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Libri piacentini

Opinioni

Libri piacentini

A cura di Renato Passerini

“Il falso nell'arte. Alceo Dossena e la scultura italiana del Rinascimento”

La nostra sezione Cultura, curata dal giornalista Renato Passerini, dedica questo spazio alla segnalazione e recensione di libri piacentini. Ne entrano a far parte le opere che trattano argomenti riguardanti la nostra provincia: geografici, storici, ambientali, economici, urbanistici, folcloristici, ecc.; a queste si aggiungono i libri di autori piacentini, per nascita o per adozione e i cataloghi delle esposizioni allestite sul territorio provinciale e i racconti degli anici lettori

Posato sul nostro leggio è oggi “Il falso nell'arte. Alceo Dossena e la scultura italiana del Rinascimento”. Catalogo della mostra, Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, pagine 264 formato cm 21x28, ISBN: 9788891323316, che rimarrà aperta fino al 9 gennaio 2022.

La rassegna è nata da un’idea di Vittorio Sgarbi e ha come curatori il piacentino Marco Horak, considerato lo studioso di riferimento di Alceo Dossena e autore della monografia dedicata allo scultore giunta ormai alla quarta ristampa (vedi:  https://www.ilpiacenza.it/blog/libri/alceo-dossena-fra-mito-e-realta-vita-e-opere-di-un-genio.html

e l’architetto romano Dario Del Bufalo, eminente esperto di pietre e marmi antichi e di manufatti di epoca romana e medievale. Nel percorso, realizzato con più di centocinquanta opere provenienti da collezioni pubbliche e private, trovano posto anche alcune opere provenienti da collezioni private di Piacenza. La mostra è sicuramente la più grande realizzata sulle opere del geniale scultore cremonese.

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LA SCHEDA DELLA MOSTRA

Alceo Dossena (Cremona, 1878- Roma, 1937), potrebbe essere definito un “autentico falsario” che diede vita a una ricchissima produzione di opere scultoree realizzate nello stile e con le tecniche dei maestri antichi e rinascimentali, “autentico falsario” proprio perché le sue opere sono spesso indistinguibili dalle sculture antiche. Egli fu tra le figure più singolari ed enigmatiche del mondo dell’arte nel Novecento: fu autore di veri e propri capolavori capaci di ingannare l’occhio dei più noti esperti mondiali, che liAlceo Dossena - busto di ragazza - Piacenza, coll. priv.-2 attribuirono a Donatello, Simone Martini, Giovanni e Nino Pisano, Andrea del Verrocchio e ad altri celebri artisti del passato. Le sue opere raggiunsero risultati di una qualità tale che vennero acquistate dai più grandi musei del mondo, per il tramite di antiquari che gli suggerivano i soggetti e gli fornivano i materiali. Il più delle volte non si trattava di copie di esemplari noti, ma di modelli originali realizzati secondo i dettami stilistici e le tecniche esecutive dell’antichità classica, del Due-Trecento o del Rinascimento.  In effetti le realizzazioni di Dossena possedevano un pregio che raramente si può riscontrare nelle opere di un falsario: avevano infatti la forza dell’originalità, perché egli sapeva entrare nel corpo e nello spirito delle forme, mescolando suggestioni della scultura italiana più alta alla sua personale sensibilità. Lo scandalo scoppiò nel 1928, quando Dossena interruppe ogni rapporto con gli antiquari e aprì le porte del suo studio romano a H.W. Parsons, storico dell’arte e consulente di numerosi musei americani, mostrandogli le fotografie che documentavano tutta la sua produzione. Da questo momento, l’artista cominciò a firmare e datare i suoi lavori, alternando la creazione di opere in stile antico e altre di gusto contemporaneo.  L’atelier di Dossena, immortalato in un documentario del 1929, è idealmente rievocato nella prima sala dell’esposizione, seguita da una sezione dedicata al falso nell’arte tra Otto e Novecento. L’attività di Alceo Dossena si inserisce in quel particolare momento storico tra la fine del XIX e i primi decenni del XX secolo che in Italia ha visto il riaccendersi dell’interesse per l’arte medievale e rinascimentale e che ha portato alla nascita e all’affermarsi di movimenti che hanno interessato tutta l’arte, dalla pittura e scultura all’architettura.

In tale contesto un significativo esempio piacentino è assai noto in tutta Italia e all’estero: la nascita del celebre borgoCatalogo-2 neomedievale di Grazzano Visconti, la “città ideale” fortemente voluta dal duca Giuseppe Visconti di Modrone (1879-1943), pressoché contemporaneo di Alceo Dossena. Tale particolare periodo storico ha visto dunque il diffondersi di nuovi stili e movimenti artistici, oggi ormai pienamente storicizzati e sinteticamente definiti come “neogotico” e “neorinascimento”. La mostra del Mart, che rimarrà aperta al pubblico fino al 9 gennaio 2022, oltre alle sculture di Dossena, autentico protagonista dell’evento espositivo, presenta pure alcuni esempi di opere di Giovanni Bastianini (1830-1868), autore di creazioni in stile rinascimentale e alcuni dipinti di Icilio Federico Joni (1866-1946), che nella sua autobiografia del 1932 si definì curiosamente “pittore di quadri antichi” e che si era specializzato in tavole dal fondo oro che ricalcavano lo stile dei Primitivi senesi. Diverse sono le opere di Dossena, Joni e Bastianini provenienti da collezioni private piacentine, fra di esse meritano una particolare menzione due rilievi raffiguranti la Madonna con il Bambino e un delicato Busto di ragazza di Alceo Dossena, nonché una dolce raffigurazione, dipinta su tavola a fondo oro, della Madonna con Bambino di Federico Icilio Joni, nello stile di Giotto.  L’ultima sala espositiva della mostra è dedicata ad un clamoroso esempio di falsificazione ancora recente: nel 1984, in occasione della ricorrenza del centenario della nascita del pittore livornese Amedeo Modigliani (1884-1920), suscitò grande scalpore lo scherzo orchestrato da tre studenti di Livorno e da un artista alternativo della stessa città, Angelo Froglia oggi scomparso, che scolpirono delle teste alla maniera di Modigliani e le gettarono nel canale cittadino, dove si diceva che l’artista avesse buttato quattro sculture che giudicava insoddisfacenti. Proprio in occasione della mostra dedicata al celebre artista livornese, i curatori avevano deciso di dragare il fosso alla ricerca di quelle teste leggendarie. Per giorni non avevano trovato nulla, fino a quando la burla non aveva fatto rinvenire una prima scultura che alcuni fra i più eminenti critici d’arte e accademici avevano giudicata autentica. La posizione degli studiosi rimase orientata sull’assegnazione a Modigliani della scultura, fino a quando gli studenti rivelarono pubblicamente di essere gli autori dell’opera, dimostrando come la stessa era stata realizzata servendosi di un comune trapano elettrico, mettendo così in cattiva luce il mondo degli esperti d’arte e dell’accademia.

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“Il falso nell'arte. Alceo Dossena e la scultura italiana del Rinascimento”

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