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Domenica, 5 Dicembre 2021
Libri piacentini

Opinioni

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A cura di Renato Passerini

Libri piacentini - Radio tricolore: voci dal silenzio Io non dimentico

E' la recente pubblicazione della Maremmi Editore di Firenze che raccoglie i testi di due recenti produzioni teatrali della piacentina Giovanna Liotti. Il libro è stato recentemente presentato all'importante Fiera del libro di Francoforte. Giovanna Liotti è da tempo impegnata, dopo la lunga esperienza di docente liceale di italiano e latino, nell'attività teatrale, a livello compositivo, laboratoriale, scenico e scolastico, con particolare riferimento all'Associazione da lei fondata, "La Maschera di Cristallo"

Radio tricolore: voci dal silenzioIo non dimentico

Autore Giovanna Liotti
Pagine  64
Formato cm 15x22 brossura
Prefazione dell’autore
Prezzo di copertina  euro 10
Editore Prima

E’ la recente pubblicazione della Maremmi Editore di Firenze che raccoglie i testi di due recenti produzioni teatrali della piacentina Giovanna Liotti. Il libro è stato recentemente presentato all’importante Fiera del libro di Francoforte. Giovanna Liotti è da tempo impegnata, dopo la lunga esperienza di docente liceale di italiano e latino, nell’attività teatrale, a livello compositivo, laboratoriale, scenico e scolastico, con particolare riferimento all’Associazione da lei fondata, “La Maschera di Cristallo”.

Per “Io non dimentico”  il riferimento storico è all’episodio de “La Rosa Bianca”, di un gruppo di giovani universitari tedeschi che si opposero alla perversa ideologia nazionalsocialista e al regime politico che l’incarnava in Germania, con la “sola” forza delle idee e dell’impegno civico in prima persona. Ai tempi nostri il senso della memoria storica sta diventando infatti un impegno a tutti i livelli e, in più, qui si tratta di uno specchio su un quadro di valori di altissima portata per il mondo giovanile. Si parla molto oggi, per l’appunto, di disimpegno da parte dei giovani, il che talvolta è esagerato e ingiusto ma talvolta, purtroppo, motivato: confrontare il panorama delle nostre società del qualunquismo e del relativismo con il dramma di questi giovani tedeschi che, in tempi in cui si commetteva anche “peccato nelle università tedesche contro lo spirito della libertà” (Thomas Mann), seppero, con pregiudizio della loro stessa vita, dire un no deciso a una società, a un’ideologia, a un sistema politico contro natura e contro giustizia, contro l’uomo e contro il giusto rapporto fra persona e Stato, contro la vera libertà e contro i comuni diritti, ecco, questo può fare molto bene ai giovani e stimolarli a dare sempre del proprio ovunque vi sia da costruire il comune mondo civile. Se, infatti, possiamo contare sul fatto di esserci lasciati alle spalle il Male del XX secolo, sappiamo che tante storture sociali e culturali dovranno toccare ancora ai nostri giovani e pesare sulle loro spalle, il che necessiterà allora sempre di coraggio, generosità, coerenza, laboriosità: merce non sempre diffusissima e terreno che necessita sempre di educazione interiore, freschezza e trasparenza. Ce n’è abbastanza per lavorare su questi temi al di là di ogni retorica e alla ricerca di buoni antidoti contro i malefici influssi delle ideologie di ogni colore.     

«Agisci come se solo da te e dal tuo operato dipendesse la sorte di tutto ciò che è tedesco e tu ne dovessi rispondere.» (Johann Gottlieb Fichte): questo è il pensiero solenne che una delle protagoniste pronuncia in un momento di tragico epilogo della vicenda.

   L’altra opera teatrale, “Radio Tricolore”,  è ispirata e incentrata sulla vicenda degli Internati Militari Italiani  in Germania nello scorcio della Seconda Guerra Mondiale, una drammatica prova a cui tanti nostri esponenti dell’Esercito Italiano regolare furono sottoposti per aver confermato la loro fedeltà alle libere istituzioni, all’autorità e agli ideali che li animavano, un’angolatura di quel periodo storico purtroppo un po’ trascurata nel complessivo ricordo di quell’intricato, difficile e drammatico momento della nostra Nazione. Nella rappresentazione “Radio Tricolore” si riporta la vicenda di personaggi che tale prova dovettero affrontare: un significativo gruppo di testimoni così viene portato sulla scena, fra cui  Fra’ Ernesto Caroli, il fondatore dell’Antoniano di Bologna, Giuseppe Lazzati, che sarà poi un importante  ispiratore del pensiero politico e costituzionale cattolico e rettore dell’Università Cattolica, lo scrittore Giovannino Guareschi e anche un piacentino, Ernesto Anelli.

Una serie di testimonianze, dunque, tanto commoventi – attraverso la memoria che ne hanno i loro discendenti, presenti sulla scena a ricordarne i valori e le scelte eroiche e il sacrificio per gli ideali, la fedeltà alla Patria e al giuramento – quanto autorevoli e, senza alcun dubbio, altamente educative.

 Il titolo “Radio Tricolore” ricorda una radio clandestina realmente esistita e denota il motivo di fondo della scelta coerente – coerente fino al sacrificio – di questi veri Italiani. Le “voci dal silenzio” sono ovviamente le voci di questi soldati, anche se non sono sempre voci fatte di parole, ma spesso fatte di sfoghi interiori. Si tratta però anche del silenzio che veniva dalla Patria, ove spesso questi suoi devoti figli erano dimenticati e relegati nello spazio di un momento infelice della storia, nelle pieghe di un dramma – la guerra, i totalitarismi – che si voleva dimenticare quanto prima possibile.

Tutto è ambientato in una cantina – la sede, appunto, di “Radio Tricolore” -, nella quale lo spazio è diviso in due zone, reali per un verso, quelle che distinguono i vivi dai morti; in quest’ultima i personaggi prendono forma grazie all’immaginazione della giovane Carlotta Guareschi, che si trova in quel luogo a cercare testimonianze.      

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