Libri piacentini

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Piacenza, città da amare senza se e senza ma

La nostra sezione Cultura, curata dal giornalista Renato Passerini, dedica questo spazio alla segnalazione e recensione di libri piacentini. Ne entrano a far parte le opere che trattano argomenti riguardanti la nostra provincia: geografici, storici, ambientali, economici, urbanistici, folcloristici, ecc.; a queste si aggiungono i libri e le recensioni di autori piacentini, per nascita o per adozione, e i cataloghi delle esposizioni allestite sul territorio provinciale. Saggi e recensioni di amici del nostro blog

A cura di Emanuele Galba 

Pagine 128

Stampa Tipolito Farnese – Piacenza

Anno 2017

“Piacenza, città da amare senza se e senza ma”

Questo libro di Emanuele Galba ricorda la vita di un uomo che ha dato a Piacenza più di quanto ha ricevuto: Vito Neri, deceduto all’età di 84 anni. E’ stato presidente dell’Associazione liberali piacentini, assessore del Comune di Piacenza con la delega alle Attività produttive nella giunta Guidotti; consulente aziendale in importanti realtà nazionali, ma soprattutto giornalista, anzi, come ha scritto su queste colonne Carlo Giarelli, “un geniale giornalista”.  Il libro di Emanuele Galba presentato a Palazzo Galli – Banca di Piacenza dall’autore in dialogo con Giangiacomo Schiavi e Antonino Coppolino (vedi articolo in cronaca), ricorda l’appassionato rapporto di Vito con le “meraviglie” della nostra città, che considerava una “donna da amare” senza se e senza ma.

E’ una pubblicazione - scrive nelle pagine di presentazione l’avvocato Corrado Sforza Fogliani - da conservare e da consegnare ai figli perché abbiano contezza piena della vita cittadina di questi anni. Grazie a Emanuele Galba, che ha curato questa pubblicazione con la stima - per così dire - figliale che per Vito aveva, ed ha, e col quale ha sempre condiviso - anche a prezzo di personali sacrifici - la passione per la verità, per il leale confronto delle idee, per il pluralismo informativo, per un giornalismo libero da condizionamenti di sorta.

Aggiunge Ernesto Leone: “Avvertiva in modo costante il bisogno di affrontare nuove sfide e le occasioni per mettersi alla prova non gli mancavano, offerte in continuazione da persone desiderose di avvalersi delle sue doti non comuni. Si comportava come una persona tranquilla e posata, ma in realtà doveva fare i conti con una profonda irrequietezza intellettuale, che non raramente è una delle caratteristiche precipue di chi sotto la calotta cranica custodisce non un arrancante motorino, ma il propulsore di una vettura da gran premio. Costanti rimanevano comunque la gentilezza, l'affabilità, il tratto signorile dell'uomo leale, aperto ad accogliere confidenze e a offrire preziosi suggerimenti. Molto spesso, tuttavia, quei consigli non riusciva a elargirli a se stesso, soprattutto quando era in ballo l'interesse personale”.

Testimonia, sempre nelle pagine introduttive, Giangiacomo Schiavi: “Dicono che il mestiere di giornalista si impara rubando da chi è più bravo di te, ma Vito era talmente generoso da rendere inutile il furto: non nascondeva nulla. Poteva aver fatto un pezzo magistrale e metterci sotto la tua firma, per gratificare una passione nella quale si riconosceva. A me è successo. Volevo fare il giornalista, ma non avevo santi in Paradiso, parenti preti o cardinali, raccomandazioni da esibire. Andai da lui con un libro di poesie. Mi offrì una speranza. Mi incoraggiò. Mi diede fiducia e un perimetro nel quale stare: scriviamo per i lettori, difendiamo la libertà, cerchiamo di essere dalla parte della gente perbene ...

Quando sentiva l'odore della notizia, i suoi occhi lampeggiavano. Aveva la curiosità  dell'inviato speciale, la zampata del polemista, la classe dell'editorialista.  Un maestro nei termini in cui l'intendeva Calamandrei. Di quelli che incidono nei connotati del carattere. Cronista politico alla Libertà, corsivista alla "Voce" e alla "Cronaca", un ruolo che gli stava a pennello. Con "Agenzia dice che" ha scritto dei veri capolavori.  La piacentinità, che paragonava alla negritudine, e un grande orgoglio, gli vietavano di chiedere favori. Anche al giovane amico che stazionava un tempo sotto la sua finestra ed era finito al Corriere della Sera, il quotidiano che amava e dove avrebbe potuto stare”.

Le pagine scelte da Emanuele Galba centrano l’obiettivo di fornire una mini-antologia della capacità di Vito di descrivere un evento e contestualizzarlo, condurre per mano in poche righe il lettore a trovare un punto d’incontro tra cause ed effetti e infine suggerire un’interpretazione dei fatti. Aprono dall’inizio di un libro che la morte non gli ha permesso di proseguire, riprendono alcune novelle scritte da Vito negli anni giovanili, l’esperienza editoriale del suo settimanale “Tuttigiorni”, poi racconti, ricordi, prefazioni e suoi articoli tratti dai quotidiani “La Voce” e “La Cronaca”.

L’ottimo lavoro di Emanuele Galba è completato da un certosino indice dei nomi e dei luoghi citati nel libro, che ripercorre la vita del giornalista-intellettuale capace di diffondere conoscenza senza ostentazione di erudizione, ma con il sottile piacere di far capire.

In occasione di questa presentazione ci è giunto anche un pensiero poetico  di Eugenio Mosconi, “alla memoria dello stimato giornalista”:

Voli nell’azzurro entro

Il sorriso dell’immensità 

Trapassando le nubi,

Ormai.

Nelle pagine scritte

Esprimevi,  in... “Libertà”,

Riconosciute verità, e, lieto,

Il cielo, pur grato, t’accoglie.

(Fotografie di Carlo Mistraletti)

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