Effetto vertigo

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Social Network, la rivincita dei nerd e la generazione 2.0

Il film di Fincher è un solido thriller di detection legale che racconta la nascita di Facebook, il social network più largamente diffuso della rete. Bloccato in paesi come la Cina e l'Arabia Saudita, il Libro Faccia è oggi veicolo di informazione, disinformazione e controinformazione di massa. La recensione

Durante una sequenza del film serpeggia una domanda riguardo all'eventuale presenza di un novello Bill Gates nell'aula in cui sta avvenendo il convegno. Facebook oggi rappresenta la terza società nel mercato di Internet in Usa, con un valore stimato nelle ultime settimane circa 40 miliardi di dollari. Il giovane Mark Zuckerberg sarà a breve l'uomo più ricco e potente del mondo?
 

The social network racconta la controversa storia di come è stato partorito Facebook, il social network più famoso al mondo: la pellicola di David Fincher (il genio registico di Fight Club e Seven) vuole costituirsi parte osservativa, alla pari de I Pirati della Silicon Valley che narravano delle menti che hanno generato Apple e Microsoft.  Il film è dunque incentrato non su come questo fenomeno sociale abbia cambiato il mondo ma sulle ripercussioni sul rapporto tra i due amici che lo hanno fondato, Eduardo Saverin e Mark Zuckerberg, 2004, allievi della prestigiosissima Harvard.

Proprio Harvard e il suo mondo di sete di esclusività malata, di lobby studentesche che alienano le migliaia di figli di papà che popolano l'istituto generando in questi, come "way out" dalla frustrazione, una febbre di partecipazione ad un'idea, un gruppo, o molto più concretamente a una serie di feste basate sull'eccesso e sull'ampia possibilità di abuso del classico trinomio sex-drugs-rock'n'roll...



Mark risponde al prototipo dei “nerd”: la sua predisposizione per la ricerca intellettuale e l'abilità fuori dal comune nella creazione di algoritmi, garantisce certamente un quoziente intellettivo superiore alla media, ma al contempo una chiara predisposizione per l'asocialità. Anche nell'aspetto esteriore rispetta un cliché ben definito: vestiti niente affatto alla moda, porta occhiali appannati e capi spesso tipici di persone più in là con gli anni, come le ciabatte durante l'udienza. L'avversione per il culto del corpo è ben evidente nel giovane studente di origine ebraica, e si concretizza nello spettro dei suoi acerrimi rivali della storia raccontata, ovvero la causa intentata per 600 milioni di dollari contro di lui (oltre al suo migliore amico) da 2 rampolli di un'influente famiglia, caricaturati nella loro "bionda e impeccabile" presenza fisica e atletica (sono campioni di canottaggio).

Una notte, mollato dalla ragazza, Mark Zuckerberg accede alla rete dell’università e crea un database con i contatti delle ragazze iscritte ad Harvard. Questa azione piratesca gli costa quasi l’espulsione dall’università, ma è l'inizio di una parabola di eventi che rapidamente allargherà la larva di ciò che diverrà il più diffuso social network del mondo come una macchia d'olio dalle università americane a quelle europee, sino ad arrivare al mezzo miliardo di utenti che oggi navigano sulle pagine del "libro-faccia"..

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Il thriller giudiziario\adolescenziale, proposto dalla sceneggiatura di Aaron Sorkin, lascia però al margine il fenomeno dei social network e mira piuttosto a scoperchiare le origini concrete di un meccanismo destinato a mutare la faccia della comunicazione: in altre parole mostra come Zuckerberg sia stato in grado di comprendere l'importanza e la potenza mediatica devastante del "mostro" che aveva creato, e chiarisce come il ragazzo sia caparbiamente riuscito a prendere il cavallo al lazo non appena gettatolo nella mischia della rete. Pierpaolo Festa ha parlato intelligentemente di Social Network come di un “Wall Street” dell’era digitale. L’età si è abbassata, giacche e cravatte sono state sostituite da felpe col cappuccio: sono i nerd i nuovi dominatori del mercato, controllati da spietati uomini di affari che vogliono a tutti i costi manipolarli.  Tradimento, successo, avidità e vendetta.

Per la cronaca tuttavia, sebbene il plot porti in tavola sì gli atti a sfavore ma anche quelli a favore del processo (che si concluderà con un piccolo patteggiamento da parte di Mark), al vero Zuckerberg il film di Fincher non è piaciuto, quella maschera di versione teenager del mitico e spietato Gordon Gekko del citato Wall Street proprio non gli è andata giù.
 

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L'autore di questo blog di giorno è videomaker freelance e creativo multimediale. Ama il caffè turco, i suoi dischi di Tom Waits, e i libri di Kundera. Gira qualsiasi cosa gli passa per la testa, o per le mani: cortometraggi, reportages, virali. Di notte mangia yogurt miele e noci, s'ingozza di film, e musica.

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