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I pifferai dall'Appennino al Po

La nostra sezione Cultura, curata dal giornalista Renato Passerini, dedica questo spazio alla segnalazione e recensione di libri piacentini. Ne entrano a far parte le opere che trattano argomenti riguardanti la nostra provincia: geografici, storici, ambientali, economici, urbanistici, folcloristici, ecc.; a queste si aggiungono i libri di autori piacentini, per nascita o per adozione e i cataloghi delle esposizioni allestite sul territorio provinciale

Pifferai-Dall'Appennino al Po

“Pifferaio”, ossia qualcuno che ha qualcosa da dire agli altri, al mondo intero e vive, anche se a volte inconsapevolmente, se stesso fino alla fine, lungo il sottile filo della vita, contribuendo così a reggere volenterosamente l'Universo oltre che se stesso”.

Autore  Marco Pettorelli   

Prefazione di Oliviero Marchesi

Editore Ponte Gobbo Bobbio                                                                                 Pagine 92                                                                                              Prezzo € 10,00                                                                                            ISBN 978-88-96673-57-7

“Ho sempre desiderato una storia semplice, non ho mai saputo come né quale. Un tempo davo vita alle mie storie imponendole improvvise agli attoniti uditori. Ora sono stanco di raccontare e nascondere il mio affanno di corridore senza meta; è giunto il momento di fermarmi, di fare qualcosa come il Draghino, pifferaio della leggenda”. Questo l’incipit dei nove brevi racconti di Marco Pettorelli . L’autore è nato a Monticelli d’Ongina nel  1953 nella vecchia casa con il grande giardino dove è cresciuto e vive tuttora. Dopo le scuole locali ha frequentato il Liceo Scientifico Gaspare Aselli di Cremona, Giurisprudenza a Parma, senza però  laurearsi. E’ stato negoziante di articoli sportivi - quando tale attività e lo sport avevano ancora un senso, precisa - , assicuratore “pentito” e mediatore di campagna, con scarsi risultati economici, ma grandi soddisfazioni umane.  Per sopravvivere all’agonia della vita moderna è dapprima diventato sciatore di fondo sulle lunghe distanze, poi Pifferaio dell’Appennino e ora narratore. I racconti di questo libro sono frutto di anni di pensieri e rielaborazioni: presentano situazioni e personaggi reali incontrati dall'autore, visti con il suo particolare sguardo, teso a cogliere in ogni persona e in ogni incontro l'elemento vitale che fa delle persone un "Pifferaio”.

Scrive nella prefazione Oliviero Marchesi “Marco era un mio eroe quando ero bambino ed è un mio eroe (per gli stessi motivi di allora nonché per nuovi motivi che si sono aggiunti con il tempo) ancora adesso. E questa non è cosa da poco: tu sai certamente, lettore, quanto sia raro e difficile non essere delusi dagli eroi. Marco, un figlio del Po che - come tutti i monticellesi - era ed è innamorato del suo fiume, sentiva, come per contrasto, il richiamo delle Alpi. Non tanto diversamente, in fondo, da un altro personaggio che da ragazzino passava le sue spensierate estati nella nostra pianura, tra San Pietro in Cerro e Soarza, ma era atteso al varco da un destino che lo chiamava alle montagne più montagne che ci fossero: questo personaggio è Walter Bonatti, il più grande degli alpinisti e l’ultimo degli esploratori, citato in “L’atto bestiale”, il sesto dei nove meravigliosi racconti che Marco mette in fila in questo “Pifferai-Dall’Appennino al Po”.   Qualche anno fa, Marco ha scoperto un mondo che non può non affascinare chi lo scopra: quello della musica popolare del nostro Appennino, anzi, di quel pezzo di monti e colline che è a tal punto un mondo a parte, in cui i confini ammnistrativi non valgono più niente, che i suoi abitanti lo chiamano correttamente “Le Quattro Province”, e potrebbero pure chiamarlo “Le Quattro Regioni”, visto che qui convergono Emilia, Liguria, Lombardia e Piemonte; vale a dire, Appennino piacentino, Oltrepò pavese, entroterra genovese e una fetta di Alessandrino.  Si è imbattuto nella musica delle Quattro Province nella sua declinazione più pura: i Müsetta, il trio formato da “Bani” al piffero, “Tilión” alla fisarmonica e Pier Carlo alla “müsa”, la versione appenninica della cornamusa. …. ed è rimasto stregato da questa musica così autenticamente popolare, e perciò così poco pop, una musica capace di cantare senza bisogno di voce, di fare ballare (con i suoi balli dai nomi antichissimi che attraversano l’Europa da secoli: la giga, il perigurdino…) senza “pum pum” da discoteca .... “

Pettorelli non si è limitato a fare quattro salti a una festa di paese; ha chiesto a Ettore “Bani” Losini, l’ultimo dei grandi pifferai, di insegnargli la sua arte. L’ha imparata, ne fa vivere la tradizione. E di questa tradizione ha assorbito l’archivio di storie e di leggende raccolte  nei nove racconti di “Pifferai-Dall’Appennino al Po”, in cui l’autore ha riversato entrambe le sue anime, quella di pianura e quella di montagna.

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