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Domenica, 22 Maggio 2022
Anticaglie

Opinioni

Anticaglie

A cura di Carlo Giarelli

Tempo di elezioni

La sintesi è che se le elezioni stancano, causa la disaffezione, stanca anche la politica

Siamo tutti in attesa degli eventi elettorali e per la verità siamo già stanchi. Infatti causa esperienze passate, non ci lasciamo convincere di promesse che poi sappiamo non saranno mantenute. La sintesi è che se le elezioni stancano, causa la disaffezione, stanca anche la politica. La gente infatti al di là delle passioni da campanile che lasciano il tempo che trovano, rischia di rifugiarsi nell’assenteismo, come reazione. Il politico ormai da tempo, non è più considerato dall’opinione pubblica, il migliore rappresentante della società civile. Il disinteressato portabandiera delle istanze di giustizia della gente. L’idealista che abbandona agi e comodità per seguire un modello di vita e di società, dove ognuno pensa di vivere un po’ meglio, in un clima se non di fratellanza almeno di giusta e pacifica convivenza civile. No, no, è esattamente l’opposto. La politica viene intesa come l’area prima del privilegio. Il luogo dei vantaggi economici e soprattutto la sede dove si consuma, in un clima spesso di personalismi vari, la peggior droga di cui è afflitta la nostra società: il potere. Quello di gestire le cose e sentirsi per questo motivo, un essere superiore rispetto ad una umanità che non capisce come la vita valga oggi non per quello che è, ma per quello che appare. Il morbo della paura di non essere, di scomparire nell’anonimato di una esistenza piatta e insignificante perché troppo normale, ha ormai contagiato l’umanità. Si parla di valori morali, ma sono tutte balle, che diventano secondo il nuovo linguaggio di moda (povero italiano) delle fake news.  In quanto rappresentano al più un facile alibi per chi si illude a sua volta di illudere, di quello che l’uomo un tempo è stato ed ora non è. Ammettiamolo. La rivoluzione illuministica della Dea ragione, supportata dalle eccezionali scoperte scientifiche, ha definitivamente cancellato la vecchia dipendenza dell’uomo dai valori che si credevano un tempo più dipendenti dal cielo che dalla terra. Con il prendere possesso delle cose tramite la sola forza della scienza, la terra si è sentita piccola ed ha avuto bisogno di nuovi mondi da conquistare. La conquista dello spazio e del tempo è iniziata. Sulla base del cambiamento di questi due parametri, ogni valore tradizionale ed anche morale, subisce cambiamenti radicali. Chi si ferma è perduto, non è solo la frase provocatoria di un famoso e tragico imbonitore di popolo, ma è diventata il solo valore su cui si regge oggi l’esistenza.  Si è aperta la corsa per raggiungere un nuovo eldorado. L’importante per dimostrare di esistere è di voler correre. Non si sa dove, ma si sa che ogni mezzo da utilizzare, diventa lecito pur di emergere da una condizione di statica normalità. Oggi più che mai il fine giustifica tutto, perché il fine, contraddicendo il suo significato, diventa un inizio.  Quello di interpretare un nuovo modo di esistere. Guai dunque ad essere normali.  Guai ai poveri di spirito che oggi vengono intesi solo come dei poveri di comprensione. Se la ragione ti dà ragione, esercitala nel modo più disinvolto possibile. Non c’è altro che quella. Dunque che aspetti. Scegli i tuoi diritti nella misura in cui risolvi prima degli altri i problemi del vivere. Abbiamo costruito la società dei diritti che non è altro che la società dei dritti. Di coloro quindi che vantano più diritti di altri. Perché corrono di più, perché sono furbi, perché sanno imporsi. Perché…fanno appunto politica. Ecco allora il vizio iniziale. Nella società dei furbi, quello che vince è il più furbo.  Quello che promette più e meglio di qualsiasi altro. Che non si cura della responsabilità di ciò che promette, in quanto si è ormai vaccinato di questo ormai superato residuo morale.  Che sa interpretare meglio non il senso di giustizia, ma la giustizia per se stesso e dei singoli gruppi di potere. Che non si cura se le promesse poi verranno mantenute, tanto qualcosa succede sempre che giustifica il rinnego della memoria individuale e collettiva. Intanto, egli dice, andiamo a palazzo e poi, poi, chi si è visto si è visto, almeno fino alla prossima tornata elettorale. Perfino l’ultimo retaggio morale esistente, la religione, viene utilizzata in nome di una ragione che ormai ha relegato il sacro in un angolo. Da esibire di tanto in tanto, in modo da tenere buoni quella ancora vasta categoria di sciocchi che ancora non si capacitano di credere che è meglio non credere. Che è meglio pensare, come diceva Schopenhauer, piuttosto di perdersi nei paradisi artificiali della droga diventata religione.  Come ognuno tira l’acqua al suo mulino, ognuno tira la religione dalla sua parte. Trionfa allora la religione fai da te, che è una specie di grande serbatoio di tolleranza che tutto giustifica e tutto avvalla. Assistiamo ad un accattonaggio del cielo che fa paura. Senza principi né testimonianze. Solo parole, impiegate per l’occasione e che simulano una speranza che è contraddetta dalla nuova fede, quella delle convenienze, delle comodità, che diventano diritti. Dunque anche il cielo diventa scomodo da conquistare. Meglio allora negarlo, inventandosi e giustificando ogni tipo di trasgressione. E per quelli che ancora credono, è preferibile diventare i sensali di questo accattonaggio, piuttosto che dedicarci alla meravigliosa esistenza della normalità. In questo clima diffuso, come interpretare la campagna elettorale? Indipendente dai candidati di cui   le più accreditate sono due donne, non firmiamo cambiali in bianco. Entrambe si appellano all’amore. L’una per Piacenza e l’altra per la gente. Il che in sostanza, vuol dire la stessa cosa. Vedremo come andrà a finire e dopo  il risultato, qualunque sia il vincitore, aspettiamolo al varco  delle promesse fatte in modo che queste siano mantenute. Per entrambe le due candidate stimiamo maggiormente chi intende la società come un insieme di individui liberi e non omologabili fra loro, per questo utilizziamo la frase di Cavour modificandola: liberi cittadini in libero stato. In questo clima di disvalori è il massimo che possiamo pretendere.     

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