Effetto vertigo

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Lucchetti e Germano, orgoglio italiano a Cannes

Lucchetti, con "La nostra vita", ci racconta una famiglia, e un lavoro, per dipingere uno spaccato sociale assai realistico, in sospeso tra il "dovere morale" e il "dovere sociale". Ma sul titolo si poteva fare meglio...

 

Daniele Lucchetti ci racconta una famiglia, e un lavoro, per dipingere uno spaccato sociale assai realistico, in sospeso tra il "dovere morale" e il "dovere sociale", tra una sana e frugale abitudine e principi regolarmente infranti per ripristinarne le basi. Premiato alla Croisette come migliore attore della rassegna 2010 (ex equo con Javier Bardem), Elio Germano è Claudio, capo cantiere romano, con Elena hanno due figli, e un terzo in arrivo.

"Ha" tutto, ha l'amore, e un'esistenza dignitosa con un solo stipendio e senza lussi ma serena e luminosa. Poi durante il parto Elena perde la vita. Claudio è solo coi tre piccoli, e cerca di ricomprarsi un equilibrio attraverso il miraggio della stabilità economica. È il denaro, infatti, da ora in poi, ad essere il perno delle azioni di Claudio, una sorta di rivalsa contro una vita ingiusta che ti porta via una moglie amatissima. La nuova esistenza si sviluppa tra piccole e grandi illegalità, giustificate dal fluire della vita, perché non denunciare un incidente sul lavoro affatica le coscienze ma incide inesorabilmente sul cantiere, sulla busta paga degli operai che contano i giorni per arrivare alla fine del mese. Rimuove il dolore e rielabora il lutto in una farsesca sfida al destino, per dare ai figli e a se stesso quello che non hanno avuto finora: dal mito del benessere, dei soldi, ai capricci, alle vacanze...

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Un ragazzino romeno di seconda generazione, che parla romanesco e rumeno, glielo dirà in faccia: certe cose non si comprano. Aldilà della costruzione narrativa di grande spessore e della sceneggiatura dai dialoghi puliti, veri, diretti (Rulli e Petraglia, La meglio gioventù) che descrivono quotidiani razzismi senza nessuna presa di posizione, il vero valore del film di Lucchetti sta proprio in questo confronto proposto tra l'universo della famiglia romana con quella romena. Da una parte c'è qualcuno che perde un padre, dall'altra un padre che brancola nel buio. L'integrazione, il lavoro nero, l'abuso di potere, l'amore e la famiglia: "La nostra vita" è un film triste, che offre spunti di riflessione senza patetismi e retorica. Unica pecca, diciamolo, non merita un titolo così anonimo...

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L'autore di questo blog di giorno è videomaker freelance e creativo multimediale. Ama il caffè turco, i suoi dischi di Tom Waits, e i libri di Kundera. Gira qualsiasi cosa gli passa per la testa, o per le mani: cortometraggi, reportages, virali. Di notte mangia yogurt miele e noci, s'ingozza di film, e musica.

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