Libri piacentini

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Castello di Montanaro

La nostra sezione Cultura, curata dal giornalista Renato Passerini, dedica questo spazio alla segnalazione e recensione di libri piacentini. Ne entrano a far parte le opere che trattano argomenti riguardanti la nostra provincia: geografici, storici, ambientali, economici, urbanistici, folcloristici, ecc.; a queste si aggiungono i libri e le recensioni di autori piacentini, per nascita o per adozione, e i cataloghi delle esposizioni allestite sul territorio provinciale. Saggi e recensioni di amici del nostro blog

Castello di Montanaro

Storia, arte e collegamenti territoriali

A cura di Giorgio Eremo – Marco Horak

Formato cm 23 x 29

Pagine 370

Editore: LIR

Data di Pubblicazione: 2018

EAN: 9788895153933

ISBN: 8895153936

Formato: brossura

In copertina “Il castello di Montanaro”, cm 40x50, olio su tela opera di Bruno Grassi

Un edificio storico di oltre sette secoli prossimo alla rovina irreparabile, un mecenate che sposa cause sociali e culturali, due studiosi di collaudata e affermata esperienza, sono i protagonisti della meritoria iniziativa editoriale che ha portato alla stampa del poderoso volume che racconta la storia di un maniero situato a circa 6 km, dal capoluogo del comune di San Giorgio Piacentino.

Questi nostri riferimenti sono al castello di Montanaro, a Franco Spaggiari - imprenditore che sposa cause sociali e culturali e che l’ha acquistato - a Giorgio Eremo, storico e appassionato studioso di archeologia con all’attivo sedici pubblicazioni di sicuro riferimento per la cultura piacentina, coautore, con Marco Horak - perito d’arte del Tribunale e docente universitario a contratto, specializzato nella gestione dei beni culturali - della corposa monografia che stiamo presentando. Il massiccio castello di Montanaro, edificio di origine medievale sorto oltre sette secoli fa come fortilizio, divenne in seguito una delle principali residenze nobiliari della campagna piacentina, circondato da una vasta proprietà terriera. Nel 1799 fu utilizzato come base d’appoggio delle truppe austro-russe durante la campagna d’Italia contro Napoleone. 

Nel Novecento la proprietà passò in mano pubblica: durante il Fascismo appartenne alla G.I.L.- Gioventù Italiana del Littorio poi, nel 1948, divenne di proprietà dell’ente commissario dei beni ex G.I.L. che stipulò con l'Amministrazione Provinciale di Piacenza un contratto di locazione. La Provincia vi istituì l’Educatorio Provinciale Pallastrelli, un ente a carattere assistenziale che ebbe il merito di accogliere, istruire e avviare al lavoro i ragazzi rimasti orfani, al tempo piuttosto numerosi a seguito della guerra. Successivamente, nel 1963, quando la Provincia trasferì a Piacenza il collegio, il castello di Montanaro cadde in colpevole abbandono fino a che la Regione – che nel frattempo ne era divenuta proprietaria – pochi anni fa emise un bando per la privatizzazione dell’antico maniero, trovando l’interesse di Franco Spaggiari, per nulla allarmato dal fatto che lo splendido edificio del passato fosse divenuto ormai quasi un rudere.  “Ho avuto il grande dispiacere di visitarlo per la prima volta quando era ormai ridotto a una larva - scrive nella introduzione al libro Domenico Ferrari Cesena - e devo dire che, a causa della bruttezza cui l'aveva confinato la sua triste storia, si faticava molto ad immaginare come apparisse in quel passato. Il castello era allora ancora di proprietà di un ente pubblico e questa era, purtroppo, l'origine della sua sfortuna. Chissà perché in certi casi la proprietà pubblica, invece di essere una garanzia di tutela e di gestione nell'interesse esclusivo della comunità dei cittadini, rovina, deturpa, snatura un bene storico, artistico o paesaggistico, talvolta sino alla sua distruzione. Montanaro era stato depredato”.

Il prof. Ferrari Cesena, allora Capo Delegazione FAI della nostra provincia, segnalò la situazione a Franco Spaggiari “grande mecenate del nostro tempo” ricevendone un concreto interesse, poi l'innamoramento e infine l’acquisto. In seguito Giorgio Eremo e Marco Horak hanno compiuto accurati, approfonditi, sfaccettati studi sul castello di Montanaro offrendo ora alla cultura, non solo piacentina, un’opera approfondita e scientificamente documentata tanto che, come ha ricordato il prof. Ferrari Cesena nella sua introduzione, quello che fino a poco tempo fa poteva essere considerato la “cenerentola dei castelli”, è divenuto quello studiato più a fondo e meglio descritto e documentato.  Horak fornisce un’accurata analisi dei principali interventi decorativi di Montanaro, che hanno riguardato alcune sale del castello attraverso l'inserimento di stucchi e grandi dipinti affrescati da Bartolomeo Rusca, occupandosi poi, in altra parte del volume, di tracciare un sintetico, ma al tempo stesso interessante profilo delle storiche casate che si sono avvicendate nel corso dei secoli nel possesso del maniero, fino ad alcuni riferimenti all'attuale proprietario. Eremo, che il compianto storico dell'arte Ferdinando Arisi riteneva a ragione il massimo esperto piacentino nella difficile "interpretazione dei muri", è riuscito in un certo senso a “ricostruire la costruzione”, dimostrando come nel corso del tempo si è evoluto il complesso e come le sue strutture siano variate fino a giungere alle forme attuali.

Franco Spaggiari, che ha già al suo attivo il completo restauro dell'affascinante castello Barattieri di San Pietro, divenuto un centro culturale polivalente fruibile al pubblico, per il castello di Montanaro ha già avviato il progetto di un organico intervento di restauro che prenderà avvio nei prossimi mesi.  Un aneddoto trovato nelle pagine del libro aiuta a comprendere compiutamente la personalità di Franco Spaggiari: sua moglie che, pur assecondando e incoraggiando le scelte del marito, questa volta non nascondeva qualche preoccupazione per l'onerosità degli interventi da compiere, ebbe a chiedergli con una certa apprensione: "Possiedi già uno splendido castello (quello di San Pietro, n.d.r.), avevi, dunque proprio bisogno di acquistarne un altro?" la risposta: “Io non avevo bisogno ... ma lui sì!". Il libro è aperto dall’introduzione del Duca Don Diego de Vargas Machuca, Presidente di FS.I. - Famiglie Storiche d'Italia e dalla prefazione del conte Pier Felice degli Uberti, Presidente della Confederation Internazionale de Genealogie et d’Héraldique nonché dello IAGI-Istituto Araldico Genealogico Italiano. 

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