Libri piacentini

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"Racconti e pensieri un po' così"

La nostra sezione Cultura dedica questo spazio alla segnalazione e recensione di libri piacentini. Ne entrano a far parte le opere che trattano argomenti riguardanti la nostra provincia: geografici, storici, ambientali, economici, urbanistici, folcloristici, ecc.; a queste si aggiungono i libri di autori piacentini, per nascita o per adozione e i cataloghi delle esposizioni allestite sul territorio provinciale

Oggi segnaliamo

RACCONTI E PENSIERI UN PO’ COSI’

Autore Giovanni Pacella

Editore L.i.r

Pagine 108

Anno 2015

Euro 12

Isbn : 8006243180006

Giovanni Pacella-2

Gli autori di libri, quando si parla di un loro saggio o di un romanzo, rivelano speranza e orgoglio; quando però i capitoli della loro narrativa non sono portatori di una storia completa, ma di più storie spezzettate, ognuna conclusa a fine capitolo - la maggior parte di loro mette le mani avanti e avverte il bisogno di puntualizzare ... però, è un libro di racconti... quasi che con “il però” dovessero giustificare un atteggiamento aggrovigliato da chissà quali considerazioni, quasi a ritenere il libro di racconti un vassallo del romanzo. Non è il caso di “Racconti e pensieri un po’ cosi” di Giovanni Pacella, presentato da chi scrive in dialogo con l’autore e con l’intervento di Cesare Zilocchi, a Villa Raggio di Pontenure su invito della locale Associazione Arte e Cultura presieduta da Franco Zerilli. Le statistiche dimostrano infatti il gradimento degli italiani per le collane di racconti brevi. E da quanto dicono gli esperti del settore,“la short story”è gradita a molti lettori e i premi letterari riservano collane specifiche.

“Sono cresciuto letterariamente con i best-seller americani anni 50, una letteratura ben diversa dai romanzoni ottocenteschi- confida Pacella - la mia grande passione è poi stata il giornalismo. Penso che oggi, quando riesci a trovare un lettore, non si debba annoiarlo con inutili e prolisse narrazioni..”. “Racconti e pensieri un po’ cosi”, si caratterizza per una vena novellistica, quella di Pacella, alimentata da un intreccio tra ricordi autobiografici e cronache di eventi; l’autore setaccia aspetti cruciali delle esistenze contemporanee, mettendoli al servizio di una narrazione che coinvolge, storie reali che potrebbero avere quale protagonista il lettore stesso.

Il volume è un piccolo gioiello, una raccolta di racconti brevi che con qualche formattazione potrebbe diventare un romanzo autobiografico una storia di oltre quaranta capitoli con al centro le esperienza che l’autore ha vissuto di persona, e riproposte ai lettori con un tratto narrativo dalla prosa e dal cipiglio a volte bonario, altre volte un po’ cinico sempre comunque espresso con intelligenza.

Racconti e pensieri si susseguono come schegge fulminee una forma che risponde alle dinamiche dei nostri giorni: al bisogno di rapidità dettato da smartphone e tablet, all’approccio fulmineo della narrativa da poche migliaia di caratteri. Le pagine sono gradevoli e briose, facilmente leggibili anche tra una fermata e l’altra del bus; una prosa intensa che scorre sul filo di lana, impigliando il lettore fino all’ultima parola e anche quando il racconto si snoda tra analisi e considerazioni non condivise da chi legge, la lettura non indispone ma fornisce spunti di riflessione.

Come detto le storie richiamano vicende vissute dall’autore  che, esperto in import-export, ha camminato all'estero promuovendo le vendite dei prodotti italiani, viaggiando “per oltre trent’anni in treno, auto, aereo, tra meridiani e paralleli, caldi africani e geli canadesi, tra cibi esotici e clienti che avevano sempre ragione, fossero simpatici o antipatici..”, a volte inconsueti come i turchi che riforniva di litri su litri di candeggina, o emigrati italiani avidi di vecchi settimanali illustrati (Grand Hotel; Sogno, Bolero e simili) che Pacella acquistava a peso dopo qualche settimana dall’uscita e rivendeva in copia singola. In Libia – racconta - avevo molti compratori italiani e quando Gheddafi ha nazionalizzato i loro averi, ho subito un danno rilevante. Avevo anche un’importante azienda libica che acquistava i miei prodotti e pretendeva una provvigione in una banca italiana. Quando Gheddafi ha nazionalizzato gli averi degli italiani, io ho nazionalizzato le provvigioni libiche. Ovviamente non sono più riuscito ad avere un visto libico sul passaporto.

In sintesi: un libro ben configurato che offre una piacevole e curiosa raccolta di osservazioni, paragoni, nostalgie con protagonisti animali domestici e selvatici e l’ambiente piacentino.

Aderente al titolo è l’immagine di copertina. Ne è autore Cesare Zilocchi che garantisce di averla scattata casualmente in tempi precedenti la nascita del libro, quando aveva incontrato in piazza Cavalli l’amico ai piedi del monumento a Romagnosi. Quella mattina confida Pacella, mi ero seduto per un momento di riposo ma dopo che un passante mi aveva allungato una monetina avevo deciso di studiare i riflessi dei passanti, in una decina di minuti oltre la monetina iniziale avevo raggranellato una bottiglia di vino, un pezzo di formaggio e alcuni euro, oltre naturalmente la foto scattata da Cesare.

L’AUTORE

Giovanni Pacella è nato a Pontenure ma da diversi anni risiede in La Valle di Gropparello. Ha iniziato a interessarsi di giornalismo alla fine degli anni sessanta collaborando al settimanale Piacenza Oggi. Suoi reportage, racconti, interventi, poesie sono stati pubblicati dai quotidiani Libertà e Cronaca di Piacenza. Altri, di carattere economico-alimentare, dalla Camera di Commercio e da riviste specializzate. Ha debuttato come scrittore nel 2000 con "Minuzie", un libretto di racconti animalisti, al quale nel 2007 è seguito "Via Tobruk e i racconti di Valle", nel 2008 "Una famiglia, un paese, la guerra!”. Tra il 2009 e il 2010 è stata la volta di "Cuculi e di "Ragazzi di via Gerra" e, nel 2011, "Ragazzi di via Roma". A seguire “A proposito, più sentito l'usignolo?" di cui è coautore Cesare Zilocchi e “Orme-Tre amici sui sentieri dei partigiani” scritto con Federico Camia e Franco Zerilli.

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