Libri piacentini

Libri piacentini

"Nelle fauci degl’Agnelli"

La nostra sezione Cultura, curata dal giornalista Renato Passerini, dedica questo spazio alla segnalazione e recensione di libri piacentini. Ne entrano a far parte le opere che trattano argomenti riguardanti la nostra provincia: geografici, storici, ambientali, economici, urbanistici, folcloristici, ecc.; a queste si aggiungono i libri e le recensioni di autori piacentini, per nascita o per adozione, e i cataloghi delle esposizioni allestite sul territorio provinciale. Saggi e recensioni di amici del nostro blog

Oggi segnaliamo

Nelle fauci degl’Agnelli

Cronache in versi e in prosa dell’incontro con un Re,

Sua Maestà il ’68. A seguire le ballate del ’77,

le storie dei Quadri Fiat al servizio del padrone,

il far di conto con i miti che si rivelano di seconda mano.

Racconti e ricordi poetici in versi e in prosa.

Autore Claudio Arzani

Pagine 128

Formato cm 14 x 21

Editore Ponte Gobbo

Collana “Storie nella Storia”

Anno edizione 2020

Prezzo euro 10

ISBN 978-88-96673-89-8

Copertina e illustrazioni Edoardo Arzani.

L’uscita di questo libro era programmata per l’1 maggio 2020, ma il 22 marzo precedente il Covid, l’ha pensata diversamente e solo 88 giorni dopo, il 17 giugno, ha permesso all’autore di riprendere la sua testimonianza temprata anche dall’ultima esperienza che ha rafforzato la convinzione di un “mondo equo, solidale, giusto” che, Arzani ne è certo, verrà.

Tutto ha inizio nel 1970, quando in una giornata di sciopero studentesco con un corteo per le vie del centro della nostra città dal quale si alzano slogan di protesta, il 16 enne studente di ragioneria Claudio trova “i celerini”: l’ordine costituito democristiano al servizio del padronato schierato contro la voglia di partecipazione popolare di almeno un migliaio di giovani. L’imponente schieramento non impedirà ai manifestanti di raggiungere l’assemblea nella sala della Camera del Lavoro in via XXIV Maggio ...  “Da allora nessun dubbio; dalla parte di chi lavora contro il governicchio democristiano di Fanfani e compagnia briscola”.

20 febbraio 2020 Claudio Arzani è di nuovo in via XXIV Maggio, sempre alla Camera del Lavoro; questa volta al Patronato Inca Cgil per la sua pratica di pensione. Ha con sé la Raccomandata con la quale l’azienda A.S.L. ha disposto d’autorità la sua collocazione a riposo dal 2 maggio 2020. Tutto regolare 43anni e due mesi di contributi, 66 anni di età.  

Arzani un po’ frastornato lo è; il lavoro, scrive ha un ruolo centrale nella giornata di tutti noi, nella settimana, nel tempo di vita, minuto per cover Arzani '68-2minuto, otto ore al giorno e anche più, almeno dal lunedì al venerdì e per qualcuno sabato o domenica inclusi in ogni giorno della sua vita”...

E dal 2 maggio? si domanda. Una voce al telefono lo rincuora “Hai gestito il personale dalla parte di chi lavora”...

Il libro è una raccolta di cronache-testimonianze politiche e culturali e ricordi poetici in versi e in prosa immersi nella storia locale e nazionale dal ’68 ad oggi: un viaggio a far conti con la storia, scrive Arzani nell’ultima di copertina dove in prima persona traccia la sinossi:

Nel ’68 avevo 14 anni e ascoltavo i Beatles e i Rolling Stones, leggevo il Corriere dei Piccoli e sottobanco a scuola Caballero. Mammà, d’origini contadine, non mi comprava i jeans che, lei diceva, erano roba da manovali.

Il mio ’68 arrivò nel ’70 quando mi ritrovai non so più come in una stanza in via Campagna, nella mia città. Alla porta una tabella con falce e martello e una scritta, P.S.I.U.P., Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria. Quando ho deciso di iscrivermi hanno sciolto il partito per mancato risultato elettorale. Dopo lungo pensamento mi sono presentato in via Risorgimento. Lì stava la sede del P.S.I. e del Circolo Turati. Sono entrato. Mio padre e i suoi amici fecero festa. Mi han detto che, per loro, quel mio ’68 valeva come il loro 1948 ed eravamo compagni, compagni socialisti. Laici, democratici e di sinistra. Acomunisti. A pugno chiuso.

Nel 1982, ormai laureato, vincevo la selezione dell’A.I.D.P. per una borsa di studio a Torino che doveva portarmi alla Direzione del Personale in FIAT ma, alla fine, non era quello il mio mondo. I miei miti e i miei sogni in breve mi hanno portato al servizio dei bisogni dei CLAUDIO ARZANI-2cittadini e non dell’utile economico di pochi. Ed ora, sessantasei anni dopo il primo vagito?

Claudio Arzani - scrive Carmelo Sciascia nella presentazione - conferma di essere con questo libro un poeta, uno scrittore, ma soprattutto un vigile e attento testimone del suo tempo. Un tempo che ci vede, cinquant’anni dopo, orfani dei miti ma non per questo senza speranza perché, se è vero che le tute blu non escono più dal solito cancello ma han cambiato via d’uscita, i sogni no! I sogni non sono svaniti, i sogni son duri a morire, specialmente i sogni che affondano le radici nelle idee di riscatto dell’intera umanità, sogni che son come le utopie… senza tempo, come le idee di uguaglianza e libertà!

Aggiunge Gianluca Zilocchi, segretario CGIL di Piacenza: Il grande merito del lavoro di Claudio Arzani, lucido e critico testimone di una stagione decisiva nella storia del movimento operaio e del Paese tutto, è quello di riuscire a raccontare una storia personale, la sua, collocandola in un più ampio racconto collettivo che, attraverso vent’anni di eventi, chiude un periodo di grandi lotte e conquiste e ne apre uno nuovo, fatto di arretramenti e di rinunce. È sì, quindi, la storia di un uomo, ma è la Storia di una generazione intera, di un pensiero, di un agire comune, di un senso di appartenenza che si dipana attraverso gli anni delle lotte del ‘68, e poi gli anni del terrorismo, della strategia della tensione, e che con il tempo diventerà individualismo e assumerà il sapore sempre più amaro della sconfitta collettiva, anticipata in modo emblematico dalla vicenda Fiat...

CONOSCIAMO L’AUTORE. Claudio Arzani, classe 1954, militante socialista tra gli anni ’70 e ’90, portavoce del Movimento Laburista cofondatore dei D.S., laureato in giurisprudenza, giornalista pubblicista, collaboratore negli anni ‘80 dello storico quotidiano socialista “Avanti!”.

Dopo l’esperienza in Fiat nei primi anni ’80, è attivo nella sanità pubblica fino al maggio 2020 nell’ambito dell’Ausl di Piacenza in qualità di Direttore della direzione amministrativa di rete ospedaliera, responsabile della prevenzione corruzione e trasparenza; Presidente del Comitato Unico di Garanzia per le pari opportunità. Blogger per passione (arzyncampo.altervista.org), ha pubblicato saggi su temi sociali, memorandum storici di guerra e libri di racconti in versi e in prosa, espressioni della sensibilità e dell’impegno sociale che lo fanno definire ‘poeta sulle barricate’.

Con Pontegobbo edizioni nel 2016 ha proposto “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo”. Racconti e poesie gli hanno meritato premi e segnalazioni a Lodi Vecchio, Cremona (premio Salvatore Quasimodo), Napoli Secondigliano, Brescello (premio ‘Il piccolo mondo antico’), Cortemaggiore.

E’ vincitore del Premio nazionale “IL CONTESTO 2019”. E’ tra i poeti inseriti nel libro “Piacenza Poesia, poeti all’ultimo km della via Emilia”, impresa letteraria coraggiosa dell’editrice Scritture.

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Commenti (1)

  • “i sogni son duri a morire,” sono le nostre macchine del tempo che ci portano avanti, perché bisogna sognare per poter fare qualsiasi cambiamento e qualsiasi rivoluzione

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