Giovedì, 29 Luglio 2021
Libertà di pensiero

Opinioni

Libertà di pensiero

A cura di Carmelo Sciascia

È qui il paradiso? No! Il paradiso è sempre altrove

L’ ultimo libro che mi è stato regalato è un romanzo di uno scrittore peruviano, non di uno qualsiasi, ma di un premio Nobel: Mario Vargas Llosa, “Il paradiso è altrove”

È da un po’ che non compro libri, mi lascio trasportare nelle letture dai libri che mi regalano. Da scelte fatte da altri. Sarà per questo che anch’io ho iniziato a regalare i miei. Ho capito che regalare un libro significa portare l’altro sulla tua stessa barca. Io ci salgo volentieri in quella degli altri, e regalandone, spero così che anche gli altri salgano sulla mia, di barca. Rapito dalle letture che mi propongono di volta in volta, non posso fare a meno di venirne coinvolto. L’ ultimo libro che mi è stato regalato è un romanzo di uno scrittore peruviano, non di uno qualsiasi, ma di un premio Nobel: Mario Vargas Llosa. Tornato da un soggiorno in Perù, l’amico Giorgio, mi ha regalato, di Llosa, “Il paradiso è altrove”. Sarà di certo stato a conoscenza (non ci sarebbe stato bisogno di un indovino) di una mia debolezza verso la letteratura del Sud del Mondo. Quella letteratura del Sud che fonde tradizione ed innovazione, ideologia ed utopia, come le fantasiose storie cui sono coinvolti i personaggi dei romanzi di Gabriel Garcia Marquez, ieri (e di Camilleri, oggi). Già il titolo mi ha intrigato. Due termini abbastanza conosciuti: il Paradiso e l’altrove. Leonardo Sciascia diceva sempre, da profondo conoscitore della politica, che il potere è “altrove”, si esercitava (e si esercita) cioè fuori dalle aule parlamentari che sarebbero invece dovuto essere i luoghi costituzionalmente preposti. Altrove il Potere quindi, come altrove adesso veniva ad essere collocato il Paradiso (che del Potere ne è comunque la massima espressione). Nel nostro caso la frase allude ad un vecchio gioco, ricordo averci giocato anch’io da ragazzo, quando la fantasia suppliva la mancanza di mezzi. È un gioco, ho scoperto, comune in tanti parti del mondo. Quattro ragazzi, si situano nei quattro angoli di una strada, possibilmente un incrocio, il quinto è costretto a chiedere ad ognuno: “è qui il Paradiso?” la risposta, lo costringerà a continuare a correre, da un angolo ad un altro: “No, è all'altro cantone”.  Ci abbiamo giocato da piccoli, ci hanno giocato tante altre generazioni precedenti.  Ci hanno giocato nel nostro caso, Flora Tristan e suo nipote Paul Gauguin. Tra la nascita della nonna 1803 e la morte del nipote 1903, un secolo esatto di storia. E nel libro c’è tutta la storia dell’ottocento. Le utopie socialiste, da Saint-Simon a F. M. Charles Fourier, dagli icariani agli owenisti, tutta la storia del pensiero rivoluzionario operaio in seguito spazzato via dal materialismo marxista che, ironia della sorte, visto il fallimento storico, rimarrà a sua volta un’altra utopia.

Non è un libro storico, non potrebbe nemmeno esserlo, visto che dei due personaggi principali non tutto è dato conoscere, documenti alla mano.  Flora Tristan alias Madame- la- Colère è una femminista ante litteram, lascia il marito, in tempi in cui era reato, ha una relazione amorosa con un’altra donna Olympia Maleszewka, si aggira in ogni angolo di Francia nella speranza di convincere gli sfruttati ad unirsi alla sua causa, teorizzata dai suoi scritti  sull’Unione Operaia. L’Unione Operaia viene stampata nella stessa tipografia dove Marx stampa gli Annali franco-tedeschi: una coincidenza letteraria, i due probabilmente non si incontrarono mai.

Viaggia da sola Flora dalla Francia al Perù, alla ricerca dei propri familiari, uno zio potrebbe risolvere i suoi problemi economici, ma trincerandosi dietro cavilli giuridici negherà qualsiasi diritto sull’eredità paterna. Conosce la storia di una sua cugina monaca, certa Dominga  Gutiérrez che tanto ricorda la triste vicenda di Maria, la suora di “Storia di una capinera” di verghiana memoria.

Il ritorno in Francia vede Flora impegnata alla costruzione delle Case dei Lavoratori, luoghi dove si sarebbe potuto realizzare un comunismo sociale. Per questo continua, nonostante la salute malferma, di città in città, la sua peregrinazione fino alla morte che avverrà a Bordeaux il 14 novembre del 1884.

Dal Palazzo dei Lavoratori di nonna Flora, alla Casa del Piacere del nipote Paul Gauguin, l’utopico passaggio di consegne.  Potrebbero essere due storie, due romanzi, invece è un’unica storia, la storia di due avventure che si intrecciano, pur se in tempi e modi differenti. Il tema principale del libro (delle due vite) rimane la ricerca del Paradiso. L’una lo cerca in una utopica giustizia sociale, in un ideale socialismo libertario. L’altro in un ideale d’amore e di bellezza. Dov’è il Paradiso? Nelle lontane isole tahitiane, così si era convinto Gauguin, dopo aver letto un libro, “Rarahu o Il matrimonio di Loti” di Pierre Loti, quando era ad Arles ospite dell’Olandese Pazzo.

Vincent Van Gogh aveva sognato “la fuga dalla decadente Europa” ma non ne aveva avuto la forza e la determinazione necessarie, Gauguin alias Koke, in qualche modo, adesso giunto alle Marchesi, aveva realizzato quello che l’Olandese Pazzo aveva sognato. La Maison du Jouir aveva due pannelli laterali dove, insieme a donne nude e voluttuose, stava scritto da una parte: Siate misteriose e dall’altra: “Innamoratevi e sarete felici”. Così come misteriose sono le donne da lui dipinte, le sue “vahine”, o ancor di più i suoi “taata vahine-mathu” l’uomo-donna (l’androgino). L’essere mathu rappresentava per Gaughin la massima espressione della sapienza sessuale dei Maori. L’uomo-donna era una caratteristica che gli occidentali, a suo dire, non erano riusciti a strappare agli indigeni. Koke muore ad Hiva Oa, l’8 maggio 1903. Sognò di trovare il Paradiso, trovò un epitaffio nella lettera del vescovo di Hiva Oa: “L’unico elemento degno d’essere segnalato di recente in quest’isola è stata la morte improvvisa di un individuo chiamato Paul Gauguin, un artista stimato ma nemico di Dio e di tutto ciò che è decente su questa terra”.  “È qui il Paradiso?”- “No, non è qui, è all’altro angolo” . Così di angolo in angolo, ognuno di noi continua il gioco, vagando con il tempo che gli è dato, alla ricerca della propria personale Utopia!

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