Libri piacentini

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“Cronache dal vivo delle pestilenze”

La nostra sezione Cultura, curata dal giornalista Renato Passerini, dedica questo spazio alla segnalazione e recensione di libri piacentini. Ne entrano a far parte le opere che trattano argomenti riguardanti la nostra provincia: geografici, storici, ambientali, economici, urbanistici, folcloristici, ecc.; a queste si aggiungono i libri e le recensioni di autori piacentini, per nascita o per adozione, e i cataloghi delle esposizioni allestite sul territorio provinciale. Saggi e recensioni di amici del nostro blog

Oggi segnaliamo

“Cronache dal vivo delle pestilenze”

Pagine scelte da Gianmarco Maiavacca

A cura della Banca di Piacenza

StampaTipolito Farnese

Formato cm 17x22

Pagine 64

Data di pubblicazione luglio 2020

Le pagine di questa pubblicazione raccolgono dal 1100 a.C. al 1918-1920, la storia delle pestilenze come narrate e viste dai Maiavacca-2contemporanei, con ampi riferimenti alle epidemie che hanno colpito Piacenza, in particolare i morbi pestilenziali del 1348 – del 1629:1630 – il tifo petecchiale del 1630 – il cholera nel Ducato e l’influenza spagnola (1918-1920).

Non esiste, che sappia io, - scrive il presidente esecutivo della Banca di Piacenza Corrado Sforza Fogliani -  una organica raccolta dei testi che descrivono le epidemie che hanno devastato Piacenza ed il suo territorio. Del resto, Piacenza fu sempre - come abbiamo da tempo detto, e scritto - un crocevia di artisti, ma prima di tutto di pellegrini, di mercanti, di banchieri: e la nostra terra scontava una volta questa sua invidiata posizione con una maggior facilità di diffusione del contagio (sempre legata - infatti - a passi e passaggi, specie di milizie).  

Anche per questo, forse, Piacenza annovera tra i suoi cronisti quel Gabriele de' Mussi, de' Mussis o Musso (da non confondere con il più noto Giovanni, forse figlio o nipote del primo), che tutti gli studiosi del ramo conoscono per aver riferito nei particolari quanto sentito da testimoni oculari e cioè che la peste del '300 - (un morbo sostanzialmente sconosciuto agli uomini di quel periodo, l'ultima epidemia aveva colpito l'Italia nel 541 d.C., la "pestescansione0029-4 di Giustiniano") - era stata diffusa dai Mongoli, con il loro pluriennale assedio di una colonia italiana in Crimea, assedio dal quale dovettero desistere non prima però di aver catapultato all'interno della città cadaveri di appestati presenti tra le loro fila (una ben nota - agli storici - strategia).

Il libro si apre con un pensiero di Albert Einstein: “la crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.  La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura….

…Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte, con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla”.

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Commenti (1)

  • se ce l’hanno fatta i piacentini dei secoli scorsi a superare i morbi pestilenziali del 1348, il tifo petecchiale del 1630, l’influenza spagnola (1918-1920), figuriamoci se, con tutti i mezzi, le conoscenze e le tecnologie che abbiamo in più dei nostri avi, noi piacentini moderni non riusciamo a superare questo maledetto covid. Ci vuole un po’ di pazienza, un po’ di attenzione, un po’ di sagacia e poi dovremmo riuscire a liberarci di quell’ingombrante e fastidioso incomodo. L’importante è anche non farsi prendere dal panico, e poi, come c’è scritto pure sopra, un bel po’ di sano e duro lavoro

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