Libri piacentini

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“Una strada maestra. Viaggio sentimentale in Valluretta”

La nostra sezione Cultura, curata dal giornalista Renato Passerini, dedica questo spazio alla segnalazione e recensione di libri piacentini. Ne entrano a far parte le opere che trattano argomenti riguardanti la nostra provincia: geografici, storici, ambientali, economici, urbanistici, folcloristici, ecc.; a queste si aggiungono i libri e le recensioni di autori piacentini, per nascita o per adozione, e i cataloghi delle esposizioni allestite sul territorio provinciale. Saggi e recensioni di amici del nostro blog

Oggi segnaliamo

“Una strada maestra. Viaggio sentimentale in Valluretta”

Autore Umberto Fava

Editore Tipolitografia Costa, Borgonovo V.T.

Anno edizione 2020

Pagine  192

Formato cm 10 x 20

Grafica Alberto Ghiadoni

Prezzo € 18

In copertina “Siesta”, xilografia di Mansueto Barbieri.

Fava in cammino in Valluretta sulla strada delle rimembranze

Con questo volume Umberto Fava offre l’opportunità di far un’affettuosa conoscenza con la Valluretta.  La piccola, armoniosa e silenziosa Umberto Fava-3-2-2valle piacentina non è però presentata dalle sue emergenze turistiche o gastronomiche, ma da sentimenti, flash di storie di tante e tante persone che la abitano o l’hanno abitata, compagne di viaggio, viandanti che si accostano al fianco di chi legge come immagini che si sciolgono lentamente dal silenzio del passato o del presente attraverso 192 facciate di testo continuo, salvo due ben motivate interruzioni di pagina.

Il filo conduttore di questo viaggio sentimentale è la strada maestra che dà il titolo al libro, una strada che non invita la gente a emigrare, ma a tornare, con stradine e sentieri che legano paesi, ed anche storie, persone e personaggi. Tra questi, Fiorenzo Tosi, Pierluigi Elefanti e Bonfiglio Raschiani - alla cui memoria il libro è stato scritto – e Piozzano, rimasto il villaggio che era, “degno del Sabato del villaggio di Leopardi”.

Ma ... non c'è in valle un angolo nascosto che non abbia un bivio, una strada, una casa e sopra un prato, una boscaglia e un canale d'acqua, e dietro quel colle un altro colle con altre strade, altri canali ed alberi e cascinali e campanili ... In questo ondulare e altalenare di rive e di colli, ovunque guardi c'è appartato o palese un posto, un segreto di acqua e bosco, un richiamo, una tentazione, una sorpresa in una radura.

Il libro è un viaggio-pellegrinaggio che fa conoscere facce, fatti, posti, date, malinconie, ricordi e nomi, i nomi della gente, i nomi delle campagne, i nomi delle cascine, i nomi delle piante, i nomi dei fiori, i nomi degli animali nostri fratelli, i nomi delle cose, di ogni cosa creata, i nomi creati con le cose, i nomi che hanno il suono del luogo natio, i nomi che sono le parole delle cose…

La strada maestra del titolo è la strada della Caldarola, di cui l’autore narra qui la lunga avventura, dalla sua nascita alla sua rinascita: l’intervalliva Piozzano-Mezzano Scotti, un ponte che dalle sponde del Luretta arriva a quelle del Trebbia. Un’Odissea durata quasi 50 strada maestra-2anni, cinque volte tanto l’Odissea di Ulisse. Una strada che ha avuto tre “padri”, Fiorenzo Tosi presidente della Provincia che ne decretò la provincializzazione e Pierluigi Elefanti sindaco di Piozzano e Bonfiglio Raschiani, il  Filietto della Costa, che dedicarono alla memorabile impresa tanto del loro tempo e dei loro pensieri perché da antica mulattiera diventasse l’arteria che è adesso.

E’ su questa strada che Fava compie il suo viaggio fra sentimenti, nostalgie, ricordi. “Perché si scrive – si chiede Fava – se non per ricordare? Per non dimenticare una valle e un amico”. Soprattutto l’amico Elefanti che è stato quello, racconta Fava, che “m’ha fatto conoscere  la Valluretta dicendomi: questo è un piccolo mondo antico, uno degli ultimi, dura fin che dura, ma finché dura tu qui respiri con la sua bocca”.

Quando inizia il suo cammino, Fava è solo con Pierluigi, Filietto e Fiorenzo, ma quando arriva alla fine si trova insieme a molta altra gente, si potrebbe dire con mezza e più Valluretta, soprattutto con gli amici perduti. Ai quali nelle ultime righe dice: “Non sapevo di volervi così bene”.            

DALLE PAGINI FINALI:

Le strade servono anche a far incontrare chi c'è ancora con chi non c'è più, il ricordo con il volto ricordato, il nome con chi lo portava, il di qua con il di là ...  Ciascuno con la propria storia, ma tutti col tempo così breve e così lungo della propria esistenza, così lunga che va al di là della stessa memoria e così breve che il cuore non può risuonare al di là del proprio battito.

L’AUTORE. Umberto Fava, giornalista, scrittore, fabbricante di parole e di leggiadre e fantasiose iperboli, che si considera “un vecchio lupo che non ha perso né il pelo né il vizio. Il vizio di scrivere”.

Nel 2017 ha ricevuto dalla Famiglia Piasinteina l’”Angil d’Or” fra l’altro per la sua intensa e lunga attività di critico teatrale svolta “con equilibrio e autorevolezza“.

In lui si scorge ancora il ragazzo che si perdeva davanti alle vetrine dei librai mangiando con gli occhi copertine, titoli ed autori, e sognando il giorno che in vetrina ci fosse posto anche per un suo libro. Il ragazzo che è cresciuto e che non dimentica le emozioni di quando varcava le prime volte il portone di Libertà con in mano carta scritta; al batticuore quando correva in edicola a comprare il giornale e vedeva il suo racconto pubblicato in terza pagina.

Sono via via venute, oltre a quella che abbiamo ora presentato, alcune opere di narrativa: “Facile dire Po. Storie e favole per un anno e una stagione”, “La tempesta nel bicchiere”, “Doppio gioco” in tandem con Maurizio Rossi, “Giorgio e il drago che mangia le parole”, “Il quadrifoglio di Medea”, “Il bel tacer”, “Se il Po fosse Gutturnio. Venti racconti e nuovi sogni”. Suoi racconti sono stati pubblicati da riviste nazionali di grande tiratura.

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