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Libri piacentini

Opinioni

Libri piacentini

A cura di Renato Passerini

"Conti contundenti - voci da miserabilandia”

La nostra sezione Cultura, curata dal giornalista Renato Passerini, dedica questo spazio alla segnalazione e recensione di libri piacentini. Ne entrano a far parte le opere che trattano argomenti riguardanti la nostra provincia: geografici, storici, ambientali, economici, urbanistici, folcloristici, ecc.; a queste si aggiungono i libri e le recensioni di autori piacentini, per nascita o per adozione, e i cataloghi delle esposizioni allestite sul territorio provinciale. Saggi e recensioni di amici del nostro blog

Oggi segnaliamo il libro di poesie

“CONTI CONTUNDENTI - voci da miserabilandia”

Autore: Maurizio Rossi

Formato cm 15x23

Pagine 144

Casa editrice Tip.Le.Co.

Anno di edizione 2018

Prezzo euro 18

Il libro segna il ritorno di Maurizio Rossi alla poesia, dopo molte stagioni dedicate esclusivamente alla narrativa. La copertina disegnata da Gianfranco Asveri e la fascetta con la frase del filologo Davide Checchi “Se la lettura non graffia, è poco più che esercizio di stile”, avvertono il lettore della poetica tagliente che caratterizza le pagine del volume.

La quotidianità è la dimensione in cui si muove questa raccolta di poesie che offre una rappresentazione della vita quotidiana in una varietà di temi descritti con linguaggio poetico diretto, talvolta un po’ caustico ma sempre molto umano e lontano da ogni retorica. La lettura è avvincente e “prende” il lettore che si ritrova nelle storie di donne e uomini che illuminati dai riflettori calcano la scena da mattatori; quando l’ironia del poeta attenua le luci dell’ideale ribalta, gli attori si rivelano dei saltimbanchi: le loro voci raccontano una “Miserabilandia” scandita dal copione poetico dell’autore che, in circa novanta carmi in lingua e in dialetto piacentino, suggerisce riflessioni contundenti su variegati momenti che caratterizzano la quotidianità della vita di questi nostri tempi.

Miserabilandia - conferma l’autore - è la città, “pretesa” universale, che si fa di volta in volta paese, campagna, chiesa, ufficio, vicinato ecc.: Luoghi o “non luoghi”da cui partono passioni, insidie, cattiverie, gelosie e quant’altro di negativo, se non proprio miserabile. Insomma, la miserabilità, in un modo o nell’altro, spesso ci fa una forzata compagnia; nella brutalità dell’eloquio interpersonale, nella scortesia, nell’arroganza, nell’invidia, nella malevolenza, nella calunnia, nel tradimento degli amici e via di questo passo. “Ovviamente non è tutto miserabile; però è da osservare che la qualità dei rapporti sociali fra individui su cui ho focalizzato la mia attenzione, sta, adagio ma non troppo, scivolando dal canale dell’egoismo al dirupo dell’indifferenza e dal dirupo al baratro dell’assenza completa di empatia verso il prossimo”.

Per fortuna, anche con l’aiuto del dialetto, il dramma esistenziale dei ”conti”, diventa a volte anche commedia in grado di strappare al coraggioso lettore qualche sorriso, sebbene tirato. Le “voci “ da Miserabilandia sono quindi quelle dei “reprobi” o dei miserabili, ma anche quelle quasi silenti delle loro vittime, dei sottomessi, dei perdenti per vocazione o necessità; schiere insomma di miserabili a loro modo di cui il “poeta” (o anacronistico suo malgrado “profeta del presente”), si fa portavoce, rischiando - speriamo di no - la cisterna fangosa del biblico Geremia, per fortuna soccorso salvato dal fango all’ultimo istante”.

Scrive Umberto Fava nelle pagine di prefazione “… e mi sono fatto un'idea di questi Conti da regolare - pagati o da pagare alla vita, dato che la vita i suoi conti se li fa sempre pagare. Se la faranno anche i lettori un'idea e sono curioso di sapere cosa diranno a sentirne i colpi di martello e tenaglia. Se diranno quello che Francesco Berni (sì, quello dei "Dialoghi contro i poeti") disse delle poesie di Michelangelo (anche lui un bel sudatore e martellatore di marmi): Ei dice cose, e voi dite parole. I Conti del Rossi sono cose di vita. Conti che diventano Marchesi quando acquistano la nobiltà e il rango di Poesia. Quando cioè i Conti diventano Canti”.

Nelle pagine finali Malnatus (l’autore) intreccia un delizioso dialogo con Dixit (il prof Claudio Vela), “ancora un po’ scosso dalla lettura della terrificante raccolta di poesie contundenti”, poi in quarta di copertina, il filologo Davide Checchi evidenzia che il libro che per alcuni suoi peculiari aspetti affabulatori e inventivi, rappresenta un unicum di riguardo nell'attuale panorama letterario italiano. Poesia non solo come limpida espressione artistica affinata dal tempo trascorso dal poeta ad "inseguirla", ma pure come strumento di riflessione critica al costume e alle vicende della società globale in cui vive, all'inizio del Terzo Millennio. Nulla di particolarmente confortante, verrebbe da dire leggendolo, se non fosse che in alcune composizioni, nelle quali la commedia sembra prevalere sul dramma degli "attori di strada" presi a caso, emerge, qua e là, il lato comico o tragicomico delle esperienze umane, che solo i due generi letterari a confronto, in combutta o in conflitto - entrambi a loro modo contundenti.

"Conti contundenti - voci da miserabilandia”

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