Libertà di pensiero

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Sul populismo, una demagogia politica

Il populismo ha attraversato, proprio qualche anno dopo il crollo del muro di Berlino, quasi tutti i partiti italiani, come buona parte dei partiti di altri stati europei. Sarà un caso che il populismo in Italia inizia con Berlusconi nel 1994, qualche anno dopo la caduta del muro di Berlino e lo stesso Berlusconi abbia sdoganato la Lega e Fratelli d’Italia, oggi tra i più rappresentativi committenti nella richiesta di costruire muri?

Questa nostra società è una società in continuo cambiamento. Si potrebbe dire che il cambiamento è il motore della storia, così è stato fino ad oggi, così molto probabile sarà nel corso del tempo a venire. Il cambiamento pone l’uomo in uno stato d’incertezza, tutte le sue forze allora saranno indirizzate alla realizzazione di riferimenti sicuri e condivisi. Fino a quando questo obiettivo non sarà raggiunto, si vivrà in uno stato di instabilità politica e sociale. Si è festeggiato in questi giorni il trentennale della caduta del muro di Berlino che, come i mattoni del muro, tante certezze ha fatto crollare. La fine delle ideologie sembrava potesse aprire nuove prospettive politiche, basate su una analisi oggettiva dei fenomeni sociali, in modo da poter dare risposte valide ai reali problemi della gente. Così non è stato, una nuova forma di dogmatismo ha sostituito le vecchie credenze ideologiche. Il dogmatismo, caratteristica delle credenze religiose, si è incuneato in formazioni laiche quali sono i movimenti politici contemporanei. Ogni dogma, come verità rivelata, mantiene la propria valenza fintanto che rimane nella sfera religiosa, nel momento in cui si cala nella realtà quotidiana, quindi nella politica, entra con essa in stridente ed irrisolvibile contrasto. Prendiamo ad esempio la presa di posizione di alcuni ben individuabili partiti su alcune questioni come l’uscita dell’Italia dall’euro (richiesta presente nei programmi e subito dopo, appena andati al governo, rimossa), l’opposizione ad ogni forma di immunità (tramutata nella negazione a procedere alla prima richiesta del Tribunale di Catania, sul caso Salvini), il passaggio dall’illusione separatista all’unità nazionale (dalla secessione della Padania alla richiesta di voti al Sud). Tutti i partiti ed i movimenti cosiddetti populisti hanno ampiamente dimostrato come le loro verità, a ben vedere, verità non lo erano affatto. I loro leader politici hanno privilegiato, per conquistare maggiore consenso, il rapporto diretto con il popolo, partendo dal principio (dogmatico) che il potere spetti al popolo senza alcuna mediazione. Lo Stato come l’insieme degli organismi con cui si esercita in concreto l’attività democratica, risulta assente, lo Stato viene spesso indicato come il nemico che ha espropriato il popolo del proprio potere decisionale. In questo modo il popolo rappresenta la purezza, l’onestà, l’operosità, le èlite i corrotti che esercitano arbitrariamente il potere (ma loro stessi non sono, una volta eletti, delle èlite?). Lo schierarsi a fianco del popolo ha portato questi politici ad una attenzione perniciosa ed istantanea agli eventi della giornata, a vivere alla giornata, ad operare “una manutenzione ossessiva e quasi istantanea del consenso”, non solo attraverso la stampa o la televisione, come da tradizione, ma privilegiando “i social” che la nuova tecnologia informatica mette a disposizione. Sondaggi sul voto come indagini commerciali di mercato. Non sono state forse le intenzioni di voto degli italiani a generare in Salvini la convinzione che dalla crisi di governo (primo governo Conte) si ritornasse alle urne?

Il populismo ha attraversato, proprio qualche anno dopo il crollo del muro di Berlino, quasi tutti i partiti italiani, come buona parte dei partiti di altri stati europei. Sarà un caso che il populismo in Italia inizia con Berlusconi nel 1994, qualche anno dopo la caduta del muro di Berlino e lo stesso Berlusconi abbia sdoganato la Lega e Fratelli d’Italia, oggi tra i più rappresentativi committenti nella richiesta di costruire muri? 

Si può dire che con la globalizzazione e la fine delle ideologie si inaugurava una nuova stagione: il populismo, una speculazione politica che nasceva da un diffuso malessere popolare. Questo perché la globalizzazione, mal governata, ha accentuato le diseguaglianze. La perdita di reddito e di sicurezza economica ha fatto aumentare il disagio sociale e l’incertezza sulle prospettive future. La globalizzazione unita alla politica della Comunità Europea (politica monetaria ed austerità) hanno fornito un humus fertile per la costruzione di nuovi muri, muri ideologici che i nuovi nazionalismi hanno ben presto innalzato in vari stati europei.

Ma non era stato il secolo XX il secolo dei muri? La costruzione del muro che l’Ungheria ha annunciato di costruire ai confini con la Serbia è l’ultimo in ordine di tempo, i muri nel mondo sono ancora tanti, purtroppo. La conseguenza sociale più grave della cattiva politica è la mancanza di sicurezza dei cittadini, la paura dell’altro, dello straniero, di chi professa un’altra religione, parla un’altra lingua, ha un colore diverso della pelle.

La mancanza del senso dello Stato e del bene comune riassume l’essenza del populismo, così ci spiega, in pochi ma precisi termini, padre Bartolomeo Sorge in una intervista di Chiara Tondini (Milano, giugno 2019).

Bisognerebbe ricordarsi sempre del concetto di bene comune, nessuno può ad esempio considerarsi libero da solo, la libertà in una comunità la si ha tutti o nessuno, perché il personale e il sociale sono due aspetti inseparabili: “Ogni singola persona è sempre un essere-in-relazione con gli altri”.

Alle parole di Papa Francesco: “Non sono sostenibili i discorsi politici che tendono ad accusare i migranti di tutti i mali e a privare i poveri della speranza” – fanno eco quelle del Presidente Mattarella: “La vera sicurezza si realizza con efficacia preservando e garantendo i valori positivi della convivenza”.

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Cosa prospettare oggi ad un giovane che vuol fare politica? A questa domanda Bartolomeo Sorge suggerisce prima di tutto di prepararsi, investire nella propria formazione. Consiglio saggio, visto soprattutto il livello culturale di molti nostri rappresentanti politici in questo preciso momento storico. Come secondo consiglio: fare esperienze concrete di dialogo e di mediazione. Si vede così come il Nostro conosca bene la poca disponibilità di molti politici a trovare una via di incontro fra tutti, nel rispetto delle diversità di ciascuno.

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Riflessioni, opinioni e considerazioni sulla quotidianità del Piacentino di Sicilia Carmelo Sciascia

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Commenti (2)

  • Dissento sulla "fine delle ideologie", le ideologie si evolvono, si adeguano ai mutamenti dei tempi e della storia. Cambiano il nome, se il "vecchio è diventato sgradito", ma solo il nome, ingannando il popolo che vogliono governare. Lo stesso vale per le religioni. ,

  • quando il popolo ha poca memoria e pochissima capacità di giudizio, e ciò, come ci dicono le statistiche, accade sempre e a tutte le latitudini, è chiaro che siamo di fronte a un popolo che è facile da ingannare perché sarà sufficiente promettergli la luna per ottenerne i voti. In una società che premia chi le spara grosse e nella quale la stragrande maggioranza del popolo crede a tutto ciò che gli piace e che gli appare conveniente, è quasi ovvio che i fanfaroni abbiano le maggiori chances di riuscire a governarla. È davvero buffo che poter guidare un motorino sia necessario superare un esame, mentre per andare a votare coloro che ci dovranno governare non sia neppure necessario saper leggere e scrivere

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