Libertà di pensiero

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Da Leonardo a Klimt, una storia di quadri rubati

La storia dell’arte è piena di imboscate. Non è per nulla lineare nel suo svolgimento storico. È un po’ come la Storia del poeta Eugenio Montale: “La storia non contiene il prima e il dopo… non procede / né recede, si sposta nell’orario e la sua direzione non è nell’orario”

La storia dell’arte è piena di imboscate. Non è per nulla lineare nel suo svolgimento storico. È un po’ come la Storia del poeta Eugenio Montale: “La storia non contiene il prima e il dopo… non procede / né recede, si sposta nell’orario e la sua direzione non è nell’orario”. Sì, la storia dell’arte non è lineare, è una continua ricerca. L’artista è un individuo travagliato, teso nel perenne tentativo di sostituirsi a Dio nell’atto della Creazione. L’arte prima di essere rappresentata è pensata e cerca di rendere concreta e visibile una concezione teorica, una visione mentale, una concezione filosofica. In questo senso il critico Vittorio Sgarbi sottolinea il senso della creazione artistica di Leonardo da Vinci, riportando la frase dello stesso Leonardo: “La pittura è cosa mentale”. Nella mente umana avviene la prima rappresentazione artistica. La pittura è un’arte concettuale. Un’arte che si basa sul pensiero prima che sulla sua realizzazione estetica. Cercare di realizzare un concetto è procedere per tentativi. Questo sperimentare e vivere, in una tensione continua, lo rende simile alle Avanguardie del Novecento, il cui unico scopo è raffigurare pensieri. Troviamo queste riflessioni nell’ultima opera del critico Vittorio Sgarbi: “Leonardo – Il genio dell’imperfezione”.

Ognuno di noi si costruisce nel proprio immaginario una personale icona della Gioconda, a tal punto che la vista della vera Gioconda ci appare come una delle tante riproduzioni. È personale la Gioconda di Duchamp che trasforma Monna Lisa in un suo autoritratto aggiungendovi i suoi baffi ed il proprio pizzetto. Come è personale l’interpretazione dell’opera di Jean Michel Basquiat che graffia con il colore la Gioconda. Così, di seguito Andy Warhol moltiplica La Gioconda in una serie di colorate fototessere, un oggetto che tutti abbiamo sottomano quotidianamente. Curiosa l’affermazione di Sgarbi che si pone la domanda: “come deve essere sotto La Gioconda se la spogliassimo?” La risposta non si fa attendere: “Ci soccorre un dipinto del 1866, uno dei dipinti più famosi della modernità, L’origine del mondo di Courbet, che dipinge la parte inferiore della Gioconda”. La Gioconda e L’origine del mondo hanno la stessa universalità! Sarà uno scherzo? A mio avviso no, anche se lo stesso Sgarbi lo dice “un po’ celiando”. Perché se è vero, e lo è, che la Gioconda è una donna L'origine del mondo di Courbet-2vera, indipendente dal ritratto di una modella (la moglie di Francesco del Giocondo), una donna viva che respira, sorride e che realmente ci guarda, così L’origine del mondo “intende essere un inno alla potenza vivificatrice dell'eros e alla relazione che intercorre tra la fecondità, la vita, la sessualità, e la gioia di vivere”, indipendentemente dal particolare anatomico della singola modella rappresentata.

“La fortuna del dipinto (di Leonardo, “La Gioconda”) inizia alla metà dell’Ottocento, ma la sua fama universale si consolida col suo furto avvenuto nel 1911, fatto di cui parlarono tutti i giornali del mondo per i due anni successivi, fino al 1913, quando fu ritrovato a Firenze”. Come si era detto all’inizio i quadri vivono una loro storia, una storia dai mille risvolti, per nulla prevedibile e lineare.  Così come la fama della Gioconda è iniziata secoli dopo la sua realizzazione, da noi un’altra opera ha seguito la stessa scia, con alcuni termini inversamente proporzionali.

La scomparsa della Gioconda dal Louvre è durato solo due anni, la scomparsa del Klimt dalla Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza, più di venti anni. Il Ritratto di signora di Klimt è un’opera che ne contiene un’altra, come scoperto da Claudia Maga nel 1996. Claudia Maga aveva scoperto che il “Ritratto di signora” della Galleria di Piacenza, era stato dipinto sopra il “Ritratto di ragazza”. Quest’ultima opera, considerata scomparsa, realizzata nel 1912, era stata esposta a Dresda prima di svanire nel nulla.

Scoperta che diede popolarità all’opera della Ricci Oddi (dove prima era ammirata da pochissimi – pochi erano a conoscenza dell’esistenza di un Klimt - per le piccole dimensioni e per il posto occupato) così come rivalutata era stata nell’Ottocento l’opera di Leonardo. Si era detto che tutta l’opera leonardesca era stata realizzata secondo un procedere per tentativi, in questo si può dire che l’arte di Leonardo è una sperimentazione continua e come tale l’artista può considerarsi un artista contemporaneo, un artista imperfetto. Così Klimt, l’artista austriaco, aveva proceduto per tentativi nel realizzare il suo concetto di volto di donna: prima realizza una ragazza con cappello, tentativo che evidentemente non lo convince, non risulta aderente al soggetto pensato, (ricordate la frase di Leonardo? “La pittura è cosa mentale”) e lo trasforma, diventa ritratto di signora, una ragazza senza cappello. Una rappresentazione più vivace della precedente realizzata attraverso un uso più libero della pennellata ed una tavolozza dalle tonalità più brillanti.

Le opere, come già detto, sono state ambedue trafugate, una scomparsa di soli due anni quella di Leonardo, di vent’anni quella di Klimt. Dell’autore del furto al Louvre sappiamo tutto: il furto fu opera dell’italiano Vincenzo Peruggia ed era stata rubata per uno scopo patriottico: vedere l’opera esposta agli Uffizi a Firenze. Quale sarà stato lo scopo del furto alla Ricci Oddi? A nessuno ad oggi è dato saperlo. Non so si saprà mai, considerato il mistero che ha circondato questo furto, un chiacchiericcio di voci che si sono rincorse in tutto quest’ultimo ventennio. Ogni piacentino si è girato un proprio film sul furto, così come ognuno si è rappresentato il volto del ritratto di signora. Il rivederlo sarà come vedere una riproduzione, una delle tante copie che sono circolate, copie riprodotte fotograficamente o su tela, copie descritte nei minimi particolari tanto da non lasciare nulla di intentato all’immaginazione.

Così come era già successo nel vedere il quadro autentico di Monna Lisa al Louvre, dopo aver visto tante sue riproduzioni.

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Riflessioni, opinioni e considerazioni sulla quotidianità del Piacentino di Sicilia Carmelo Sciascia

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Commenti (2)

  • immagino che Sgarbi, quando si è posto la domanda: “come deve essere sotto La Gioconda se la spogliassimo?” intendesse domandarsi di quale colore fossero i peli pubici della Gioconda, perché suppongo che egli sappia bene che là sotto anche la Gioconda fosse molto simile a quanto si vece nel dipinto “L'origine du monde” di Courbet. Oppure Sgarbi ha forse il sospetto, come alcuni altri, che la Gioconda in realtà fosse un travestito ?

  • La Gioconda fu rubata perché l'autore del furto credeva che era stata trafugata dai francesi con le altre opere esposte o meno nei musei d'oltralpe. Leonardo portò la Gioconda in Francia quando andò, o fu costretto ad lasciare la penisola Italia.

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