Il simpatico, il coraggioso e il sognatore: Carletto, Stephan e Balù cercano una famiglia

L'esperienza di una volontaria del Canile di Piacenza: «Penso a quanto noi volontari possiamo donare in termini di tempo e di energie, per poi rendermi conto che in realtà quanto si riceve è infinitamente maggiore rispetto a quanto dato. Provare per credere»

Balù, Stephan e Carletto

"Io non ce la faccio, non posso, non riesco ad entrare": ma da quando affetto e sincerità hanno mai fatto del male a qualcuno ? Provare per credere.
La mia esperienza come volontaria in canile è iniziata otto anni fa e prosegue ancora oggi, cerco di approcciarmi ai cani con serietà, rispetto e responsabilità, perché una cosa fondamentale è che loro meritano il nostro rispetto oltre che il nostro aiuto.

I cani che mi sono stati affidati sono tre: Carletto, Stephan e Balù.
Carletto è il più espansivo, è di taglia media, color miele, ama le passeggiate, giocare con la pallina e cerca il contatto umano attraverso le coccole: lo definirei "il simpatico", quello che ci insegna che ogni giorno può essere affrontato con il sorriso.
Stephan "l'indipendente", è di piccola taglia, anche lui adora le passeggiate, ma decisamente meno propenso alle coccole, ha un manto lucido nero focato, è un peperino: lui "il coraggioso" ci insegna che bisogna sempre fare di più per raggiungere mete e obbiettivi.

E poi c'è Balù, "il bel tenebroso": di taglia grande, manto e occhi neri, amante delle passeggiate ma meno dei suoi simili fatta eccezione per il gentil sesso, dei tre forse anche per l'età è "il sognatore" che ci insegna che una speranza, forse , c'e' sempre.

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Varcando la soglia del canile si sentono le voci di chi cerca una carezza, del nuovo arrivato, di chi vuole ancora credere in qualcosa: si incrociano gli sguardi del timido, del coraggioso, del simpatico e del sognatore di turno.
Penso a quanto noi volontari possiamo donare in termini di tempo e di energie, per poi rendermi conto che in realtà quanto si riceve è infinitamente maggiore rispetto a quanto dato. Provare per credere.
Silvia Poggioli

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