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Giovedì, 26 Maggio 2022
Libertà di pensiero

Opinioni

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A cura di Carmelo Sciascia

Una moschea a Piacenza: da centro culturale a luogo di culto

A Piacenza qualcuno sembra convinto che si possa ripetere ciò che era avvenuto nel lontano 1095. Il motivo non è questa volta una qualche ambasceria di un lontano regnante, ma un semplice riconoscimento formale

In questo mese di marzo, precisamente dal primo al cinque, di 926 anni addietro (era infatti il 1095) si tenne a Piacenza, sotto il pontificato di Urbano II, un grande Concilio, dove una questione a prima vista secondaria doveva avere conseguenze di rilevanza storica. La partecipazione degli ambasciatori inviati dall’imperatore bizantino Alessio I, convinsero infatti il Papa del pericolo dell’avanzata dei Turchi e della necessità di liberare Gerusalemme. Fu così che a novembre veniva ufficializzata da Clemont la Prima Crociata. Come a Piacenza tutti sanno il Concilio si era svolto nel campo dove sorgerà, secoli dopo, la Basilica di Santa Maria di Campagna.

Questioni importanti di ordine religioso erano state affrontate durante i lavori di quel Concilio come la condanna di diverse eresie, l’affermazione della presenza di Cristo nell’Eucaristia, la denuncia dell’antipapa Clemente VII con conseguente annullamento delle sue ordinazioni, il proibire il pagamento ai preti per la celebrazione di importanti sacramenti. Una semplice comunicazione di un ambasciatore finiva per caratterizzare quel Concilio e farlo passare alla storia come il Sinodo che diede inizio alle crociate.

Nell’Anno Domine 2021, qualcuno pensa ancora di usare la religione per interesse di parte (di partito). Tutti sappiamo come si sono svolte le famose Crociate, quali e quanti interessi si sono mossi dietro il simbolo della croce, quanto sangue innocente è stato versato. Ancora si pensa, nonostante le tante lezioni pontificie come il richiamo alla fratellanza di papa Francesco, di potere dividere gli uomini in base al credo religioso e farne dei crociati? Qualcuno crede ancora di poter erigere steccati tra uomini liberi servendosi delle religioni?

A Piacenza, dopo 926 anni, qualcuno sembra convinto che si possa ripetere ciò che era avvenuto in quel lontano 1095! Il motivo non è questa volta una qualche ambasceria di un lontano regnante, ma un semplice riconoscimento formale, ciò che in termini tecnici viene definito un cambio di destinazione d’uso: da “Centro culturale e associativo” un capannone diventa “luogo di culto”.

Dove si concretizza il misfatto? Alla Caorsana. Il cuore pulsante di una frazione come Le Mose, dove vi sono stati gli insediamenti artigianali prima, industriali poi. Le Mose rappresenta la porta di ingresso della logistica, come tale un anonimo insieme di capannoni ne caratterizza il paesaggio. Così come tutta la regione Sud-Est del territorio piacentino. Uniche presenze di culto a le Mose, la chiesa di San Giorgio Martire (una sola messa a settimana) e ancora più avanti, ma in completo stato di abbandono Santa Maria. Le uniche processioni le sfilate giornaliere e continue di auto e camion. Da quando si è costituito il Centro Culturale alla Caorsana, finalmente assistiamo a presenze umane in zona, intere famiglie che si incontrano, dibattono, condividono esperienze lavorative e ricreative e dulcis in fundo… Pregano! Ecco il punto, il vulnus è la preghiera. Può la dottrina cristiana di cui alcune forze politiche si pongono ad estremi difensori far gridare allo scandalo perché uomini e donne di un’altra fede vogliono riunirsi per pregare? Mi viene in mente, la nostra storia, la storia degli Italiani emigrati in America (DAGOS- lavoratori a giornata), dove bisognava essere WASP (bianchi e protestanti) per essere considerati cittadini, gli Italiani potevano perfino essere linciati impunemente. E mi vien in mente una figura delle nostre parti Francesca Saverio Cabrini di Sant’Angelo Lodigiano, santificata per avere indicato agli italiani la strada da seguire per un giusto riscatto sociale, la scuola e la preghiera. Strategia adottata anche dal vescovo piacentino Giovanni Battista Scalabrini nel rispondere alle esigenze religiose e sociali dei migranti. Iniziative che non si discostano poi tanto da quanto praticato dai nuovi immigrati. La comunità islamica mi sembra di capire ha seguito in tutto e per tutto l’iter burocratico per potere trasformare un centro culturale in un luogo di culto, ha seguito quanto prescritto dalla Legge e dai Regolamenti comunali, ma tutto ciò ad alcuni non basta, mi sembra di leggere George Orwell: “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri”.  Basta sostituire ad animali il termine cittadini. Queste osservazioni vengono mosse da quella parte politica che spesso si pone a strenua difesa della legge e della religione. Se l’assessore è di Fratelli d’Italia ecco farsi avanti la Lega, pur essendo nella stessa maggioranza, se l’iniziativa è della Lega ecco farsi avanti Fratelli d’Italia (vedi le indicazioni autostradali di Basso Lodigiano). Dimenticando spesso e volentieri che, l’una e l’altra forza politica, hanno votato un Presidente del Consiglio Comunale che, per le note vicende processuali, fosse stato in qualche altro comune avrebbe portato diritto al commissariamento del Comune! Quando c’è da far rumore, si tace. Quando si dovrebbe tacere si rumoreggia. Dopo Orwell, mi viene voglia di chiamare, per questo caso specifico, Shakespeare: “molto rumore per nulla”!  Bandiere che vengono sventolate rumorosamente per qualche voto in più. Le Leggi ed i Regolamenti sono stati scritti per essere applicati non per cercare in quegli stessi Ordinamenti, qualche escamotage per non applicarle!

Gli Italiani in America, continuo con questo parallelo visto che ho citato una santa padana come Cabrini, hanno sostituito, nel mondo del lavoro, i Negri che si stavano emancipando dalla schiavitù, come gli extracomunitari hanno sostituito i Terroni. C’è sempre qualcuno più a Sud di un altro.

Il problema si pone nel momento in cui le braccia che abbiamo voluto per potere proseguire nello sviluppo economico, non sono moncherini, non sono nemmeno automi, ma persone. Gli Italiani emigrarono un po’ ovunque, anche in Svizzera. E fu in quella terra che Max Frisch, uno scrittore svizzero che amava l’Italia, scrisse la famosa frase: “Volevamo braccia e sono venuti uomini”. Uomini con i loro valori, con la loro religione!

P. S. Parafrasando Voltaire, potrei, da non credente, affermare che non professando alcuna religione sono pronto a battermi perché ognuno possa professare liberamente la propria fede.

Una moschea a Piacenza: da centro culturale a luogo di culto

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