Libertà di pensiero

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Evitiamo ogni contatto, tranne quello della bellezza

La Galleria degli Uffizi di Firenze ha aperto in questi giorni le sue porte, attraverso siti informatici, a tutti coloro che restano a casa in ossequio alla campagna di prevenzione per il contagio del coronavirus. L’obiettivo è tenere compagnia

La Galleria degli Uffizi di Firenze ha aperto in questi giorni le sue porte, attraverso siti informatici, a tutti coloro che restano a casa in ossequio alla campagna di prevenzione per il contagio del coronavirus. L’obiettivo è tenere compagnia, offrendo percorsi culturali, nel segno dell’arte, nel segno della bellezza. “Evitiamo ogni contatto tranne quello della bellezza” così il direttore Eike Schmidt ha esordito nell’illustrare questa iniziativa.

Pur con lo sguardo rivolto allo schermo per seguire le visite proposte, difficile seguire la guida, soffermarsi su tutti quei capolavori, pieni di colori, popolati di tanti personaggi. Quadri stupendi che rappresentano un inno alla vita, una fiducia illimitata nell’uomo e nella natura, caratteristiche proprie del Rinascimento.

Il pensiero purtroppo non è sempre docile, non ubbidisce alla volontà: funziona come un muscolo involontario, così succede che anziché concentrarsi sulla bellezza delle opere proposte va altrove, esce dagli Uffizi, vede altre rappresentazioni artistiche.

 Se è vero che i libri sono come le ciliegie, lettone uno se ne cerca un altro, cui la precedente lettura rimanda, spesso all’insaputa dell’autore stesso, a maggior ragione lo stesso processo avviene con le opere d’arte. I Decreti che si sono susseguiti con cadenza sempre più ravvicinata da Febbraio, con misure sempre più stringenti, provocano uno strano effetto sul pensiero. Simile ad un effetto ottico, paragonabile ad un fenomeno conosciuto come fata Morgana (termine ricavato dalla mitologia celtica, ma realmente e spesso osservato nello Stretto di Messina), una forma di miraggio: una falsificazione della realtà.

La realtà degli eventi tragici di questi giorni fa sì che anziché vedere tante bellissime opere rinascimentali, come proposte dalla visita virtuale agli Uffizi, nella mente se ne focalizzi solo una, un’opera che, pur essendo assente nel percorso artistico proposto dalla visita agli Uffizi,  nello stesso tempo le annulla e le ingloba tutte: il Quadro Nero di Malevic. Il Quadro o Quadrato Nero di Kazimir Malevic  è un’opera del  1915, e nonostante sia trascorso un secolo,  è un’opera che si impone oggi per la sua monocromatica attualità.

Un solo quadro che rappresenta e riassume tutti i quadri possibili, tutti i quadri che si possono realizzare con tutti i colori dell’arcobaleno, il nero è insieme al bianco un non-colore e nello stesso tempo la sintesi di tutti i colori. Credo che il quadro di Malevic si possa paragonare al cosiddetto buco nero in astronomia. Il buco nero infatti non si può osservare direttamente, come non sono visibili i colori nel quadro del pittore russo. La presenza del buco nero essendo una stella collassata implosa è pura energia, la sua posizione ci viene indicata dal campo gravitazionale che crea nel catturare la materia che vi precipita dentro. Quindi la sua presenza può essere rilevata solo per la sua posizione nello spazio. Precisamente come il Quadro di Malevic  che può essere compreso proprio e solo  per la sua collocazione. Il pittore infatti lo aveva esposto nell’angolo alto della casa, quello che per i russi ortodossi rappresenta l’angolo bello, l’angolo riservato alle icone, alle immagini sacre. L’immagine sacra è per i credenti la testimonianza della Divinità, quella Divinità dove tutto ha inizio e dove tutto ha fine. Quindi, se l’immagine sacra rappresenta tutto il Creato,  il nero rappresenta tutti i colori ed il quadrato tutte le forme. Abbiamo in questo modo realizzato l’essenza della pittura: una pittura che per essere tale non ha più bisogno né del colore, né del soggetto. Siamo nel cuore (o nel buco nero) dell’arte: la capacità di rievocare immagini che possono non essere rappresentate.  

Se è vero che ogni opera d’arte rappresenta un singolo episodio della condizione umana, il Quadrato Nero rappresenta invece tutta la vita nella sua interezza, tutti gli eventi  possibili ed immaginabili che l’uomo e l’umanità intera può compiere.

Noi oggi ci troviamo in un momento storico particolare, un momento triste e funesto che può essere riassunto nella rappresentazione artistica del Quadro di Malevic.

La realtà  sentimentale dell’uomo è un guazzabuglio di passioni, tra le tante (si spera solo momentaneamente  sottratte) ricordiamo la gioia, l’allegria e la felicità. Oggi non vediamo nulla di tutto ciò, percepiamo  solo l’aspetto oscuro delle passioni umane caratterizzato dalla paura e dall’incertezza. Conoscere ed interpretare l’arte vuol dire conoscere ed interpretare la storia dell’umanità.

Se oggi  guardando le opere degli Uffizi non riusciamo a farci coinvolgere dalla loro bellezza (perché il pensiero va altrove), sappiamo che comunque ci sono, esistono, testimoniano la varietà  dei colori dell’arcobaleno e la bravura dell’uomo nel rappresentare il mondo.

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Allora, nonostante tutto, malgrado tutto, ben vengano tutte quelle iniziative che nella logica sanitaria di evitare ogni contatto ci ricordano la necessità di rimanere collegati con il mondo della bellezza e dell’arte!

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Riflessioni, opinioni e considerazioni sulla quotidianità del Piacentino di Sicilia Carmelo Sciascia

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Commenti (1)

  • la pittura astratta non mi è mai piaciuta, perché la considero semplicemente assurda e perchè a me piace solo la più “semplice” pittura figurativa; sarà per questo motivo che, pur rischiando di apparire un sempliciotto, devo ammettere che il quadro Quadrato Nero di Kazimir Malevic mi sembra una gran boiata, per vedere la quale non spenderei né un secondo del mio tempo né un centesimo dei miei soldi

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