevole di ogni censura, sia sul piano pratico del vivere comune che su quello accademico. Certe cose infatti non si possono più dire. Tanto che la stessa libertà è condizionata più dai media che non dalle leggi morali, ormai in declino.  Per questa ragione i sessi ed i relativi generi, oltre che essere numericamente sempre più in aumento, non sono più da considerare stabili, ma fluidi. Lo dimostrano le patetiche drag queen mitizzate nei vari carnevali del Gay pride. Come pure le immagini di uomini incinta o di modelle che sfilano con l’orgoglio di una pancia finta. Oggi vale per suscitare ammirazione, dimostrarsi queer, ossia   essere un misto fra un non eterosessuale, ma senza pendere per questo nella direzione opposta. Il nuovo umanesimo dirige il genere ed anche i sentimenti. Lo dimostrano le decisioni dei nuovi governi tutti condizionati dalle nuove mode arcobaleno. In Germania infatti in base ad un recente sondaggio, circa il 50% dei tedeschi è convinto che i sessi siano più di due. Inoltre una nuova legge autorizza chiunque abbia almeno più di 14 anni a decidere da che parte stare in fatto di genere. Ogni anno infatti ognuno può decidere se essere maschio o femmina e non c’è bisogno della autorizzazione di genitori e men che meno di certificati medici. Inoltre ogni decisione non deve considerarsi definitiva. Ogni anno, infatti la scelta può cambiare a seconda degli eventi e dell’influenza della moda. La stessa modifica riguarda la lingua. Non quella dei padri che per noi, per antica tradizione, si identifica (va) in quella di Dante, ma attraverso l’uso di parole neutre dove il finale cambia.  Tanto che le vocali a oppure o devono scomparire per non fissare appartenenze, non   essendo conformi ai desideri individuali che possono cambiare di volta in volta. Ebbene ed in chiusura, definirmi medievalista rappresenta allora una provocazione? Fra tanti scandali oggi esistenti uno in più o in meno, non fa differenza, in quanto contribuisce per assuefazione a far cadere l’importanza del significato. Che sia lecito allora guardare al passato con quella punta di nostalgia legata ai ricordi? Io lo penso.  Ed il futuro? Sinceramente mi interessa poco o punto. Il destino di un conservatore e di un medievalista infatti è quello di conservare emozioni e principi di una stalla che ha sostituito le stelle anche quando i buoi sono ormai scappati.

Sono un medievalista

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