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Giovedì, 9 Dicembre 2021
Libertà di pensiero

Opinioni

Libertà di pensiero

A cura di Carmelo Sciascia

Le siciliane di Gaetano Savatteri

Non so si possa chiamare incipit la frase che viene riportata nella prima pagina di un libro successiva al frontespizio, credo comunque sia funzionale al testo perché ci informa sulle intenzioni programmatiche dello scrittore. Intanto, per capirci meglio ed evitare equivoci, riporto la frase in questione, paro paro, così come l’avevo letta allora (e riletta oggi) nel libro, presentato a Piacenza il 19 di Aprile dell’anno 2005 al Circolo Pirandello, “I siciliani” di Gaetano Savatteri: “Ricordo la Sicilia, e il dolore ne suscita nell’animo il ricordo. Un luogo di giovanili follie ora deserto, animato un dì dal fiore di nobili ingegni. Se son stato cacciato da un paradiso, come io posso darne notizia?”. La frase è di Ibn Amdis, poeta siculo-arabo, citato da Leonardo Sciascia nella “Corda pazza” del 1982, musicato da Franco Battiato in “Diwan: L’essenza del reale” nel 2011. Il poeta era stato cacciato dalla Sicilia e da Noto (forse sua città natale), dopo la conquista dell’isola nell’XI secolo da parte dei Normanni. Nonostante ne fosse stato cacciato, il poeta Ibn Amdis ne rivive il ricordo con un profondo senso di amara nostalgia. Questa frase potrebbe essere riportata anche in questa ultima fatica letteraria di Savatteri, mi riferisco al libro fresco di stampa “Le siciliane” (Editori Laterza – 2021). Dico ciò perché, anche dal Continente senza essere stato cacciato dall’isola, il Nostro continua a scriverne, e quindi a parlarne, come non si fosse mai mosso dall’isola, come fosse stato sempre presente. Continua a darne notizia, anzi notizie. Se il poeta arabo è stato costretto, per causa di forza maggiore, a lasciare la Sicilia e quindi a non poter più” darne notizia”, Savatteri, anche se costretto ad andare altrove, non ha mai tagliato il cordone ombelicale con l’isola, anzi ha continuato a nutrirsi con sempre più voracità di sicilitudine. Si sa che Casanova, ad un certo punto della sua vita, non potendo più continuare a vivere le tante avventure le ha ricreate scrivendole, perché la vita, come ebbe a dire Pirandello, o la si vive o la si scrive. Il Nostro autore, che ha capacità di scrittura, vive le proprie avventure, come testimone, e quelle degli altri, contemporaneamente. Le prime come cronache, le seconde come storie. Questo perché essendo un giornalista si trova agevolato: vive una quotidianità che un attimo dopo è oramai diventata storia. Le storie che troviamo in questo libro riguardano la vita di donne, donne di tutti i tempi, che spesso, malgrado loro o per scelta, hanno fatto quel salto che le ha scaraventate nella storia. Cos’è la storia se non una stratificazione temporale della cronaca? Ma la storia in Sicilia si interseca con la fantasia, con l’immaginario, fin dai tempi più antichi. Non è forse nelle campagne ennesi che avvenne il ratto di Proserpina? E non è l’Etna l’Ade dove regnava di Plutone? La mitologia è stata il lievito della storia antica siciliana. Lo sanno bene alcuni scrittori come Camilleri che spesso ci ha presentato donne particolari: sirene come in Maruzza Musumeci, caprette come la Beba del Sonaglio, piante come donna Minica del Casellante o simulacri come la bambola Alma Mahler di Kokoschka nella Caccia al tesoro. Gaetano Savatteri non ha bisogno di prendere in prestito personaggi mitologici, la storia della Sicilia ne ha già tante di donne reali in carne, ossa, ossa e… passioni!

 Devo ringraziare l’Autore, perché a sua insaputa, ma con mia piena consapevolezza, mi fa rivivere momenti della mia storia personale, lui ancora ragazzo negli anni Settanta che ascoltava il juke-box al bar Taibi, mentre organizzavamo noi del Partito i recital in piazza di Rosa Balistreri, di Cicciu Busacca o di Franco Trincale. (Al cinema-arena di Racalmuto invece si è tenuta in quegli anni una splendida serata dedicata alla poesia dialettale presente Ignazio Buttitta, Bernardino Giuliana ed altri tra cui l’etnologo Antonino Uccello che ci comunicava di avere appena aperto la sua casa-museo a Palazzolo Acreide. E poi, per rimanere inter nos, sarà a Racalmuto il culto di Santa Rosalia più antico di quello della Madonna del Monte, ma la prima volta che ne sentii parlare fu negli anni Settanta dall’arciprete Puma. Per tutti coloro i quali mi hanno preceduto negli anni o mi sono coetanei la Madonna del Monte rimane il culto principale, la Regina unica e sola protettrice del paese. Così come la Festa del Monte rimane per antonomasia la “Fiesta” che non ha niente da invidiare a tante altre prestigiose ricorrenze religiose dell’Isola. Le storie di cui si occupa il libro e che lo scrittore riesce così bene a far rivivere le conoscevo, alcune molto bene, altre di meno perché censurate dal potere politico o religioso e di conseguenza rimosse dalla coscienza popolare. Tra queste la Marchesa Sandrina di Rudinì di Pachino alias Madre Maria di Gesù a Le Reposoir, rappresentante dell’amore estremo: passionale prima con D’Annunzio (e come D’Annunzio l’intendeva), poi sublimato nell’estasi religiosa. Credo per motivi opposti, preminentemente di ordine politico, era stata dimenticata la rivolta del “Non si parte”. Occhipinti Maria da Ragusa, comunista prima, anarchica dopo è a capo della protesta contro il rastrellamento dei giovani per il servizio militare, si sdraia incinta di cinque mesi davanti al camion carico di giovani per impedirne la coscrizione. Conosce il carcere, le secondine la soprannominano “Terribilia”. In fondo è un semplice storia di ieri, forse fin troppo banale da poter essere dimenticata. Mio padre, classe 1918, era riuscito a tornare a casa, a Racalmuto, il suo paese, dopo la campagna d’Albania, di Grecia e la ritirata di Russia con un piede congelato, ma costretto nonostante ciò a fuggire sui tetti delle case di via san Francesco perché erano venuti a prelevarlo in seguito ad un rastrellamento. Non conobbe Maria Occhipinti ma la parola d’ordine “Non si parte” li aveva accomunati!

Come avevo già detto devo ringraziare Gaetano Savatteri, perchè continua a farmi rivivere momenti della mia storia personale, lui ancora ragazzo negli anni Settanta, io con gli studi terminati e la valigia già pronta… quella di un lungo viaggio.

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