Libertà di pensiero

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La latitanza di Matteo Messina Denaro ed una convention a Piacenza nel 2017

Ho un’età in cui non dovrei più meravigliarmi di nulla. Invece continuo a curiosare ed a meravigliarmi. La storia che abbiamo vissuto negli ultimi anni e che continuiamo ad osservare di giorno in giorno è un pozzo senza fine di sorprese e di meraviglie. Nel 1960, veniva scritta la prima opera letteraria sulla mafia, sottolineo letteraria, perché di inchieste e di rapporti ce ne erano già stati. Ricordo che negli anni 60 si metteva in dubbio l’esistenza stessa della mafia, gli omicidi, in Sicilia, venivano sempre concepiti (e di conseguenza giustificati) come una questione d’onore, di tradimenti, di corna. Dal “Giorno della civetta”, giallo simbolo, ad oggi di opere che riguardano la mafia ne sono state scritte tante, e tante se ne continuano a scrivere, d’altronde le occasioni non mancano.


E fa meraviglia ad esempio leggere il prologo dell’ultimo libro del giornalista Lirio Abbate (U siccu – Rizzoli 2020) dove viene documentato il primo e l’ultimo incontro pubblico di Matteo Messina Denaro, avvenuto nel commissariato di Castelvetrano il 30 Giugno del 1988. (Ottima la scelta di avere riportato il verbale integrale in Appendice al libro). Era allora un giovane ventiseienne e veniva convocato come persona informata sui fatti in seguito ad un omicidio avvenuto in quelle parti. Da quella data in poi, cioè fino ad oggi, di lui, nulla ci è dato sapere: a parte il fatto che è stato l’erede di Salvatore Riina e come suo figlioccio ha ereditato il comando dell’apparato militare e politico della mafia isolana ma non solo.


Per quanto riguarda la strategia della sommersione è stata seguita la strada che aveva indicato Bernardo Provenzano, per i rapporti politici ed i legami con i partiti al potere. Nel 1994 persi i riferimenti ed i collegamenti con i politici della Democrazia Cristiana, Cosa nostra si lanciò anima e corpo su un nuovo ed emergente partito creato da un certo Dell’Utri “Forza Italia” con a capo Silvio Berlusconi. In una dichiarazione, Marcello Dell’Utri ebbe a sostenere che “No, non esiste la mafia. La mafia è un modo d'essere, di pensare”, come, al di là di ogni evidenza, succedeva negli anni sessanta! Alcuni personaggi che troveremo in varie inchieste che riguarderanno il Messina Denaro erano stati citati addirittura da Borsellino trent’anni prima, in un’audizione in Commissione antimafia. Tra questi figuravano già personaggi come Arata e Nicastri. A proposito una piccola parentesi (che poi tanto piccola non è) sul trio Arata, Nicastro, Siri.


Domenica 16 Luglio 2017 (come documentato da ILPIACENZA.IT, stessa data) al Best Western Park Hotel di Piacenza si tiene una Convention della Lega dal titolo “facciamo squadra”: idee e progetti per disegnare il programma elettorale del Carroccio. Presenti all’evento tante note personalità politiche nazionali e locali, in quella occasione anche il sindaco Barbieri ha portato il suo saluto. Paolo Arata, già deputato di Forza Italia, lo troviamo presente in quella Convention, a Piacenza, dove tiene un discorso programmatico in qualità di consulente delle tematiche aziendali della Lega. Paolo Arata è socio d’affari con uno dei massimi imprenditori dell’eolico Vito Nicastri, condannato quest’ultimo per concorso esterno in associazione mafiosa e per aver favorito la latitanza di Messina Denaro. L’inchiesta vede anche il coinvolgimento dell’ex sottosegretario della Lega, Armando Siri. 


Cosa nostra, bisogna ricordare, ha bisogno della politica, ce lo ha dimostrato la storia. I mafiosi sanno fiutare la direzione del vento, come certi politici che sanno saltare velocemente da un carro all’altro pur di stare nelle vicinanze, se non dentro, le stanze del potere. Messina Denaro ce lo troviamo come deus ex machina dietro tutti gli episodi delittuosi verificatesi in Sicilia, in Italia, nel Mondo. Già dal 1992 alle dipendenze di Riina lo troviamo in Sicilia, ufficialmente latitante dal 1993. Troviamo il Matteo tra i mandanti e gli esecutori delle stragi annesse e connesse alla famosa “Trattativa Stato-Mafia”. Troviamo ancora il nostro latitante all’ombra di numerose attività, proprietario del più grande sistema di distribuzione alimentare; i supermercati ed i centri commerciali diventano fonte di riciclaggio di investimento, oltre ad attrarre consenso sociale, sostituendosi alla imprenditoria sana, con offerte di lavoro. Illuminante al riguardo il testo completo della lettera indirizzata a Provenzano scritta da Matteo nel 2006 ed inserita nel libro, dove si specifica il modus operandi della mafia nella creazione e gestione attività commerciali. Troviamo ancora il latitante segnalato, muoversi tra le province di Palermo, Trapani e Agrigento. Anche in Calabria, si sposta tranquillamente protetto, per i suoi legami con la ‘ndrangheta. Matteo frequenta alcuni paesi delle coste mediterranee dell’Africa facilmente raggiungibili dalla flotta dei pescherecci di Mazzara del Vallo. La sua presenza viene segnalata a Marsiglia ed a Barcellona, oltre che in Francia ed in Spagna anche in Germania. Nulla vieta pensare che si possa trovare nei paesi produttori di cocaina dell’America Latina, in particolare in Venezuela. Gli investimenti di Messina Denaro si espandono e si insinuano nel tessuto produttivo di ogni dove nel mondo, in Italia, dalla Toscana a tutto il Continente. Un capitolo a parte merita il rapporto con la massoneria: sproporzionata la presenza di logge massoniche nel trapanese, nel palermitano, come in Calabria. La stessa Commissione Bindi ha sottolineato più volte l’interesse che il mondo mafioso ha coltivato nei confronti della massoneria. Il giornalista Lirio Abbate termina questo libro, riproponendo la storia giudiziaria di alcuni personaggi che in qualche modo risultano collegati alla Convention tenutasi a Piacenza nel 2017 con i simboli di Lega Nord, Salvini premier e Noi per Salvini, di cui si è detto. Nel 2018 l’imprenditore Vito Nicastri, il re dell’eolico, viene arrestato insieme ad altre undici persone per avere favorito la latitanza del Capo dei capi, l’indagine su Nicastri porterà all’arresto nel 2019 di Paolo Arata ex deputato di Forza Italia e del figlio Francesco, per corruzione ed intestazione fittizia di beni, oltre ad essere soci occulti del Nicastri. Nonostante l’ottimismo delle ultime righe su Matteo Messina Denaro che “verrà preso, è il destino di tutti i latitanti” l’Autore non riesce a toglierci di bocca, ahinoi, quel sapore amaro che lascia ogni storia di mafia!

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Riflessioni, opinioni e considerazioni sulla quotidianità del Piacentino di Sicilia Carmelo Sciascia

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Commenti (1)

  • la vita a volte è un sorso amaro, però è anche vero che l’amaro fa apprezzare il dolce

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