Libertà di pensiero

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La casa di Leonardo Sciascia a Racalmuto è diventata museo

Il libro: un’esperienza laica, quasi religiosa

Lessi in non so quale libro, di non ricordo quale autore, il postulato religioso che ogni uomo colto è un teologo, e per esserlo non è necessario essere credente, avere fede.  La prova ontologica di san Tommaso d’Aquino ci suggerisce l’idea che niente può essere concepito come qualcosa che sia superiore alla magnificenza di Dio. Borges afferma che non Dio ha creato il mondo ma sono i libri ad averlo creato, a continuare a crearlo. Se, come quando si gioca a carte, si mescolano questi concetti, abbiamo la prova provata della religione del libro. Oggetto di questa credenza è il culto del libro. Stephane Mallarmé sostiene che il mondo esiste per approdare ad un libro, ad un solo libro. A casa Sciascia, in Racalmuto, si professa una credenza politeista, il mondo esiste ed è rappresentato da tanti libri, Gigi Restivo e Pippo Di Falco-2tanti libri quanti sono tutte le opere scritte da chi quella casa frequentò dall’ infanzia e che era in seguito divenuta, dal 1948 al 1957, la sua abitazione principale.

Leonardo Sciascia scriverà proprio in Largo Monte di quel piccolo paese dell’entroterra agrigentino, “La Sicilia, il suo cuore”, “Favole della dittatura” ed il romanzo “Le parrocchie di Regalpetra”. I libri, le lettere, gli interventi su Riviste, scritti da Leonardo Sciascia o che lo riguardavano, scritti suoi o da altri, sono un pozzo senza fondo. Così almeno si palesano di primo acchito.

Grazie al lavoro meticoloso, paziente e costante di alcuni teologi (uomini colti e di fede laica) che quella casa vivono (in senso letterale), tutte le scritture, numerose e sparse in ogni angolo, trovano piano piano il loro giusto posto negli scaffali improvvisati come nelle ricercate librerie liberty. Librerie che nascondono le pareti ripulite e pitturate sapientemente da un bravo imbianchino locale. Anche un artigiano diventa artista se il progetto riveste carattere di sacralità.

I libri non riguardano solo Sciascia ed il suo mondo, ma riguardano l’universo di una cultura siciliana che è stata pazientemente cercata nei mercatini, sparsi nelle numerose piazze, e nelle viuzze di tutta Italia, in qualche caso d’Europa. Niente può essere stato pensato che non sia già stato scritto in un libro. La ricerca del libro, diventa la ricerca del Santo Graal, perché ogni libro ha una sacralità sua propria. Il libro come documento storico, di un personaggio, di una storia, come l’atto burocratico che testimonia della nostra esistenza, di un esistenza in vita senza la quale qualsiasi richiesta burocratica risulta essere infondata.

La religione di Sciascia si esprimeva nella fede della ragione, e la ricerca della verità nell’accogliere le verità più logiche secondo un relativismo pirandelliano, che escludeva una verità assoluta.

Pippo Di Falco, il mecenate e proprietario di Casa Sciascia ha percorso più di mezzo secolo girovagando tra bancarelle e librerie (e tra casa Sciascia esterno-2rigattieri) alla continua ricerca di testimonianze scritte, di grafici, di foto. La sua ricerca non ha sempre seguito un ordine preciso come non ha letto tutti i fogli dei tanti libri acquistati (impresa impossibile!). Come teorizzato da Schopenhauer la vita ed i sogni sono fogli di uno stesso libro, leggerli in modo ordinato avrebbe significato vivere, mentre sfogliarli a caso, era sognare. Candido non è stato forse un sognatore? Non è il “Candide” di volterriana memoria “un sogno fatto in Sicilia”?

A proposito di Borges, Sciascia nelle “Cronachette” riprende e ribadisce la sua definizione dello scrittore argentino: “Un teologo ateo”. Infatti, sostiene lo scrittore racalmutese, Borges ha trasformato il “discorso su Dio” in un “discorso sulla letteratura”. Un’operazione simile è avvenuta e continua a realizzarsi nella casa di Largo Monte, già via Regina Margherita, adesso via Leonardo Sciascia.

In altri termini: Pippo Di Falco e, un altro profondo conoscitore dell’universo sciasciano, Gigi Restivo, non catalogano semplicemente l’immensa presenza libraria, ma attraverso rimandi, coincidenze ed incidenze, costruiscono una cattedrale (chiesa sarebbe riduttivo) del libro. Una religione del libro che comprende l’opera omnia di Sciascia e della “sicilitudine” tout court. I genitori di Pippo e di Gigi sono stati entrambi amici dello Scrittore, del papà di Restivo, insegnate, Leonardo è stato anche collega. Il legame che li vede collaboratori, ha radici lontane si perde nei meandri delle campagne del Serrone (manifestazione collinare dei monti Sicani), dove le loro infanzie si sono incontrate. Il passaggio che li ha visti adulti è stato un viaggiare in parallelo dall’adolescenza agli scranni del Consiglio Comunale. Da Consigliere ed assessore Pippo, da Primo cittadino Gigi. Altri continuano a portare testimonianze, testi che si accumulano in un incessante crescendo, in una Torre di Babele, o meglio, per rimanere in tema in una Biblioteca di Babele.

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Esiste una grande difficoltà nell’essere siciliani, quella difficoltà che fa ripetere spesso a chi dall’Isola si è allontanato “nec tecum sine te vivere possum”, come sottolineò Giuseppe Antonio Borgese che questa frase del poeta Ovidio fece propria. Credo comunque che, in ultima analisi, la difficoltà dell’essere siciliano si possa esprimere nello stesso modo anche per chi rimane, non a caso, ognuno, anche restando nell’Isola, si rinchiude nella propria Torre d’Avorio, nella propria Torre di Babele o pardon, se si preferisce, visto che con richiamo teologico abbiamo iniziato, nella divina “Turris eburnea” del Cantico dei Cantici.

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Riflessioni, opinioni e considerazioni sulla quotidianità del Piacentino di Sicilia Carmelo Sciascia

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