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Domenica, 23 Gennaio 2022
Libri piacentini

Opinioni

Libri piacentini

A cura di Renato Passerini

A proposito, più sentito l’usignolo?

Come dimostrano le presentazioni che avvengono con frequenza in tante sedi diverse, oggi non è tanto difficile pubblicare un libro. Certo, se vuoi fare le cose per bene le difficoltà ci sono, ma se ti adatti, paghi un pò, ti accontenti di essere letto da pochi intimi il traguardo è a portata di mano

A proposito, più sentito l’usignolo?
Autori: Cesare Zilocchi - Giovanni Pacella
Pagine  284  Casa editrice Lir
Prefazione degli autori
Prezzo di copertina  euro 16

Come dimostrano le presentazioni che avvengono con frequenza in tante sedi diverse, oggi non è tanto difficile pubblicare un libro.  Certo, se vuoi fare le cose per bene le difficoltà ci sono, ma se ti adatti, paghi un pò, ti accontenti di essere letto da pochi intimi il traguardo è a portata di mano. Le pagine di Internet, il copia e incolla e le tecniche di scrittura e stampa che permettono di pubblicare - a costi relativamente contenuti - libri con tirature anche di poche decine di copie, hanno indotto  persone comuni e in vista ad  improvvisarsi scrittori pur avendo, spesso,  poco o niente da dire.  Poco importa se avranno lettori, suscitato interesse. Hanno pubblicato il libro e questo è il traguardo.

C’è però un dato di fatto  “Tutt i usei i’enn mia quai”  … affermazione questa  scritta a pag. 276 di questo libro nell’ambito del campionario di espressioni dialettali.

E come Tutt i usei i’enn mia quai -  ossia non tutti i generi simili hanno lo stesso pregio -  non tutti i libri hanno lo stesso valore; molti appiattiti da carenza di scrittura e capacità creativa sono di autori virtuali e avranno vita effimera.

NON è certo il caso di questo “Ha proposito, più sentito l’usignolo?”, scritto da due penne di elevato livello e valore:  Cesare Zilocchi, giornalista pubblicista collaboratore di vari periodici e quotidiani, autore di monografie di interesse piacentino e Giovanni Pacella, autore di reportages, poesie e di saggi di analisi economico-alimentare pubblicati dalla stampa locale, oltreché autore di racconti pubblicati tra il 2007 e il 2011.

Questo loro libro è una curiosa raccolta di osservazioni, paragoni nostalgie immagini sugli animali selvatici e l’ambiente piacentino.  Gli autori – ex cacciatori, non pentiti, ma convinti che la caccia sia diventata anacronistica –  dicono di avere colto le loro annotazioni in modo casuale. Più verosimilmente sono invece frutto di ripetute e meditate esplorazioni rilevate nei loro osservatori privilegiati, costituiti per  Pacella il campo e vigneto presso Valle di Gropparello e per Zilocchi la conca di Ferriere. Le loro scoperte, scritte con consapevolezza notarile ma dettate da intelletto e cuore, li hanno portati a scambiarsi nel tempo una sequenza di messaggi di posta elettronica che ora sono raccolti nelle pagine di questo libro. 

Il rapporto tra l’uomo e la fauna selvatica si è fortemente squilibrato. Quasi tutti gli habitat si restringono, immeschiniscono, imbastardiscono. Siamo in Italia 60 milioni di uomini su 301.000 kmq  che significa una media di 200 individui a kmq, contro i 140 della Cina che pure è il paese più popoloso al mondo con i suoi 1,3 miliardi di abitanti.  Il fatto che la popolazione sulla nostra penisola non si distribuisca equamente  cambia poco. Anzi, aggrava determinate conseguenze: per esempio abbiamo una rete stradale e autostradale tra le più fitte al mondo.  La selvaggina in genere ha bisogno dell’uomo, ma di un uomo che non c’è più. L’abbandono dell’agricoltura e della silvicoltura  montana ha comportato un sovvertimento faunistico inimmaginabile solo 40 anni or sono.  Ancora peggio va in pianura: disordinatamente cementificata, privata di siepi, boschetti, rivi irrigui (quindi ostile agli uccelli insettivori).  Un tempo, guardando la nostra pianura  dal campanile di Cremona De Brossis, presidente del parlamento francese, ebbe questa impressione: “sembra una foresta, tanto è punteggiata di alberi”. Oggi invece, seguendo in TV il tour de France viene da morire d’invidia per quel  paesaggio agrario a confronto del  nostro.

Ai due amici le conoscenze acquisite praticando la caccia (parecchi anni or sono) aiutano a valutare,  soppesare le differenze intervenute…   

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