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Lunedì, 29 Novembre 2021
Libertà di pensiero

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A cura di Carmelo Sciascia

La scissione, una condanna storica della sinistra italiana

Sono sempre stato attento, per mia personale curiosità storica, alle coincidenze, perché convinto che se a livello teorico le coincidenze si presume siano un evento puramente casuale, nella realtà fattuale così non è

Sono sempre stato attento, per mia personale curiosità storica, alle coincidenze, perché convinto che se a livello teorico le coincidenze si presume siano un evento puramente casuale, nella realtà fattuale così non è. In altri termini, certe coincidenze non sembrano verificarsi in modo casuale ma appaiono come predisposte da un destino arcano, un disegno superiore della storia, che non ci è dato comprendere.  Apparentemente assurdo, sostanzialmente concreto. Il mio amico Giovanni, psicanalista Lacaniano, ci direbbe che Jung qualcosa a tale proposito l’ha già teorizzato.

Sarà pura e semplice coincidenza se i centotrent’anni dalla nascita di Gramsci (che di politica ha vissuto e deceduto) coincidano con l’anniversario della fondazione della Camera del Lavoro di Piacenza (via Borghetto, 15), avvenuta nello stesso anno, il 1891?

Perché, come è dato sapere, Piacenza oltre ad essere stata nel 1848 la Primogenita d’Italia, per le note vicende risorgimentali, ha primeggiato nel dare i natali alla prima Camera del Lavoro, anche se solo di qualche mese da Torino prima e da Milano poi.

Sono due coincidenze casuali ma storicamente vere ed importanti: nello stesso anno le prime Camere del Lavoro e la nascita del maggior teorico del comunismo italiano!

Ed a proposito di Gramsci e Camera del Lavoro non può sfuggire la data della fondazione del Partito Comunista d’Italia, avvenuta proprio nel 1921. Il prossimo anno qualcuno ricorderà questa data, sarà un anniversario senza il diretto interessato: il Partito Comunista Italiano. Infatti il Congresso del PCI del 1991 ne decretava la fine. Una fine annunciata: nel1989 era crollato il Muro di Berlino.

Il Partito Comunista d’Italia nasce a Livorno in seguito ai lavori del XVIII Congresso del Partito Socialista Italiano, come rifiuto delle tesi riformiste di Filippo Turati e della tesi degli unitari di Giacomo Menotti Serrati.

L’Italia, speriamo sia la volta buona, starà facendo un sincero esame di coscienza sulla storia del suo Novecento? Prendendo come riferimento il successo delle pubblicazioni storiche, romanzate o meno, di quest’anno, sembrerebbe di sì. Sarebbe ora. La mia generazione è stata tenuta all’oscuro di tante verità. Ammesso comunque che la storia sia capace di fornircene.

A Livorno avviene la prima grande scissione all’interno del Partito Socialista. E nasce nel momento in cui sarebbe stata necessaria una maggiore unione non solo in ambito operaio e socialista ma di tutte le forze moderate e liberali per contrastare il movimento fascista di Mussolini. È curioso osservare come la scissione sia avvenuta in un teatro Il Goldoni per essere notificata in un altro teatro il San Marco. Quasi che il pensiero socialista in Italia possa venire rappresentato, di volta in volta su un palcoscenico con un preciso copione, mai possa essere realizzato nella vita reale. La via italiana al socialismo è proseguita da teatro in teatro, da scenografia in scenografia. Come non ricordare la scenografia dei congressi del PSI di Craxi, dal tempio greco di Rimini del 1987 alla Piramide del congresso di Milano di due anni dopo.

Il Congresso socialista del ‘21 iniziato sotto lo sguardo accigliato di un grande ritratto di Marx, che sembrava pronunciasse in quell’istante la famosa frase che era stata riportata sul lungo striscione che dominava il palco: “Proletari di tutti i paesi unitevi” finiva, ironia della sorte, con una plateale scissione voluta dalla Terza Internazionale.

La presenza del bulgaro Christo Kabakciev, gioca un ruolo importante nel dibattito congressuale. È il portavoce del Komintern, le sue tesi sono state approvate ed ispirate dallo stesso Lenin. L’Italia è stata e sarà sempre una terra di esperimenti politici e di conquista. Altri Stati hanno sempre interferito con le vicende politiche nazionali. L’Unità d’Italia è potuta avvenire grazie alla Francia prima, agli interessi inglesi poi. La divisione della classe operaia nel ‘21 è stato ispirata e voluta dalla Russia di Lenin. Le vicende del dopoguerra hanno visto sempre la regia americana e l’operato dei servizi segreti inglesi, che si sono serviti di volta in volta della massoneria, della mafia, delle organizzazioni fortemente ideologizzate ora di estrema sinistra ora di estrema destra.  

Torniamo a noi. Al senso ed al significato degli eventi del 1921, al Congresso Socialista ed alla nascita del Partito Comunista. Un Congresso dove si confrontano e si scontrano diverse interpretazioni ideologiche, dove si discute come promuovere il riscatto sociale dei lavoratori, mentre nulla viene detto in merito alla lotta al fascismo, su modi e tempi per contrastarlo, nel momento in cui la sua minaccia diventava più concreta e pericolosa per una struttura statuale così come era stata modellata dai tanti anni di amministrazione giolittiana. Solo Matteotti, forse avrebbe fatto presente l’incombente pericolo del fascismo, ma era assente. Il suo discorso lo farà alla Camera il 31 gennaio, a tempo oramai scaduto.

Il libro di Ezio Mauro che mi ha provocato queste sintetiche osservazioni, ha un titolo che sembra un marchio a fuoco impresso nella storia della sinistra italiana: “La dannazione”. Il libro fresco di stampa, edito da Feltrinelli, accende i riflettori su quel preciso momento storico come un racconto senza arzigogoli ed in modo lineare. Un momento di ideali esaltanti “in cui sembrano tutti condannati dentro il perimetro delle loro divisioni, mentre il paese sta per essere inghiottito dalla reazione che si fa dittatura”. Livorno 1921 è stato il peccato originale della sinistra, una dannazione, una tentazione ricorrente.

A noi, alla mia generazione, del PCI restano le immagini e le parole del film di Nanni Moretti “Palombella rossa”. Ed il suggerimento della canzone di Battiato…E ti vengo a cercare.

La scissione, una condanna storica della sinistra italiana

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