Libertà di pensiero

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A cura di Carmelo Sciascia

Negri di Bramaiano a Bettola e la Cappella Sistina di Grassi

Alcuni luoghi si fondono e confondono con chi vi ha lavorato, diventano l’un l’altro sinonimi, anzi più che sinonimi, identitari

Alcuni luoghi si fondono e confondono con chi vi ha lavorato, diventano l’un l’altro sinonimi, anzi più che sinonimi, identitari. Dire Cappella degli Scrovegni a Padova è come dire Giotto. Nessuno ricorda Enrico degli Scrovegni che quel tempio edificò e fece decorare. Come dei Cristo Pantocratore-2versi di Dante che degli Scrovegni ne ricorda lo stemma nel XVII canto dell’inferno.


Dire Cappella Sistina in Vaticano è come dire Michelangelo. Nessuno ricorda il Papa Sisto IV della Rovere che la fece costruire o che quella sede è il luogo dei Conclavi, l’assemblea dei cardinali che eleggono il Papa. Nessuno ricorda nemmeno che nella stessa Cappella vi sono anche degli affreschi di Botticelli o del Perugino.


Questi sono esempi appariscenti, oramai luoghi comuni di una popolare storia dell’arte, che per continuità e rimandi storici si è stratificata in ognuno di noi divenendo memoria collettiva.


Anche noi a Piacenza abbiamo esperienze simili, meno note ma che sono state comunque rivalutate negli ultimi anni. Il Pordenone della cupola di Santa Maria di Campagna e il Guercino della cupola del Duomo.


Ma pochi ancora sanno e conoscono luoghi periferici che possono vantare lavori pittorici altrettanto impegnativi e singolari. Appunto perché luoghi periferici, località minori, di paesi e di frazioni.


Bettola è già di per sé un comune con poco meno di tremila anime, nonostante sia nato dalla fusione di due preesistenti comuni: San Bernardino e San Giovanni. Un comune che ha avuto comunque, anche se solo fino al 1967, la sua stazione ferroviaria.


Una sua frazione è Bramaiano, e ancora più piccola Negri, una località a seguire. Negri, un villaggio che sembra specchiarsi nel torrente Nure pur restando abbarbicato alle colline. In inverno tre abitanti, in estate una settantina: destino condiviso dai tanti piccoli borghi dell’Appennino, di tutto l’Appennino: dalla Liguria alla Calabria. A Negri troviamo una chiesetta in pietra, come in pietra di fiume sono costruite quasi tutte le abitazioni di questa piccola località collinare. La chiesa anche se dicono edificata nel ‘700, corpo a se stante, sembra essere la succursale ecclesiastica di una più grande ed antica residenza che maestosa si impone dirimpetto: un antico palazzo nobiliare, la sede religiosa di una qualche comunità monastica, una ricca residenza borghese…Quello di cui siamo certi è che c’è una chiesetta che il pittore Grassi ha affrescato e c’è una imponente costruzione che il figlio sta restaurando, tenacemente, perspicacemente! 

affresco di Grassi a Bramaiano-2


Quella di Bruno Grassi è una vera e propria traslazione: un trasferimento metaforico della sua arte pittorica. Il Romitorio di Calendasco, residenza del pittore, è un luogo storico carico di pregnante spiritualità per aver visto la metamorfosi del nobile Corrado Confalonieri, la sua conversione, da nobile incendiario a frate penitente. Esattamente in quel luogo il giovane Corrado abbandonava la facile e godereccia vita aristocratica per votarsi alla santità, ad una vita di privazioni e preghiere. Il Romitorio, è un luogo dove la storia e l’arte si impongono nel ricordarci la figura di San Corrado. La chiesetta dei Negri di Bramaiano si impone nel ricordarci la figura maestosa ed umile della Madonna.


L’incipit dell’Ave Maria è un elemento esplicito, un fregio unitario che serve ad introdurci nel magico e mistico mondo di Maria, così come la preghiera alla Vergine di San Bernardo introduce Dante alla visione divina. La rappresentazione della Madonna e degli Angeli trovano una felice soluzione nell’infinita tonalità dell’azzurro. Un blu che si accende grazie all’accostamento con le tonalità calde cui sono vivacizzate le ali degli angeli. L’azzurro dei lapislazzuli secondo Plinio il Vecchio è “un frammento della volta stellata del cielo”. Come dargli torto, è dello stesso colore la volta celeste della Cappella degli Scrovegni di Giotto come la volta della Cappella Sistina di Michelangelo (non a caso esempi precedentemente citati). Il blu non è un colore solo antico, che si ricava dai lapislazzuli, e perciò superato dalla evoluzione della chimica moderna, rimane invece un caposaldo della ricerca contemporanea. Basti al riguardo pensare al valore non solo decorativo ma anche trascendente del blu Klein (IKB – International Klein Blue). L’atmosfera che Bruno è riuscito sapientemente a creare non è solo religiosa, è un’atmosfera magica e da favola che invita alla religiosa preghiera come alla laica contemplazione ed alla riflessione.


La Madonna del Buon Consiglio domina dall’altare tutta la creazione. Personalmente propendo ad una sospensione di giudizio in tal senso e sarei portato a considerare centrale la figura dell’Annunciata dipinta nella parete di sinistra, forse perché è proprio l’episodio dell’annunciazione l’episodio centrale della vita di Maria, prescelta a sua insaputa perché libera dal peccato originale. La figura femminile domina la popolata rappresentazione, è la donna in quanto generatrice il fulcro di tutta questa affascinante “biblia pauperum”. È vero che nella lunetta del presbiterio si scorge un Cristo Pantocratore, ma è un uomo barbuto, esile, un Cristo che ci guarda timidamente in un mondo tutto al femminile com’è quello circostante.


Tra queste poche case, sperdute nel nostro appennino, si trova una chiesetta in sasso che contiene come uno scrigno, un capolavoro della pittura sacra contemporanea: la nostra Cappella degli Scrovegni, la nostra Cappella Sistina!

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