Martedì, 26 Ottobre 2021
Leonardo Trespidi

Opinioni

Leonardo Trespidi

Videomaker IlPiacenza

«"Cambiamo Fiorenzuola" utile a Rifondazione, primo partito della minoranza: nel programma solo pagine fumose»

Attraverso post e commenti sui social del candidato dem Davide Montanari nella lista civica di area centrosinistra emerge quanto non sarebbe mai avvenuto tra Pd e il resto della sinistra, ovvero un accordo sul nome del candidato sindaco. «Noi del Pd non abbiamo potuto stendere una riga»

"Forse è andata bene così, che le elezioni Amministrative a Fiorenzuola hanno riconfermato il sindaco uscente di centrodestra Romeo Gandolfi". I commenti che circolano sui profili social degli avversari della lista di centrosinistra “Cambiamo Fiorenzuola” lasciano perplessi su quello che potrebbe essere stato il futuro della cittadina della Valdarda per i prossimi cinque anni: più scontri che incontri e (non poche) difficoltà a mettere tutti d’accordo.

Già a giugno il Pd con la segretaria Alessandra Fanti e qualche altro esponente come Davide Montanari - candidato alla carica di consigliere comunale e nel 2016 candidato alla carica di sindaco di Fiorenzuola, poi frenato dalle primarie del partito – aveva manifestato perplessità sul nome avanzato dal gruppo civico, nel quale erano confluiti la sinistra di Nando Mainardi, la pentastellata Elena Rossini e Articolo Uno: quello del 33enne Dario Marini Ricci, candidato nel 2016 nella lista di Mainardi. Un nome «troppo di sinistra» era stato detto. Le forze si erano poi rappacificate per cercare di unire il centrosinistra e proporre il «cambiamento di Fiorenzuola», volto alla partecipazione, al confronto, al dialogo; e che ha portato ad un programma elettorale che viene così sintetizzato da Montanari: «Solo fumose pagine di programma, di cui noi del Pd non abbiamo potuto stendere una riga, in cui si annunciavano aperture di tavoli, consulte, comitati che manco in falegnameria ne puoi trovare così tanti».

Nel corso di un incontro organizzato in streaming dal circolo del Pd di Fiorenzuola per presentare il libro di Emanuele Felice, docente di politica economica all'università di Chieti e già responsabile economico del Partito Democratico nazionale, Davide Montanari, Alessandra Fanti (con loro due candidati dem di “Cambiamo Fiorenzuola”, Carlo Marchetta ed Erica Morsia) apparivano contenti della candidatura di Dario Marini Ricci (intervenuto per un saluto all’incontro), tanto che Montanari aveva detto: «Noi del Pd sosteniamo con forza la sua candidatura e tutti noi speriamo che tu possa essere il prossimo sindaco di Fiorenzuola».

Allora forse gli animi tra Pd e il resto del gruppo civico, che dopo il risultato elettorale sembra essere stato espressione solo della sinistra, non si sono mai riappacificati. Si faceva finta? Scrive sempre Montanari su Facebook: «Io ero in campo e l’entusiasmo ce l’ho messo ben oltre il lecito, se la gente non vota la lista è perché la stessa non è piaciuta», così come «la nostra proposta». Riferendosi al commento del voto di Marini Ricci e di Mainardi, Montanari dice: «Non esiste nella maniera più assoluta, per quanto mi riguarda, dire che non siamo stati capiti. Anzi, piuttosto siamo stati capiti benissimo tanto che i votanti ci hanno detto che non volevano cambiare. Alessandra Fanti in più di una riunione dei gruppi, quando partecipavamo prima di stufarci di farlo, lo aveva domandato con spunto di riflessione: Siete sicuri che i cittadini vogliano cambiare? Mi sembra che la risposta sia arrivata forte e chiara, voltarsi dall’altra parte e darsi le pacche consolatorie non è assolutamente utile». La risposta è arrivata lunedì 4 ottobre quando il 66,54 per cento dei votanti alle elezioni (4.466) hanno deciso di non cambiare, accordando per altri cinque anni la fiducia al sindaco Romeo Gandolfi.

Montanari commenta poi così il gruppo di cui ha fatto parte e per il quale si è candidato alla carica di consigliere comunale, raccogliendo 114 preferenze che non gli permettono però di entrare tra i banchi della minoranza. «”Cambiamo” si è dimostrato un progetto debole e autoreferenziale, come noi del Pd avevamo sottolineato nella indifferenza totale, che è stato capace solo di parlare ad una fetta di città: il risultato di 67 a 33 è li a dimostrarlo. Comunque è stato un progetto utile a fare diventare rifondazione, che ha inventato la sigla e la ha guidata ma temo non si assumerà seriamente la responsabilità della sconfitta con passi indietro, il primo partito della minoranza con il Pd incapace di dirigere il proprio consenso ai suoi candidati. Siccome non sono mai gli elettori a sbagliare mi sento di dire inoltre che non siamo stati capaci di proporre una idea chiara della città. Ci sarà sicuramente il tempo di altre e future riflessioni politiche».

Se le cose non andavano bene già per individuare un candidato che mettesse tutti d’accordo nella coalizione, se le cose non sono andate ancora meglio successivamente, forse nascondendole agli elettori del centrosinistra, come sarebbe potuto andare qualora “Cambiamo Fiorenzuola” avesse dovuto Amministrare la città? Costruzione della Giunta, incarichi, decisioni e progetti importanti: le parole di Montanari non lasciano ben pensare.

Come andrà avanti ora “Cambiamo Fiorenzuola”? Di certo quattro candidati alla carica di consigliere comunale, oltre a Marini Ricci, entreranno nel parlamentino tra i banchi dell’opposizione: sono Mainardi (246 preferenze), Cinzia Ferdenzi che era già candidata con la sinistra nel 2016 (191 voti) e poi Franco Pastorelli (Articolo Uno con 173 voti) e Chiara Cremonesi. Tre nomi su cinque della lista “Sinistra per Fiorenzuola” di cinque anni fa.

Si parla di
Sullo stesso argomento

«"Cambiamo Fiorenzuola" utile a Rifondazione, primo partito della minoranza: nel programma solo pagine fumose»

IlPiacenza è in caricamento