Libertà di pensiero

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Montante, da faro dell’Antimafia a 14 anni di reclusione perché pedina di una cupola mafiosa

Quando il potere mafioso si insedia nelle istituzioni, a Caltanisetta come a Piacenza

Antonello Montante

Sul caso Montante, trattato nella prima parte di questo articolo è chiarificatore l’intervento dello stesso Bolzoni, pubblicato il 30 ottobre 2015, di cui riporto alcuni passaggi: “Sono diventati padroni di tutto. E anche di tutti. Eccola la classe dirigente dell’isola che, dieci anni fa all’incirca, si è presentata all’Italia per fare una “rivoluzione”. Sotto la maschera c’è stata una Cupola che sembrava intoccabile … In Sicilia – con la complicità di un paio fra ministri ed ex ministri, questori, prefetti, funzionari ministeriali, ufficiali della finanza in servizio ed in congedo, colonnelli in forza ai servizi, capi centri DIA – hanno creato un club che ha deciso ogni grande scelta dal 2005 in poi. … promiscuità tra pubblico e privato, commistioni. … imprenditori che hanno militarmente occupato ogni postazione pubblica che poteva vomitare denaro. … E’ una connection fra Roma e Palermo per condizionare ogni attività in società pubbliche e private, camere di commercio,ecc…

L’elenco delle persone implicate in questo ”caso Montante” può essere paragonato all’elenco cui si imbatté Gherardo Colombo e Giuliano Turone  quando scoprirono la lista degli iscritti alla P2 nel lontano 1981.

I componenti delle due liste (quella degli anni ottanta del XX secolo e quella del terzo Millennio),  hanno in comune l’elevato numero e l’alto grado degli affiliati, la medesima  finalità, il sostenersi a vicenda per fini personali:  l’arricchimento, la carriera, il potere.

Tanta ne è passata di acqua sotto i ponti da quando il 10 gennaio 1987 comparve sul Corriere della sera il titolo  “I professionisti dell’antimafia” a firma di Leonardo Sciascia. Articolo su cui si è scritto di tutto e di più, ma che, comunque lo si interpreti, alla luce di eventi che continuano a ripetersi, deve sempre essere ricordato e meditato ancora una volta.

Non solo per il riferimento a fatti di Sicilia, ma ad esempio per quanto accaduto anche a Piacenza, dove il Presidente del Consiglio, massimo organo del Parlamento cittadino, è stato arrestato per fatti di mafia.

Il libro l’ho letto d’un fiato, perché i fatti riscontrati sono stati vissuti nella quotidianità della cronaca giornalistica e letteraria. Conosco Caltanissetta luogo simbolo dei fatti narrati, scelta perché provincia “babba” – stupida, dove non succede nulla di eclatante, un po’ come Piacenza -  che non è mai balzata alla cronaca nazionale per fatti criminali come Palermo o Corleone. Caltanissetta era stata definita  una piccola Atene per l’intensa attività culturale che vi si svolgeva nella prima metà del secolo scorso. Il parallelo con Piacenza non è casuale: Oggi Piacenza, città dove non succede nulla, si ritrova un Presidente del Consiglio Comunale in carcere ed una Chiesa frastornata per un prete arrestato, mentre  Caltanissetta diventava il fulcro di una rete mafiosa travestita da antimafia.  Caltanissetta come Piacenza così lontane, così vicine.  Reggi sindaco, furono frequenti i rapporti fra le due relative amministrazioni, nulla a che vedere con i fatti recenti, ma credo semplicemente per affinità politiche tra le due massime cariche cittadine.

Basta attraversare in auto la Sicilia (in treno è impensabile ed impossibile) per accorgersi che nell’isola “una strada su quattro è interrotta, si sbriciolano piloni, crollano ponti”.

A riprova viene presa in esame la famigerata “strada degli scrittori”, la scorrimento veloce che va da Caltanissetta ad Agrigento. Sponsor politici “antimafiosi” (il senatore Belle Lumia è fra questi) hanno voluto trasformare una strada “a scorrimento veloce” (sufficiente per il traffico corrente) in autostrada.

La trasformazione di questa strada, la statale 640,“è la più grande opera pubblica progettata sull’isola negli ultimi vent’anni. Ed è anche uno spettacolo di biforcazioni, di alt e di stop, deviazioni, rotonde, sopraelevate, sensi vietati. Un labirinto”.

Conosco bene scrittori  e giornalisti citati in questo libro – una cronaca italiana sul potere infetto -  che, malgrado loro,  hanno contribuito a fornire un’aureola di laboriosità alla famiglia Montante e quindi a rafforzare quella rete di relazioni che avevano tutt’altro scopo che quello culturale!

Incontro tra le pagine del libro anche l’ex sindaco di Racalmuto Salvatore Petrotto, che si è visto commissariare il Comune, sciolto per infiltrazione mafiosa: è stato assolto dall’indagine per mafia, ma sindaco non lo è più.

Il libro, scritto da un giornalista Nisseno, è un continuo rimando al paese di Sciascia, non a caso è stato pubblicato dall’editore Lillo Garlisi da Milano: Garlisi è d’origine racalmutese.

Conclusioni:

Che fare? Se la mafia veste i panni dell’antimafia? Se pezzi dello Stato risultano, sempre in più occasioni, collusi? Non ci sono, come si sarebbe pensato, i buoni da una parte ed i cattivi dall’altra; da una parte lo Stato dall’altra i fuorilegge; da una parte la mafia dall’altra l’antimafia. Tutto diventa confuso, sembra non ci siano più modelli culturali cui fare riferimento, chiavi di interpretazione che ci permettano di decifrare il fenomeno mafioso. La soluzione può essere rappresentata dalla società civile, una società di uomini liberi che, attraverso una conoscenza (nuovi schemi interpretativi) e una presa di coscienza (l’onestà dell’agire quotidiano), riesca a generare quegli anticorpi capaci di isolare  e debellare la barbarie dell’inciviltà criminale e mafiosa.

Al riguardo,  bisognerebbe leggere e rileggere, oltre ad altre opere ed autori, “Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia” del 1977 di Leonardo Sciascia, perché  (parafrasando lo scrittore)  leggere qualche libro in più e fare qualche manifestazione di meno potrebbe giovare ad una maggiore comprensione della realtà che ci circonda.

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Riflessioni, opinioni e considerazioni sulla quotidianità del Piacentino di Sicilia Carmelo Sciascia

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Commenti (4)

  • Carmelo Sciascia scrive che "La soluzione può essere rappresentata dalla società civile”, e credo che sarebbe davvero bello se ci potesse essere qualche anche minima possibilità che la popolazione del Belpaese si trasformasse in modo tale che l’onestà dell’agire quotidiano venisse finalmente vista come un valore positivo (ovvero in modo tale che l’onestà dell’agire quotidiano smetta di essere considerata la virtù dei fessi). Temo però che tutto ciò sia per ora, e per l’immediato, solo una vana e bella speranza, perché le trasformazioni che la popolazione del Belpaese dovrebbe adottare sono talmente profonde, che dubito siano realizzabili in tempi brevi. Con tanto impegno, con tanta volontà, con tanto tempo, forse qualcosa potrebbe anche realizzarsi. Però, bisogna anche rendersi conto che simili trasformazioni non iniziano da sole, ma per avviarsi esse necessitano di alcuni elementi catalizzatori, che purtroppo per ora non riesco ancora a scorgere

    • la soluzione può essere rappresentata dalla società civile.... difficile possa realizzarsi ma purtroppo, ahinoi, "ultima spes"!

      • sempre meglio un'ultima anche flebile speranza, piuttosto che nessuna speranza

      • spes ultima dea. Staremo poi a vedere se saranno fichi, oppure se sarà serpente

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