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"La Nuova Montagna"

La nostra sezione Cultura, curata dal giornalista Renato Passerini, dedica questo spazio alla segnalazione e recensione di libri piacentini. Ne entrano a far parte le opere che trattano argomenti riguardanti la nostra provincia: geografici, storici, ambientali, economici, urbanistici, folcloristici, ecc.; a queste si aggiungono i libri di autori piacentini, per nascita o per adozione e i cataloghi delle esposizioni allestite sul territorio provinciale

Periodico a cura del circolo ANSPI Santa Giustina di Costa - Curletti

Redazione: Angela Amodio, Claudio Barbieri, Pier Luigi Carini e Beatrice Rebecchi. Composizione grafica Giulia Bertotti. Dicembre 2015

Il Circolo ANSPI Santa Giustina di Costa - Curletti  (Ferriere) in questo suo  terzo anno di attività ha contribuito non poco, grazie all’impegno e al contributo dei soci, a mantenere vivo e vitale il proprio territorio. Un impegno ancor più prezioso nel porre rimedio ai danni dell'alluvione del 14 settembre e che necessariamente continuerà nel prossimo anno, rivolto al parziale ripristino della percorribilità delle strade e dei sentieri, soprattutto in prossimità dei corsi d'acqua.

 Il direttivo del Circolo in questi giorni ha fatto pervenire a Socie ed amici la propria voce attraverso le 12 pagine del giornalino La Nuova Montagna la cui copertina presenta la testimonianza di Angela Amodio impegnata con il marito a consolidare a Castelsottano il progetto Le Cascinelle: una piccola azienda agricola che testimonia il coraggio di restare.

Tre parole 

Da quando sono arrivata quassù non ho ancora smesso d'imparare. Ogni giorno un maestro diverso m'impartisce una lezione di vita: un castagno centenario, un giovane capriolo, un anziano pastore, un vento sferzante, un sentiero impervio, una poiana affamata. Tra tutte le lezioni che ho ascoltato e appreso, ce ne sono tre in particolare su cui vorrei soffermarmi: tre parole che avevano perso il loro significato, come razze in via d'estinzione. La montagna le ha gelosamente conservate per spiegarmele e dimostrarmele, fino a renderle nuovamente vive e attuali.

 La prima è "fatica". Una parola cancellata dal vocabolario ad opera del progresso. Fatica è il giusto prezzo da pagare alla terra per i suoi frutti, al Sole per il calore, all’Acqua per il nutrimento. Pensavo come tanti di potermela cavare facilmente offrendo denaro in cambio di cibo, ma la montagna non vuole soldi, vuole fatica.

La seconda è "Pazienza". Un'altra parola fuori moda in un mondo super tecnologico, abituato a ritmi frenetici, dove la regola è l'efficienza, cioè il maggior utile nel minor tempo. La montagna è pazienza, come una salita ripida che ti toglie il fiato e non puoi superarla di corsa, come una discesa scivolosa che richiede prudenza. E pazienza quando i pomodori maturano a settembre e il mais lo raccogli a novembre, quando tagli la legna e poi la impili ordinatamente, e poi la trasporti dentro casa epoi l’accendi e aspetti che s'infuochi e, lentamente, ti scaldi.

La terza è "Dignità". Una parola cancellata in un mondo di furbetti che aspettano l'occasione buona per accaparrarsi privilegi e vantaggi, per occupare posizionidi prestigio immeritate; un gene perduto quello della dignità … Ma la montagna è ancora fiera di dignità: mentre i suoi fianchi si sgretolano e i boschi s'infittiscono, lei si erge con silenziosa dignità in attesa della rinascita. E ritrovo questa stessa dignità nell'anziano montanaro che ha rinunciato all'acqua calda, alla lavatrice, all'automobile e a mille elettrodomestici spesso inutili, per restare a custodire la memoria di un passato fatto di solidarietà nella miseria, di gratitudine per unfavore, di orgoglio nel senso di appartenenza ad unacomunità ormai decimata. E così, attraverso la fatica, la pazienza e con dignità, il mio cammino ritrova una meta. Riscopro il rispetto delle stagioni, il limite delle forze umane, l’ineluttabilità dei fallimenti. Nelle piccole cose una grande pace.

Nelle pagine successive in un articolato contributo la vice presidente del Circolo, Beatrice Rebecchi, traccia un bilancio dell’attività 2015, evidenziando l’opportunità di non arrendersi «All'inesorabile destino dei nostri Appennini» e ricordando «Gli esempi virtuosi: su tutti il sistema Trentino Alto Adige dove si è riusciti a fare del turismo, della tutela della natura, una fonte di reddito proficua che ha scongiurato l’emigrazione, la fuga di cervelli e permesso a tante famiglie una vita stabile ad alta quota». Tra le iniziative attuate dal sodalizio è ricordata la serata del 5 agosto quando con la collaborazione del Gruppo Astrofili di Piacenza, si è potuto osservare da vicino una miriadedi stelle, addirittura si vedevano il pianeta Saturno, i suoi anelli e il suo satellite Titano, una meraviglia della natura, così lontana, eppur così vicina grazie ai due potentissimi telescopi installati davanti al sagratodella chiesa, dove l'inquinamento luminoso era praticamente assente. 

Gontagnai dicembre2015-2

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