Libertà di pensiero

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Casanova, da Bellocchio a Sciascia

Piergiorgio Bellocchio

Che Rives Childs sia stato uno dei massimi studiosi di Giacomo Casanova è fuor di dubbio. Dato questo condiviso da tutti coloro i quali all’opera del Veneziano si sono accostati. Dico ciò perché leggendo in questi giorni il saggio  “La doppia vita di Casanova”, scritto nel 1967, contenuto nel libro “Un seme di umanità” (Quodlibet – 2020) di Piergiorgio Bellocchio non ho potuto fare a meno di accostarlo ad altri due  saggi  contenuti nella raccolta “Cruciverba” di  Leonardo Sciascia. Dalla lettura di Bellocchio e dalla rilettura di Sciascia mi è sembrato riscontrare diversi punti di contatto (come di divergenza), vi è unanimità nel riconoscere la serietà delle ricerche di Rives Childs. Lo studioso che più di altri si è speso nella ricerca documentale degli episodi  narrati dallo scrittore veneziano, “finiamola di chiamarlo avventuriero – e lo era in tutto – e chiamiamolo finalmente scrittore” ( L. S.).  Nei saggi citati si riconosce e si sottolinea la sua amoralità. Ma nello stesso tempo si evidenzia la sua sincerità nell’avere dichiarato esplicitamente la consumazione di rapporti incestuosi (ultimo capitolo XI tomo), diversamente da altri autori francesi che, pur praticandola, l’hanno taciuto (L. S.). Ancora oltre, Sciascia sostiene la discutibile tesi  (pertanto difficilmente condivisibile) che l’opera di Casanova come un piccolo sistema ruoti intorno ad una idea fissa: l’incesto. E cioè come la rappresentazione utopica dell’incesto nell’ Icosameron, trovi nell’Histoire de ma vie la sua concreta realizzazione.

Casanova è stato un rappresentante emblematico della decadenza di Venezia, il rappresentante di una società che oramai concepiva solo il consumo, mentre gli risultava estranea la sfera, tipicamente borghese,-della produzione (P. B.). Nonostante la frequentazione dei maggiori pensatori della sua epoca,  i più eminenti illuministi,  tra cui Voltaire,  “Casanova non sembra accorgersi dell’evoluzione delle idee e dei processi socio-economici in atto che sfoceranno nella rivoluzione francese” (P. B.). Riassumendo (in modo alquanto sintetico) possiamo dire che Bellocchio tende ad analizzare l’aspetto socio-politico del personaggio, mentre la riflessione di Sciascia vuol darci una conoscenza di Casanova  attraverso un’analisi  letteraria, tant’è che sostiene la tesi che la nota di Abirached (Casanova o la dissipazione) si sarebbe potuta intitolare “Casanova e Stendhal” o, forse e meglio, “Casanova e Beyle”.  Non a caso “La storia della mia vita” era stata, anche se pur per un breve periodo, attribuita all’autore della  “Certosa di Parma”.  Sciascia, non si lascia di certo sfuggire l’occasione, attraverso Casanova, di scrivere di Stendhal, che dell’opera del veneziano era stato (e non a caso) un estimatore. Così lo stesso Bellocchio: Non sarà di certo casuale se il secondo capitolo del suo “Seme” contiene un saggio del 1965: “Stendhal e la Restaurazione”. Dove viene sottolineato, contrariamente a Casanova, la presa di coscienza da parte di Stendhal del periodo storico, vissuto intensamente, e della necessità del suo superamento.

Da piacentino, una curiosità di Campanile: Il  testo  dei Classici Bompiani, Opere 1971-1983 di Leonardo Sciascia, testo curato da Claude Ambroise, (pregevole il suo saggio introduttivo),  contiene, tra le altre opere, la raccolta “Cruciverba” e conseguentemente  (non è un giuoco di scatole cinesi) i due saggi di cui stiamo parlando: “L’utopia di Casanova” e “Casanova o la dissipazione”.  Questo volume è stato stampato nel mese di febbraio dell’anno MMIII presso la Tipografia Tip.le.co. via S. Salotti, 37 San Bonico – Piacenza.

Torniamo quindi a Piacenza. Leggendo “Un seme di umanità” di Bellocchio ci si imbatte subito, essendo il primo saggio, su uno dei personaggi, come lo è stato il veneziano Casanova, più intriganti e forse misteriosi della nostra letteratura. “La doppia vita di Casanova”, è il titolo del saggio scritto nel 1967. Una doppia vita che si risolve in realtà in una sola esistenza,  come ebbe a dire l’avventuriero, pardon lo scrittore, nelle sue “Memorie”. Il  suo libro non è un semplice prodotto letterario, ma la sua stessa vita, cioè il libro e la sua vita sono la medesima cosa, non c’è  scostamento alcuno. “Degna o indegna, la mia vita è la mia materia, e la mia materia è la mia vita”. Quindi dobbiamo considerare il Nostro più che un avventuriero uno scrittore, così come le sue avventure un unicum autobiografico. Tra il saggio di Bellocchio scritto nel 1967 ed i saggi di Sciascia del 1983, si dispiega tutta la storia della mia conoscenza di Casanova. I libri letti, i film visti.

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Riflessioni, opinioni e considerazioni sulla quotidianità del Piacentino di Sicilia Carmelo Sciascia

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Commenti (1)

  • non mi sorprende troppo che Casanova sia noto soprattutto come avventuriero, perché uno scrittore che non si accorge dell’incombente rivoluzione francese, pur avendo la possibilità di frequentare i maggiori pensatori della sua epoca, mi sembrerebbe essere uno scrittore un po’ troppo superficiale per meritarsi di essere ricordato come tale. Forse il buon vecchio Giacomo era troppo impegnato e distratto dalla sua caccia alle farfalline

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