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Libri piacentini

Opinioni

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A cura di Renato Passerini

"C’era una volta la disco. Quando si ballava ancora"

La nostra sezione Cultura, curata dal giornalista Renato Passerini, dedica questo spazio alla segnalazione e recensione di libri piacentini. Ne entrano a far parte le opere che trattano argomenti riguardanti la nostra provincia: geografici, storici, ambientali, economici, urbanistici, folcloristici, ecc.; a queste si aggiungono i libri di autori piacentini, per nascita o per adozione e i cataloghi delle esposizioni allestite sul territorio provinciale e i racconti degli amici lettori

Titolo: "C’era una volta la disco. Quando si ballava ancora"

Autore: Francesco Vaccari

Editore: Lir edizioni

Formato: cm 17 x 24

Pagine: 208

Anno edizione: 2022

ISBN: 9 7888885 620797

Prezzo di copertina: euro 15

NovitÖ in Libreria C'era una volta la disco-2Ci hanno fatto ballare, divertire, innamorare. Sono le discoteche che dagli anni Sessanta agli anni Novanta del secolo scorso nella nostra città e provincia hanno avuto anni d’oro. Le discoteche sono state per decenni “luoghi fascinosamente intriganti”. Poi le crescenti difficoltà di gestione, il cambio di abitudini delle nuove generazioni, la burocrazia e altro, hanno in parte messo fine e comunque notevolmente frenato l’attività di grandi e piccole discoteche. La traiettoria di questi locali che per decenni hanno fatto ballare generazioni di “discotecari” è ben raccontata in questo libro-testimonianza di Francesco Vaccari che nella introduzione evidenzia: “Club, locali, ritrovi e quant’altro ancora oggi attivi nel settore intrattenimento continuano ad essere un forte richiamo per il “popolo della notte. Ma oggi non esistono più l’atmosfera e l’entusiasmo che hanno divertito e rallegrato almeno due generazioni di giovani”. Il libro ripercorre i “momenti storici” quali la nascita dei primi locali da ballo, lo sviluppo di questi nelle discoteche e poi la loro trasformazione in luoghi di spettacolo, di incontri, di mode che hanno influenzato intere generazioni. Tante le testimonianze che ricordano l’evoluzione della musica piacentina e non solo: dalle emittenti radiofoniche alle diversificate forme di spettacolo.

Scrive Fabio Bianchi nelle pagine introduttive del libro «consiglio vivamente a tutti di leggere questo libro di Francesco. Ha ricostruito con sincerità e passione una vicenda che, da personale, è in breve diventata collettiva. La sua narrazione ci permette di conoscere la storia e in parte anche l'evoluzione - purtroppo anche il decadimento - del fenomeno "discoteca" che tanto successo ebbe nei decenni scorsi. Nel suo ameno e piacevolissimo storytelling non emerge nessuna ambizione culturale, nessuna pretesa scientifica, solo vividi ricordi della sua pluridecennale esperienza di disk-jockey. È un'analisi trasversale della società, dell'importanza del divertimento e della dimensione - se vogliamo - anche Iudica della vita di molti di noi. A livello provinciale - non solo a ben vedere - la figura del disk-jockey acquista con Francesco un notevole spessore, musicale in primis per la sua particolare sensibilità. Ha cavalcato le mode, ma - ecco il punto - ha saputo controllare i profondi cambiamenti degli ultimi tempi rivendicando a tutt'oggi, dopo quasi mezzo secolo, l'incidenza del disk-jockey nel vivacizzare momenti-clou di una quotidianità altrimenti troppo routinaria».

SINTESI DALLE PREFAZIONI

Gigi Maini - Secondo me appartenere ad una generazione, nata e spalmatasi indifferentemente fra la fine degli anni' 50 e la fine degli anni settanta è servita molto più di un vaccino ad immunizzare le persone giovani e ragazzi in quegli anni a distillare tutto il ben di Dio che quella doppia decade ha riservato. E la musica ha fatto la parte migliore, e tanto importante, nel dare altra nuova vita a tutti quei cuori stregati dalle magie dei Beatles e a tutti quelli che hanno cullato musica viva e nuova. Anni veloci che hanno dato i natali ai posti in cui fare e suonare musica: i locali. In quei primi anni settanta ho conosciuto, divenendone un "Big Brothe - oppure un "Pard", Francesco Vaccari; bel ragazzo dagli occhi azzurri con la chioma mora, che fin da subito ha cominciato a coniugare il soul - con la disco e il funky con il rock and roll; lasciando tanti ricordi del suo essere "Dee Jay" nei locali più noti di tutto il Nord Italia....

Maurizio Sesenna - Il volume che vi apprestate a leggere racconta la "storia" - soprattutto musicale, ma non solo - di Francesco Vaccari, un caro amico e un impeccabile professionista con il quale ho lavorato, fin dagli anni "ruggenti" del Club 33, per tanto tempo, con lui condividendo oltre alla passione per la musica frammenti importanti delle nostre reciproche vicende personali. Ho partecipato con grande piacere, con Francesco e con l'amico giornalista Fabio Bianchi, ai tanti incontri che nella rassicurante atmosfera pre-cena del "Rifugio" di via Vignola civico 33 (Piacenza) hanno visto formarsi questo "racconto di vita" fra ricostruzioni "storiche", aneddoti e battute.

L’AUTORE

Francesco Vaccari, dj piacentino (con diploma di perito elettrotecnico) che quest’anno festeggia 47 anni di attività. Ha fatto ballare generazioni di discotecari, che gli hanno sempre riconosciuto la capacità di creare una scaletta innovativa. La musica rappresenta la passione della vita: nella sua casa ci sono circa 23mila dischi di vinile. Negli anni 1975 - 1976 è stato collaboratore del quotidiano Libertà scrivendo recensioni sulle novità discografiche e sui concerti musicali. Divenne poi il primo Dj radiofonico della settima radio libera nata in Italia: la mitica Radio Piacenza di Gianni Comotti. L’episodio che cambiò radicalmente la sua vita, fu l’incontro al Club 33 con Giovanni Tonini, Dj affermato nei locali piacentini; iniziò una collaborazione come partner delle serate al club - situato allora in via Chiapponi - che allora si chiamava PEOPLE. Da quel momento diventò un vero e proprio mestiere che ancora oggi svolge con entusiasmo. Non gli manca tuttora la voglia di continuare a studiare e di restare sulla scena: ha sempre lavorato di giorno e di notte, ma - come dimostrano le pagine di questo suo primo libro - non sembra sentire il peso della stanchezza.

- “Quando sei triste ascolta musica triste; quando sei allegro ascolta musica allegra. L’importante è non invertire mai”. Spiegaci questa tua ricetta.

E’ una ricetta che ho ampiamente sperimentato personalmente. Lo so che sembra un controsenso, ma essendo la musica legata alla matematica ( infatti le battute si dividono in 4/4 nella maggior parte dei casi ),

se lo stato emozionale è indirizzato sul segno meno e si ascolta una linea musicale allegra il risultato non può che essere negativo ( meno per più da sempre meno ). Se invece ad essere proposta è una melodia con linee più intime e malinconiche il risultato non può essere che positivo ( meno per meno = più ). A parte l’equazione elementare, l’ascolto nei momenti di euforia di musica allegra aumenta o mantiene il proprio umore al po sitivo, nel senso opposto la malinconia viene piano piano dissolta nel momento che una melodia più intima riesce a dissipare la nebbia che in quel periodo temporale offusca la nostra anima.

- Tra i meriti che ti sono riconosciuti c’è la capacità di stare sempre al passo con le nuove tecnologie che  - hai evidenziato - per alcuni sono purtroppo servite a mettere in secondo piano le doti artistiche.

Come per tutti i mestieri ( perché anche questo lo è anche se più “ artistico ), la tecnologia è la base per l’evoluzione del lavoro. Ma come in tutti i settori c’è comunque da possedere le basi storiche che permettono a chi pratica un’attività di formare la propria esperienza. Quello che adesso non succede più. Anch’io svolgo la professione usando attrezzature al passo con i tempi ( una volta esistevano solo i vinili con i giradischi e tutto quanto serviva per effettuare la serata ),e approfitto di questa evoluzione tecnologica, ma a volte ritorno, con più gusto, a proporre DJ Set con l’ausilio dei soli dischi, sia 45 che 33 che Discomix. Anche perché la tecnica che si usa nelle due condizioni, è diversa, e la seconda riesce a dare più soddisfazione a chi ne fa uso. Sì perchè avendo un contatto fisico diretto con il vinile posto sui giradischi ( in poche parole si tocca la superficie per passare da un brano proposto a quello successivo ), e questa operazione riesce a trasmettere un’emozione unica ). Al contrario dell’uso degli impianti attuali dove si interviene nel proporre la musica oramai solo con chiavette USB o Computer, agendo così solo con l’ausilio di tasti ed effetti vari. E poi con la possibilità di preparare già “ confezionato “ o il programma stesso o una parte di esso. Lavorando così in una sorta di Playback. Senz’altro ci guadagna la semplicità nel lavoro, ma si perde soprattutto la spontaneità e l’imprevedibilità nelle proposte punto di forza del passato.

- Il sottotitolo del libro Quando si ballava ancora è stato pensato prima o in epoca Covid?

Il sottotitolo è stato pensato quando oramai il libro era ultimato ma comunque rispecchia un andamento già in essere da molti anni. Purtroppo la voglia del ballo, come spiego nel libro, è andata piano piano scemando. Le nuove generazione sono rivolte ad altri tipi di comportamenti. Meno discoteca e più social, togliendo secondo me una componente quasi ancestrale che appartiene a tutti noi. Da sempre il muoversi seguendo una linea musicale di qualsiasi tipo, ha accompagnato l’evoluzione dell’uomo, partendo dalle manifestazioni tribali, a cui hanno seguito evoluzioni stilistiche che ci hanno accompagnato fino ai giorni nostri ( vedi la continua ricerca di nuovi stili di espressione esplose nelle strade di tutto il mondo). Io stesso ho sempre avuto la passione, le poche volte che ho potuto, di buttarmi su una pista e lasciarmi portare dalle emozioni che la musica proposta mi trasmetteva, facendomi muovere con gioia. La mia speranza è che le nuove leve possano ascoltare di nuovo il proprio corpo così da lasciarsi trascinare nuovamente nell’emozione di una danza liberatoria.

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