Libri piacentini

Libri piacentini

La giostra dei criceti

La nostra sezione Cultura, curata dal giornalista Renato Passerini, dedica questo spazio alla segnalazione e recensione di libri piacentini. Ne entrano a far parte le opere che trattano argomenti riguardanti la nostra provincia: geografici, storici, ambientali, economici, urbanistici, folcloristici, ecc.; a queste si aggiungono i libri e le recensioni di autori piacentini, per nascita o per adozione, e i cataloghi delle esposizioni allestite sul territorio provinciale. Saggi e recensioni di amici del nostro blog“

La giostra dei criceti

Autore: Antonio Manzini

Editore: Sellerio Editore Palermo

Collana: La memoria

Anno edizione: 2017

Pagine: 336 p., Brossura

EAN: 9788838936302

Prezzo euro 14

4° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Gialli - Narrativa gialla

RECENSIONE DI CARMELO SCIASCIA

Non sapevo ci fosse un libro (pubblicato nel 1990 dall’organizzazione degli scrittori di gialli della Gran Bretagna) che contenesse un elenco con i cento migliori romanzi gialli finora scritti.

Quando ne ho avuta conoscenza sono andato a spulciarlo. Mi sono accorto che vi erano autori che personalmente non avrei inserito come scrittori di gialli ed altri, che pensavo lo fossero, ne erano esclusi.

Così va il  mondo! Mi sono detto. Casualità ha voluto che mi trovassi in quei giorni tra le mani un libro di Antonio Manzini, scrittore  di romanzi polizieschi e sceneggiature, creatore in particolare del personaggio Rocco Schiavone, vice questore della polizia di stato. Il suo successo, come spesso succede, e la popolarità da parte del grande pubblico, si è avuto quando la serie di questi romanzi polizieschi è stata tradotta in fiction televisiva.

Come era avvenuto con il commissario di polizia Montalbano di Camilleri, interpretato da Luca Zingaretti, così la storia si ripeteva con il vice questore di polizia Schiavone di Manzini, interpretato da Marco Giallini. Tra i due, chissà chi avrà la meglio a lungo termine, sia per audience che per successo editoriale e letterario, anche se parte storicamente avvantaggiato Montalbano, però non va dimenticato che, anche se successivo, Schiavone ricopre un grado gerarchicamente più elevato, quello di vice questore. Rappresentano ambedue i poliziotti realtà locali, antropologicamente  e linguisticamente diversi: l’uno la sicilianità, l’altro la romanità.

Lasciamo adesso qualsiasi altra considerazione sul paragone dei due personaggi e torniamo soltanto e semplicemente al nostro libro, pretesto con il quale si era iniziato a scrivere: La giostra dei criceti di Antonio Manzini.

Il libro è pubblicato nella collana La memoria della Sellerio, una collana che la dice lunga sui romanzi e sui gialli, se pensiamo solamente che il primo ed il centesimo volume sono stati: Dalla parte degli infedeli e Cronachette di Leonardo Sciascia.

C’è, a fare da colonna sonora al libro (dal titolo appropriato), il destino segnato e senza senso di tutti i personaggi del libro: un destino che somiglia proprio al continuo movimento della ruota dei criceti in gabbia.

Il libro racconta la storia o le storie, sarebbe meglio dire, di ladruncoli e ministri, di comuni impiegati (alienati e frustrati) e di servizi segreti (deviati). In questa storia che ha per scenografia la periferia romana, si dipana la vicenda delinquenziale di una rapina finita male. Casualmente, più per istinto che per convinzione, un impiegato dell’INPS, che per il solo fatto di sentirsi giustiziere delle elargizioni previdenziali, si trova invischiato in un segreto ed inumano disegno politico di funzionari dello Stato (Ministri, Servizi Segreti, Direttori Generali).

Riporto la frase con cui chiude la riunione il nostro  Ministro: “Lo so. È un’idea forte. All’inizio può sembrare sconcirtante. Ma pensateci bene. Quanta gente imbroduttiva manteniamo?  Gente che neanche consuma. Occupa case, intasa i telefoni, infolte le file alle Poste. Parlo dei pensionati soli, statali. Noi non mireremo alla classe dirigente, nessuno andrà a colpire ex dirigenti, artisti, sportivi. No. Noi colpiremo solo le pirsone a cui l’opinione pubblica non bada. Quelli  che troviamo morti putrefatti dopo giorni e giorni. Che riempiono i giardini e danno da mangià ai piccioni. Quelli sò il grosso del nostro deficit. E quelli vanno colpiti. Gli invisibili!”

Gli errori lessicali sono lì, messi a bella posta, ad indicarci il livello culturale del politico. Un’eco al discorso del Ministro lo troviamo nel semplice impiegato INPS quando parla con il suo Direttore: “Bé, per troppi anni abbiamo dato pensioni a tutti senza discernimento. Le baby pensioni a quarant’anni, reversibilità, falsi invalidi. Gente morta che continuava a prendere il mensile. Siamo stati il pozzo dal quale lo Stato ha attinto per anni ogni volta cassa integrazione lo esigeva. Siamo stati tartassati, e adesso cosa pretendono?”.

Sono quelli dell’uomo di potere, il politico di turno, come dell’ultimo semplice cittadino, pensieri coincidenti, purtroppo! Questo nel racconto, ma spesso è così anche nella società reale. La fine delle ideologie ha generato il predominio di un comune sentire, la nascita di una nuova ed uniforme ideologia: il sentire comune che fa leva sugli istinti prevalenti provenienti dall’apparato addominale!

La soluzione al problema previdenziale sarebbe l’eliminazione fisica di un target di persone, ben scelto, che usufruiscono di elargizioni (ben misere in verità) pubbliche!

Questa massa di miliardi non devono più uscire dalle casse dello Stato. E siccome nessun economista finora è riuscito ad arginare il problema, questa massa di persone, freni inibitori dell’economia, un vero e proprio cancro nel corpo dello Stato, deve essere eliminata, l’operazione viene chiamata “Anno Zero”.

La differenza a volte tra il fantastico ed il reale è veramente minima. Basta pensare come tanta gente facente parte di quel determinato target (vecchi con pensioni minime, soli) viene eliminata nella realtà, dalla quotidianità, per mancanza di cure ed assistenza adeguate! Può essere che il problema può essere risolto anche per via legislativa: se alziamo il limite pensionistico, sia gli anni lavorativi che l’età cronologica e nello stesso tempo diminuiamo l’importo con un diverso calcolo monetario, l’effetto alla fin fine non potrà essere che lo stesso. E, per tenerci buona la coscienza possiamo sempre far ricorso alla presenza dell’iniquo nella storia dell’umanità come San Paolo ci ha insegnato nella lettera ai Tessalonicesi. Potrebbe essere questa conclusione un’affermazione della personalità dello stesso vice questore Rocco Schiavone: pessimismo realista ed amore sviscerato per la scoperta della verità!

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