Libri piacentini

Libri piacentini

"La notte più buia"

La nostra sezione Cultura, curata dal giornalista Renato Passerini, dedica questo spazio alla segnalazione e recensione di libri piacentini. Ne entrano a far parte le opere che trattano argomenti riguardanti la nostra provincia: geografici, storici, ambientali, economici, urbanistici, folcloristici, ecc.; a queste si aggiungono i libri e le recensioni di autori piacentini, per nascita o per adozione, e i cataloghi delle esposizioni allestite sul territorio provinciale. Saggi e recensioni di amici del nostro blog

Oggi segnaliamo

La notte più buia

Coronavirus: piacentini che ci hanno lasciato

Autore Mauro Molinaroli

Editore MM

Stampa La Grafica

Formato cm 15 x 21

Pagine 152

Data di pubblicazione luglio 2020

Questo libro di Mauro Molinaroli racchiude le storie di oltre duecento persone del Piacentino morte per il Covid-19 tra la fine di febbraio e Mauro Molinaroli-3la fine di maggio. Nelle oltre 150 pagine si susseguono cronache ed episodi di drammatica umanità che testimoniano la tragedia che dalla seconda metà di febbraio ha diffuso un senso di paura e di angoscia nel mondo. 

Centrali, trattate con grande rispetto e umanità, sono le storie di vita spezzata di oltre duecento persone del Piacentino, morte per il Coronavirus, dai primi di marzo alla fine di maggio.

Dopo un primo capitolo in cui viene descritta la situazione del nostro territorio, ci sono i capitoli dedicati alle categorie professionali e sociali: medici, imprenditori, sacerdoti, politici e amministratori, volontari, docenti e ricercatori, artisti, sportivi e tante figure conosciute nelle vallate... figure che hanno dato tanto alla società e che oggi fanno parte di una Spoon River tutta padana.

A porre l’accento sul valore culturale di questo libro-testimonianza che fa memoria di una tragedia ancora aperta, la presentazione a Corte Biffi di San Rocco al Porto - coordinata dall’assessore alla Cultura del comune di Piacenza Jonathan Papamarenghi - con l’intervento dei primi cittadini di Codogno, Piacenza e San Rocco: Francesco Passerini, Patrizia Barbieri e Matteo Delfini.

Durante i giorni del lockdown, spiega l’autore - ho cominciato a raccogliere articoli e materiali pubblicati da quotidiani cartacei, on line e siti internet, relativi alle tante persone che sono venute a mancare. Coloro che avevano un ricordo, una breve biografia, un ruolo tale da meritare un pezzo a futura memoria, sono i protagonisti del mio libro. Ho approfondito, cercato, ho voluto dare spazio a quei morti.  Si è trattato di un lavoro svolto tra mestizia perché sono molte le persone decedute che ho avuto modo di conoscere e per ognuna, quando annotavo la loro storia, c’era un senso di commozione, una tristezza velata che non mi ha mai abbandonato. Avremmo potuto essere noi al loro posto. A volte è solo una questione di coincidenza.

“Questo libro - scrive Patrizia Barbieri nella introduzione - potrebbe essere l'istantanea di un dolore. Il fermo immagine della sofferenza, copertina-29-2dello smarrimento, del senso di sopraffazione con cui Piacenza si è dovuta confrontare durante i mesi più difficili dell’emergenza sanitaria, in un quotidiano stillicidio di notizie che ci ha uniti nel lutto per la scomparsa di familiari, amici, concittadini che il virus ha portato via con sé, senza dare la possibilità di un abbraccio, o di sussurrare un ultimo ti voglio bene.

C'è, in una parola, la vita della nostra comunità; di questo vorrei ringraziare Mauro Molinaroli, per aver composto un mosaico in cui ogni tassello è importante e carico di significato, capace di restituire l'emozione di un ricordo, di un incontro, di un volto in cui poter riconoscere anche un po' di noi stessi”.

TESTIMONIANZE

- L'Azienda sanitaria in una delle fasi più cruente della pandemia, ha chiesto a Domus Piacentina e Domus Omnia di Carpaneto, di ospitare nella casa funeraria di via Caorsana i cadaveri in attesa di tumulazione o cremazione.  Senza chiedere nulla e fieri di poter offrire una forma di aiuto ai concittadini, sono state ospitate sino a 55 bare al giorno a rotazione, complessivamente oltre quattrocento.

- Aggiunge Pascal Villa della Maccini Giorgio s.r.l.: “Quando il coronavirus ha bucato le pareti di Piacenza, siamo stati in prima linea come i medici e con gli operatori sanitari. Sono stati giorni tetri. Abbiamo filmato moltissime tumulazioni, quando i familiari in quarantena non potevano prendere parte ai funerali, ci chiedevano le riprese filmate, che poi gli mandavamo. Ci siamo attrezzati con la tecnologia, ma soprattutto abbiamo dato dignità alle vittime, con l'intento di avere comunque reso le estreme onoranze alle persone defunte e cercando sempre di fare le cose per bene. ..”

- Per conto della Cooperativa San Martino, sono 130 le donne e gli uomini che in tempi di Covid operano negli ospedali di Piacenza e di Castelsangiovanni. Anche queste persone - come ha scritto Betty Paraboschi su Libertà - che fino a pochi giorni prima chiamavamo semplicemente donne delle pulizie, si sono trovate, al pari di medici e infermieri, in prima linea a combattere il Coronavirus a colpi di disinfettante e straccio. Al fianco dell'eroico impegno degli operatori della sanità pubblica e della sicurezza, nei giorni dell'emergenza sanitaria, il lavoro per le addette e gli addetti alle pulizie e alla sanificazione si è quintuplicato e queste persone hanno corso gli stessi rischi del personale del sistema sanitario. Si trovano anch’essi in prima linea. “Riconoscere il lavoro e l'impegno di queste donne è più che doveroso - commenta Paola Bensi, responsabile dell’area sanitaria della cooperativa San Martino - iniziano la loro attività alle sei del mattino e vanno avanti a lavorare fino alle sei di sera: staccare è difficile, ciò che hanno davanti ai loro occhi è terribile, tutto ciò moltiplica la loro fatica sia fisica che sotto il profilo emotivo e mentale. Donne che fino a febbraio potevano scambiare qualche parola con i pazienti, dare loro un briciolo di conforto, si sono ritrovate a fare i conti con i tanti ricoverati, alcuni dei quali sono morti davanti a loro.  

Conclude il presidente Mario Spezia: " nelle corsie degli ospedali queste nostre Madri Coraggio non hanno il camice bianco. Ogni giorno la loro utilità è stata importante perché è anche grazie alle nostre dipendenti, chiamate a mantenere l'igiene e il decoro dei reparti ospedalieri, che è stato possibile svolgere interventi a favore dei tanti malati nelle settimane di emergenza sanitaria".

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Commenti (1)

  • questo libro, che parla delle storie di una frazione delle persone del Piacentino morte per il Covid-19 tra la fine di febbraio e la fine di maggio, mette in evidenza gli aspetti disumani a cui sono state condannate tutte le persone che sono morte per covid e tutti i loro familiari, poiché trascorrere gli ultimi pochi giorni di vita soli e intubati non è stato sicuramente bello e umano né per chi è morto, né per i familiari stretti di chi è morto. Negli ospedali magari qualcuno del personale sanitario ha dato a quei poveretti qualche gesto di conforto, ma in certe case di riposo mi hanno riferito che sono successe cose abominevoli. Infine, visto che continuo a leggere e sentire parlare di un eroico impegno degli operatori della sanità pubblica e della sicurezza nei giorni dell'emergenza sanitaria, aggiungo come postilla che trovo nauseante questo persistente ricorso al termine di “eroi”, perché penso che gli operatori della sanità pubblica e della sicurezza non siano eroi, ma abbiano semplicemente fatto il loro dovere, anche se i condizioni molto difficili (quindi è giustissimo essere loro grati perché hanno fatto il loro dovere anche in circostanze dure e criticamente eccezionali, ma parlare di eroismo mi sembra davvero eccessivo). Definerei eroi invece tutti quei medici e tutti quegli infermieri che sono morti di covid dopo aver dovuto curare senza protezione i loro malati

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