"Castel San Giovanni nella Grande Guerra"

La nostra sezione Cultura, curata dal giornalista Renato Passerini, dedica questo spazio alla segnalazione e recensione di libri piacentini. Ne entrano a far parte le opere che trattano argomenti riguardanti la nostra provincia: geografici, storici, ambientali, economici, urbanistici, folcloristici, ecc.; a queste si aggiungono i libri e le recensioni di autori piacentini, per nascita o per adozione, e i cataloghi delle esposizioni allestite sul territorio provinciale. Saggi e recensioni di amici del nostro blog

"Castel San Giovanni nella Grande Guerra"

Autore Luisa Falcone

Pagine 136

Formato cm 17x24

Collana: Piacenza in grigioverde 1915-1918

Editore Marvia

Anno di edizione 2019

EAN:9788889089781

ISBN:8889089784

Prezzo euro 15

Tra le numerose e opportune iniziative che hanno commemorato i fatti bellici di cent’anni fa, ha meritata collocazione questo libro che fa memoria del conflitto nel vissuto del territorio di Castelsangiovanni; un “fronte interno” del quale le pagine dell’autrice offrono una documentata narrazione rendendo nel contempo onore ai tanti caduti in nome della Patria. Il volume è il 17esimo titolo della collana "Piacenza in grigioverde" diretta da Filippo Lombardi, “un piccolo miracolo” editoriale con 12 autori coinvolti; oltre 2600 pagine consacrate alla storia di Piacenza, della sua provincia e dei piacentini nella Grande Guerra toccando tanti aspetti, dalle storie di caduti alla storia dei vari comparti militari piacentini, alla Croce Rossa, alle storie dei famigliari.

E’ un volume – scrive Filippo Lombardi - che presento con grande piacere perché è il secondo della collana il cui autore è una donna, a smentire il luogo comune che vuole che la storia e la storia militare siano di interesse puramente maschile. Luisa Falcone, che ha i libri nel sangue essendo bibliotecaria, è una grande appassionata di storia locale e ha già lasciato il segno in questo campo pubblicando diverse ricerche negli anni scorsi; questo volume non è che la conferma di una passione che cresce sempre di più e dimostra l’attenzione che Piacenza e la sua provincia hanno verso la storia locale della Prima Guerra Mondiale del tutto indipendente dalle manifestazioni di massa delle ricorrenze ufficiali, ben oltre la retorica delle celebrazioni.

Conoscere la propria storia – scrive l’autrice nella prefazione - è il primo passo per migliorare sé stessi. Scrivere di tempi tanto lontani è immergersi completamente in una realtà che non solo ci è lontana temporalmente, ma anche socialmente, fa riaffiorare, inconsapevolmente, ricordi ancestrali come paura e inquietudine. Reperire materiale sulla Grande Guerra è stato difficile perché le fonti vive sono scomparse da anni e le varie documentazioni ci appaiono obsolete: ci vogliono moltissima pazienza e curiosità e tanta passione, ma l'impazienza e anche la frenesia, perché no, di acquisire notizie a me sconosciute è stato un incentivo molto forte, direi totalizzante. Così ho scoperto che Castel San Giovanni nella prima parte del '900 era conosciuta per i suoi bottonifici, ma anche per i maglifici. Questi ultimi oltre a dare lavoro a tantissime donne in fabbrica, davano loro lavoro anche a domicilio e la figura della magliaia era molto diffusa.

Le donne che lavoravano nei bottonifici venivano chiamate "botuneri" o "batose", ma allo scoppio del conflitto le lavorazioni nelle fabbriche vennero quasi tutte convertite per la produzione di armi per la guerra. Per questa ricerca mi sono concentrata soprattutto sui caduti di Castello che sono diventati, alla fine della stesura delle loro schede, miei "cari". Senza banalizzare e senza fare facile retorica sono entrata nelle storie di questi uomini - nella maggior parte, poco più che ragazzi - in punta di piedi per pudore e per rispetto e, man mano che il tempo trascorreva negli archivi, mi sono immersa nella loro vita cercando di immaginarmela. Spesso mi sono domandata quali stati d'animo avessero potuto predominare mentre erano ad aspettare nelle trincee. Se si fossero domandati spesso se il sacrificio, la paura, la fame, il freddo erano un giusto prezzo da pagare per la propria patria. O se fosse stata l'inconsapevolezza a tenerli in vita. Sono tornata indietro di vent'anni a quando, da ragazzina, lessi "Il sergente nella neve" di Mario Rigoni Stern e in modo automatico i caduti castellani hanno preso vita nelle mie ricerche. Storie di ragazzi a quali sono stati tolti i sogni e ogni progettualità di vita, di ragazzi che avrebbero potuto essere i nostri nonni o quelli dei nostri vicini di casa. A loro, senza alcuna ridondanza, va la mia gratitudine per essere entrata per un po' nelle loro vite.

lu (1)-2LUISA FALCONE bibliotecaria, ha lavorato presso la biblioteca di Castel San Giovanni per dieci anni; successivamente nelle biblioteche di Gossolengo, Podenzano e Rovescala. Dal 2000 al 2008 è stata corrispondente di Castel San Giovanni per il quotidiano “Libertà”. Amante della storia locale da sempre, ha scritto diversi volumi tra i quali “Un cammino lungo trent’anni” (Diabasis edizioni), “1962-2012 cinquant’anni di storia. Gruppo Alpini Castel San Giovanni” (Scritture); ha collaborato alla stesura di “Il tempo di Aristide Conti” (E. Manfredini edizioni) con Paolo Brega e Daniela Morsia. In questo periodo sta facendo ricerche per la realizzazione di un volume che riguarderà l’universo femminile.

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Commenti (1)

  • quei poveretti probabilmente erano stati illusi di star combattendo la quarta guerra di indipendenza italiana, mentre in realtà essi si lasciarono sacrificare per delle pure e semplici ambizioni imperiali, che di patriottico avevano quindi ben poco (o per meglio dire nulla)

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