Effetto vertigo

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"Triage" di Tanovic: solo i morti vedranno finire la guerra

"Triage" è un film del 2009 diretto da Danis Tanovic, regista premio Oscar per "No Man's Land". La realizzazione della pellicola era stata fortemente cercata da Colin Farrell, anche produttore. Una pellicola intensa, pervicace, psicologicamente feroce

Gli abomini di una guerra ti rimangono tatuati sotto pelle, impressi indelebilmente nei tracciati della memoria.  Quell'Orrore, che perseguita Colin Farrell nei panni di un fotoreporter in zone critiche, non è tanto lontano da quell'Orrore descritto dal colonnello Curtz di Apocalypse Now. Cinico ed esperto, 11 conflitti in cerca dello scatto perfetto senz'ombra di strascichi psicologici di alcun genere, giunge all'ennesima avventura nel Kurdistan che lo segnerà per il resto della sua vita.  Dopo un mese di permanenza, con gli iracheni pronti a sferrare l’attacco decisivo, non può permettersi l'ingenuità di mollare l'occasione di riprendere la "Storia".  I volti emaciati e increduli dei sopravvissuti e le testimonianze di quell'Orrore appena terminato sono o non sono dei trofei da appendere alle pareti? Sono o non sono le uniche sensibili testimonianze possibili di una violenza da censurare ed alla quale costi quel che costi opporvisi?

Triage è un film del 2009 diretto da Danis Tanovic, regista premio Oscar per No Man's Land.  La realizzazione della pellicola era stata fortemente cercata da Colin Farrell, il quale, oltre a firmare il progetto come produttore, ha perso diversi kg per entrare nella parte descritta dal romanzo dell'ex corrispondente estero Scott Anderson.
Una figura decisiva nell'economia del plot risulta il Dottor Talzani, il quale, in una caverna di Harir, nel suo piccolo ospedale da campo, è costretto al dramma della decisione sulla possibilità o meno che i feriti hanno di salvarsi.  Attraverso due pezzi di carta, arancione o blu, egli infatti decreta il destino di un uomo, compreso il protagonista Mark Walsh, che riesce sì a tornare nellla rassicurante Irlanda, ma in uno stato di shock.


Il film contiene una sottotraccia psicologica che prevede la risoluzione dell'elaborazione del lutto da parte di Mark.  A farsi suo psicoterapeuta s'improvvisa l'oscura figura del vecchio padre di sua moglie, interpretato da Christopher Lee, inviso alla donna per il fatto di avere curato nel passato alcuni "mostri" della dittatura fascista spagnola.  Il personaggio, risultando troppo caricaturale nel cliché della sua senile sapienza incompresa, forse può uscire come l'anello debole di una sceneggiatura comunque efficace, semplice ma per nulla banale.

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Il motore della storia ruota attorno alla misteriosa scomparsa del collega con cui Mark collaborava, David, atteso invano dalla moglie in dolce attesa.  Esausto, pensieroso, disorientato, ferito per sempre, Mark Walsh non può accettare la sua terribile colpa.
 

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L'autore di questo blog di giorno è videomaker freelance e creativo multimediale. Ama il caffè turco, i suoi dischi di Tom Waits, e i libri di Kundera. Gira qualsiasi cosa gli passa per la testa, o per le mani: cortometraggi, reportages, virali. Di notte mangia yogurt miele e noci, s'ingozza di film, e musica.

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