Libertà di pensiero

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La bellezza scientifica come metodo per la realizzazione di una società armoniosa fondata su valori umani primari

Spesso ci siamo chiesti e continuiamo a chiederci se sia da privilegiare, nelle personali scelte di vita, l’aspetto estetico delle cose o la loro utilità pratica. Il problema non sussisteva nelle civiltà contadine pre-industriali dove il concetto di bello ed utile erano sinonimi. Tant’è che per il contadino ciò che era utile era anche bello. Si diceva così degli attrezzi di lavoro d’uso quotidiano, l’aratro era utile, quindi veniva considerato buono, ed il concetto di buono diventava sinonimo di bello. Le categorie estetiche ed etiche coincidevano. Diciamo che questo modo di ragionare, che poi sarebbe il modo di veder il mondo, era un indiscutibile postulato. Da un punto di vista filosofico-letterario si sa che qualsiasi opinione può essere vera e falsa, vera e falsa contemporaneamente, oppure vera in certi contesti ed epoche e falsa in periodi differenti. Ma la scienza a tale proposito cosa ci suggerisce? Visto che questa nostra epoca è caratterizzata da una fede verso tutto ciò che è scientifico? 
Ebbene, sembra che quanto concepito in epoche passate, ed abbiamo a tale proposito portato l’esempio dell’aratro per il contadino, sia proprio alla base di qualsiasi ricerca scientifica ancora oggi. Sì, d’accordo che alla base di qualsiasi ricerca scientifica ci sia il famoso metodo galileiano, della formulazione teorica e della convalida empirica, ma nulla vieta di affermare che tale metodo debba essere confermato anche da una valutazione estetica.
Nella ricerca scientifica il bello ed il vero vanno spesso di pari passo. Nelle loro ricerche molti scienziati hanno cercato di far coincidere il vero al bello, e quando si è trattato di scegliere spesso hanno seguito la via che conduceva alla bellezza.
Questo vale soprattutto per i matematici puri, a loro è data la facoltà di optare per il bello anche a discapito del vero, teniamo presente che siamo e restiamo nel campo teoretico, di una teoria che non necessariamente deve confrontarsi con il mondo reale, fisico.
Diversamente avviene per i fisici che di sperimentare le loro teorie devono di necessità farne virtù.
Nonostante ciò, molti fisici teorici ritengono necessario esprimere in concetti semplici e logici il senso delle loro formule, un’armoniosa architettura epistemologica è spesso sinonimo di incontro tra l’astratta teoria e la concreta realtà fisica.
Il fisico britannico Paul Dirac sosteneva che “le leggi fisiche devono essere dotate di bellezza matematica”. Testualmente: "Una teoria che includa la bellezza matematica ha più probabilità di essere giusta e corretta rispetto ad una teoria sgradevole, pur confermata dai dati sperimentali".

Ancora una volta la fisica incontra la filosofia, veste i panni della filosofia, così come in altri tempi ed in tante altre occasioni, la filosofia aveva gettato le basi della fisica e con essa si era identificata.
Il concetto di bello e di vero, non si negano nella ricerca fisica, anzi spesso di pari passo si confermano, così come è avvenuto in campo filosofico. In un filosofo italiano, distante anni luce dalla ricerca scientifica, come Croce, un filosofo idealista, troviamo i concetti di vero, utile, buono e bello, come concetti che non sono in concorrenza, non si negano l’un l’altro: sono semplicemente dei distinti, nei quali si articola l’attività dello Spirito. Tutto questo, cioè l’equilibrio nella ricerca scientifica, tra vero e bello, è oramai un dato inconfutabile, il criterio estetico è parte integrante di qualsiasi spiegazione scientifica. Lo sapeva benissimo anche un fisico quale Einstein, secondo cui la semplicità e la bellezza erano state poste a caposaldi delle equazioni che confermavano la teoria della relatività. Noi oggi, uomini e donne del terzo millennio, che consideriamo superata ed inutile qualsiasi ricerca filosofica, dovremmo almeno fare tesoro di quei concetti che sono stati e sono tutt’oggi posti a fondamento della moderna ricerca fisica.


Se è vero che l’individuo contemporaneo ha un atteggiamento di piena fiducia nei riguardi di tutto ciò che è scientifico, allora dovrebbe conseguentemente essere più attento a ciò che può permettere il raggiungimento di un giusto equilibrio tra vero e bello.
Tra l’apparire e l’essere, tra la morale e l’estetica. Non è l’avere, l’accumulare, proprio di una società che si basa su una economia neoliberista che può portarci alla verità, come unico modus vivendi, ma la bellezza, una bellezza che si basa sull’armonia della semplicità, su valori umani primari. Nessuna trascendenza, come avviene nella fisica, ma una continua ricerca affinché si possa realizzare un modello reale di vita armonioso, dove ognuno può essere in pace con se stesso, con la propria coscienza.
Se la verità scientifica è spesso il risultato di equazioni dotate di bellezza, e se questa bellezza ci conduce ad avere risultati certi sulla strada del progresso scientifico, allora perché non porre alla base di qualsiasi armonia sociale e politica proprio il concetto di bellezza?

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Il concetto del “Bello” è anche l’avvincente tema della conferenza di martedì, 5 marzo alle ore 16 svolto da Sciascia alla Ricci Oddi per la Dante Alighieri

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Riflessioni, opinioni e considerazioni sulla quotidianità del Piacentino di Sicilia Carmelo Sciascia

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