Il tarlo scemo

Il tarlo scemo

Il fine giustifica davvero i mezzi?

In questo momento storico di grande disordine e confusione, mentre mi interrogavo su quelle che sono anche le mie responsabilità di cittadino, lavoratore, contribuente, mi sono posto la domanda: ma il fine giustifica i mezzi? E mi sono reso conto di quanto davvero a volte, le parole, anche solo pensate, possono essere pericolose quanto e più di azioni violente. Soprattutto quando le seconde sono una conseguenza delle prime

In questo momento storico di grande disordine e confusione, mentre mi interrogavo su quelle che sono anche le mie responsabilità di cittadino, lavoratore, contribuente, mi sono posto la domanda: ma il fine giustifica i mezzi? E mi sono reso conto di quanto davvero a volte, le parole, anche solo pensate, possono essere pericolose quanto e più di azioni violente. Soprattutto quando le seconde sono una conseguenza delle prime.

Ancora prima di provare a darmi una risposta, ho voluto fare una breve e facile ricerca, su quale poteva essere l’origine di questa affermazione (provocatoriamente da me trasformata in interrogazione nel titolo), e non sono affatto stupito dei risultati trovati. Diverse discussioni in alcuni blog, poi confermatemi da professori di storia e filosofia (tra cui la piacentina Medievalista Valeria Costa, mia mentore e amica), confermano le diatribe sul voler affibbiare la paternità di questa frase a Macchiavelli, per sintetizzare “la morale” del suo capolavoro Il Principe, e il suo tentativo di giocare con la filosofia per comprendere la politica attraverso la razionalità e la scienza. (Siamo nei primi del 1500, ma non vi suona schifosamente attuale?)

Per sintetizzare, alcuni sostengono, (altri si oppongono) che il Macchiavelli, volesse dare la possibilità al Principe di calpestare tutte quelle leggi morali, non scritte, al fine di giustificare i mezzi utilizzati per il raggiungimento dei suoi scopi: “perché un principe che può fare quello che vuole è un pazzo; un popolo che può fare ciò che vuole non è savio”.

Ora, per tornare a bomba sulla pericolosità della parole, il mio pensiero era quello di moralizzare modernamente quanto fin qui detto, ma non in un contesto politico, ma in un contesto personale di tutti noi, ponendo alcune domande e il loro graduale raggiungimento di quella pericolosità che possono portare le risposte. Partiamo da una cosa semplice: Il sesso a pagamento è immorale perché deve nascere da un affetto e un rispetto reciproco. Però il sesso a comando, (giorni, tempi e temperature), per avere un figlio giustifica i mezzi. Però il sesso per disabili con giuste e comprensibili necessità giustifica i mezzi. Ma se sono brutto, timido, e l’unico mezzo è la meretrice, sono, come dire, “strano”. Questo è un pensiero chiaramente serio, ma giocoso per arrivare a comprendere gradualmente come quella parte di noi, che giustifica determinate azioni, proprio attraverso l’auto convincimento che il fine giustifica i mezzi, sia tanto pericolosa quanto una pistola, quando questo non si ferma al mio banale esempio della meretrice. L’onda di violenza sulle donne, a mio parere sempre esistito e solo oggi giustamente gridato attraverso i mass media, potrebbe derivare da una tragica convinzione dell’uomo, che quello che sta facendo ha un senso proprio in virtù del risultato. “Ti ammazzo perché così staremo meglio tutti e due.” “Ti picchio, perché questa lezione ti servirà a capire e scegliere il meglio per te. Cioè me.”

Il caro Macchiavelli ci aveva visto giusto già secoli fa, senza immaginare, o forse sì, che proprio secondo questo “semplice” principio, sono poi nate a mio parere le più recenti guerre preventive: entro con forza per occuparti per evitare che poi tu lo possa fare a me. Capite cari /uomini/donne/studenti svogliati/politici ladroni, il fine giustifica i mezzi, perché è tanto comodo a dirlo, quanto pericoloso attuarlo, perché tanto dentro di noi abbiamo la giustificazione scritta e firmata dalla parte menzognera della nostra morale. Quella che ci fa tanto comodo svegliare anche quando dorme sonni profondi.

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Questo chiaramente è solo il mio pensiero, può essere errato e non trovare consensi, ma l’ho scritto e il mio fine, farvelo leggere, giustifica le perentorie e magari errate parole che ho utilizzato. Facile no?
Un caro saluto. 

Il tarlo scemo

Nereo Trabacchi nasce a Piacenza nel '74, città dove tutt'ora vive e lavora. La sua principale attività è nell'azienda di famiglia, ma da qualche anno, la sua passione prima per la lettura e poi per la scrittura, gli hanno permesso di pubblicare sette romanzi. Alcuni titoli come Brindo e me ne vado e Il re della città, hanno conosciuto fortuna su tutto il territorio nazionale. Le sue principali passioni sono il cibo, il vino, la fotografia e gli scacchi

Attendere un istante: stiamo caricando i commenti degli utenti...

Commenti (1)

  • Machiavelli è con una sola C

Torna su
Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...
IlPiacenza è in caricamento