Libri piacentini

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"Storia e arte in Santa Maria di Campagna"

La nostra sezione Cultura, curata dal giornalista Renato Passerini, dedica questo spazio alla segnalazione e recensione di libri piacentini. Ne entrano a far parte le opere che trattano argomenti riguardanti la nostra provincia: geografici, storici, ambientali, economici, urbanistici, folcloristici, ecc.; a queste si aggiungono i libri e le recensioni di autori piacentini, per nascita o per adozione, e i cataloghi delle esposizioni allestite sul territorio provinciale. Saggi e recensioni di amici del nostro blog

Storia e arte in Santa Maria di Campagna

Autore P. Andrea Corna 

Ristampa anastatica a cura della Banca di Piacenza 

Maggio, 2018 

Pagine  306 originali più insertodi presentazione

Formato cm 14,5 x 22,5 

Stampa Casa editrice Tip.Le.co., Piacenza

Più di un secolo fa - esattamente nel 1908 - veniva pubblicata la prima grande monografia dedicata alla basilica tramelliana di piazzale delle Crociate. Frutto dell’accurato lavoro di ricerca di padre Andrea Corna (Borgonovo Val Tidone, 1867 - Imola, 1942), il volume  andò ben presto esaurito così come le successive edizioni realizzate nello spazio di un breve arco temporale. Un vero e proprio primo studio moderno e scientifico sulla chiesa e sull’arte e la storia che racchiude. Il libro di padre Corna è oggi rarissimo da trovare, per chi non abbia la fortuna di possedere una ricca biblioteca storica; è presente in una manciata (31 in Italia e 28 all'estero) di biblioteche pubbliche, istituzionali universitarie sul territorio nazionale presso le quali è ovviamente solo consultabile in loco. La Banca di Piacenza, nell’ambito delle manifestazioni collaterali alla “Salita al Pordenone”, ha provveduto alla ristampa anastatica dell’opera, che è stata illustrata dal Presidente del Comitato esecutivo della Banca di Piacenza, avvocato Corrado Sforza Fogliani, dal Guardiano del Convento, padre Secondo Ballati e dal dott. Leonardo Bragalini della casa editrice Tip.Le.Co. 

Il testo di Padre Andrea Corna  - ha evidenziato Bragalini - può definirsi una pietra fondante, su cui si sono potuti costruire gli studi moderni dedicati alla Basilica di Santa Maria di Campagna. Fino alla monografia del 1908 erano sì apparsi contributi alla conoscenza di alcune delle opere d’arte in essa custodite, ma mai prima d’ora si era considerato il tempio nella sua totalità, dal punto di vista sia devozionale. Prendendo le mosse dalla fondazione di Piacenza, dal diffondersi del culto cristiano ai primi del IV secolo e dall’intensificarsi della devozione mariana nel medioevo, l’autore giunge con un ritmo incalzante agli eventi che hanno condotto alla nascita e allo sviluppo dell’antico luogo di culto, divenuto cruciale meta dei pellegrini di passaggio a Piacenza, in special modo dopo il Concilio del 1095 e le indulgenze indette dal Papa Urbano II in questa occasione. Il nucleo fondamentale dell’opera – ha aggiunto Bragalini - è senz’altro la minuziosa e solenne descrizione delle vicende di fondazione del nuovo Tempio dedicato alla Madonna di Campagna. Preziosissima per gli studi a venire è la testimonianza dello stato di conservazione degli affreschi al tempo dello scritto, documentata anche dalle riproduzioni fotografiche presenti: “le pitture degli scompartimenti del catino si trovano in condizioni miserevoli, causa l’acqua che penetrava, quando il tetto non era ben riparato da lastre di piombo o di rame come è ora.

Pagina dopo pagina si disvelano le vicende della Basilica: l’arrivo dei Frati francescani Minori per volere di Pier Luigi Farnese, il corpo del Duca assassinato depositato presso la Basilica, l’ornamentazione della Cappella di Santa Vittoria, dopo la distruzione della chiesa dedicata alla martire per far posto al convento francescano, il legame strettissimo con la stirpe ducale dei Farnese (di cui l’autore non trascura di riportare le vicende storiche; fondamentale ricordare che nel coro è sepolta Isabella Farnese, sorella del Duca Francesco che qui secondo tradizione volle fosse sepolto il suo cuore. 

Alla luce dello stravolgimento operato dall’ampliamento di fine Settecento, il Corna ricostruisce in base alla testimonianza manoscritta di Padre Fortunato da Piacenza, testimone oculare della demolizione dell’antica Cappella e del Coro, quale doveva essere l’assetto prima dei lavori.(L’antichissimo santuario di Campagnola era stato inglobato nella chiesa Tramelliana, ma con i lavori del Tomba se ne sono perdute quasi tutte le tracce). Si giunge infine all’Ottocento, all’espulsione dei frati e al successivo rientro, al progetto maestoso dell’Organo Serassi redatto dal celebre organista Padre Davide da Bergamo riportato integralmente. Il testo si chiude con la costruzione del nuovo convento concluso nel 1905, in cui i frati dovettero riparare dopo la cessione del Convento cinquecentesco alla Provincia, che ne fece un ospedale psichiatrico.

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