Libertà di pensiero

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“Il lusso della giovinezza” di Savatteri: a volte ritornano

Certe letture lasciano il segno. Sono battaglie in campo aperto che, anziché lasciare morti e feriti, lasciano segni indelebili nelle nostre coscienze. Restano, come sotto cenere, nella memoria, storie e personaggi di passate letture

Savatteri con Camilleri a Racalmuto

Certe letture lasciano il segno. Sono battaglie in campo aperto che, anziché lasciare morti e feriti, lasciano segni indelebili nelle nostre coscienze. Restano, come sotto cenere, nella memoria, storie e personaggi di passate letture. Rimangono lì, in qualche angolo della nostra mente, pronte a ripresentarsi, a farci di nuovo compagnia così come era avvenuto in precedenti momenti.

È un fenomeno che si è presentato e continua a presentarsi ogniqualvolta si legge un libro di Gaetano Savatteri. L’autore che prepotentemente ritorna in mente è Andrea Camilleri. Alcuni personaggi sono una traslazione temporale, distanziati di mezzo secolo. Con copertina-3-3-2tutte le dovute differenze culturali, linguistiche e di costume proprie di ogni tempo. Il genere letterario è lo stesso: un giallo popolare fa da sottofondo a trame più o meno poliziesche. Il genere letterario è comunque un semplice espediente, un pretesto: lo era in Camilleri, lo è in Savatteri.

Ciò che veramente interessa ai due scrittori è mettere in scena gente comune che si aggira nei paesi siciliani, individui che stazionano (passeggiando nel loro eterno immobilismo) nelle piazze siciliane come personaggi in cerca d’autore. Così è passato alla storia il Commissario Salvo Montalbano, poliziotto fedele all’eterna fidanzata Livia e fedele, quel tanto che basta, alle Istituzioni. Come la maggior parte della gente isolana. Così passerà alla storia (forse lo è già passato) Saverio Lamanna, giornalista a tempo perso, fedele all’esotica Suleima e fedele alle tradizioni ed alle innovazioni, tanto quanto basta, come qualsiasi siciliano di mezza età. Catarella è un altro personaggio simbolo dell’opera dello scomparso scrittore empedoclino: spontaneo e ripetitivo nel comportamento quotidiano, accattivante perché goffo, infine simpatico perché sotto un costante modo di fare imbarazzato si cela un uomo sensibilissimo e di un’intelligenza fine che stride all’inverosimile con le apparenze. Che dire allora di Piccionello?

Questa nota non voleva essere nelle intenzioni una comparazione tra due autori, ma mi accorgo che finisce per esserlo, anche se involontariamente. Come quando, si vorrebbe parlare d’altro, ma avendo mal di denti si finisce con il parlarne. Allora continuiamo a Savatteri e Camilleri-2parlare di Vigata o finalmente e definitivamente puntiamo l’obiettivo su Makari?

L’epigrafe, o meglio le epigrafi (perché sono due) che troviamo, come incipit in quest’ultima opera di Savatteri “Il lusso della giovinezza” (Sellerio editore – 2020), che dovrebbero anticipare gli argomenti sviluppati in corso d’opera, mi sembrano non appropriati al loro scopo. Non è un caso isolato, ho notato infatti che in tante opere di diversi autori succede la stessa cosa. “In certe epoche non bisognerebbe mai avere vent’anni” (V. Brancati). Lo scrittore non ha più vent’anni, ed è proprio per questo perfettamente cosciente quanto possa tornare utile non averceli più. Per evitare false illusioni, per apprezzare il presente. Meglio pagare per intero il prezzo del biglietto al cinema o in treno che avere delle riduzioni e vivere la precarietà delle età estreme. (Ma i giornalisti, poi, non godono di considerevoli benefit professionali? - Piccionello glielo avrebbe fatto notare! –forse l’ha già fatto). “Sono giunto a quell’età in cui la vita è, per ogni uomo, una sconfitta accettata” (M. Yourcenar). Più che sconfitta, è una presa d’atto, consapevolezza che la maggior parte del compito che ci ha assegnato la vita è stato svolto (e bene) e la parte mancante (luminosa) sarà più apprezzabile, per l’esperienza maturata, perché è il tempo della raccolta (e Savatteri sa di aver seminato bene). Basta pensare al raccolto del nostro Camilleri, raccolto che è stato fruttuoso ed abbondante dopo avere oltrepassato mezzo secolo, adesso è augurabile si ripeta con il nostro Savatteri, considerata la cronologia temporale della sua esistenza (detto in termini letterari: Lamanna docet). Tra l’altro non è imminente la messa in onda televisiva dei suoi libri? Non diventeranno allora famosi i suoi personaggi? Verrà allora il momento in cui vedremo passeggiare nelle piazze d’Italia, a braccetto (come si usava una volta tra amici) Montalbano e Lamanna? Catarella e Piccionello? Forse sarà più difficile vedere conversare amichevolmente Livia con Suleima, perché si sa quale e quanta rivalità c’è tra first lady!

In questo libro c’è una Sicilia diversa dalla solita veduta in cartolina, questa volta veniamo immersi in un paesaggio montuoso delle Madonie, un paesaggio quello di Castelbuono, quasi nordico: sarà una strizzatina d’occhio all’amico “Antonio Manzini che ha trascinato il suo Rocco Schiavone in Val d’Aosta”? E’ stato o non è stato anche il Manzini trascinato in una serie televisiva? (l’amico Piccionello, l’avrebbe detto). Non è l’ottimismo giovanile a prendere il sopravvento in questa storia quanto l’ottimismo degli americani, dell’americano Steve Parker (la vittima sacrificale, una presenza assente, come ogni giallo che si rispetti), sul secolare pessimismo isolano.

Ci fu un tempo quando stare in Sicilia, non sembrava di essere in Sicilia (come si usa dire), sono stati gli anni Settanta, Savatteri era molto giovane allora, io che ho beneficiato (e beneficio) di “qualche anno in più”, me li ricordo bene (perché, ditemi chi non si è mai innamorato - Di quella del primo banco- La più carina, la più cretina, cretino tu), ricordo perfino le canzoni di quegli anni, e le storie. Palermo: Pop 70! Ricordo Mondello 1972 ultimo atto della Woodstock isolana, per me il primo d’Università, come ricordo il concerto degli Inti Illimani sempre a Palermo, nell’aprile 76, ultimo anno d’Università. Grazie a Gaetano ed al suo “lusso della giovinezza” di avermeli fatti ricordare. Come la condivisibile chiosa finale: “La storia di giovani contro vecchi è una stronzata. Siamo uomini e donne. Non esistono generazioni perdute o ritrovate. Siamo nel nostro tempo Certi momenti ci incontriamo, facciamo un pezzo di strada assieme e poi proseguiamo per la nostra strada”. Altro che drammatico ed inconcludente conflitto generazionale tra vecchi e giovane come ce lo aveva presentato Michele Serra nel suo “Gli sdraiati”!

Oggi a Piacenza c’è un po’ di nebbia, mi torna in mente, “scrivi Vecchioni, scrivi canzoni / che più ne scrivi più sei bravo…” ed allora sì, scrivi Gaetano, scrivi libri, che più ne scrivi e più sei bravo, così che possano continuare i fuochi d’artificio delle battute di Lamanna e del suo amico (ma anche nostro) Piccionello. I tuoi libri sono bignami della migliore letteratura, ed un ripasso da Dante ad Herzog, da Hemingway a Sbarbaro è sempre utile. Il giallo è un pretesto: il libro è un arcobaleno! (commento, scritto di pirsona pirsonalmente, ad un post Facebook di Lillo Garlisi del 6 Novembre 2020).

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Riflessioni, opinioni e considerazioni sulla quotidianità del Piacentino di Sicilia Carmelo Sciascia

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Commenti (1)

  • sembrerebbero quasi delle convergenze parallele

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