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Locale-globale. Noi visti da fuori

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A cura di Flaviano Celaschi

Annibale, location meravigliosa ma non c’è la minima traccia del legame con il Piacentino

La compravendita di mostre ed eventi culturali attraverso format che sfruttano logiche di basso marketing è una pratica da rifuggire, la mostra in corso a Piacenza è un esempio fiorente di questa pratica e sancisce un’occasione perduta

La Fondazione di Piacenza, tanta storia del nostro territorio provinciale, la toponomastica dei paesi della Val Trebbia, tanta strategia militare successiva, gli innumerevoli ritrovamenti di tombe e resti della Battaglia del Trebbia del 218 a.c., sono indissolubilmente legati ad Annibale ed ai suoi elefanti e alle sue gesta che ognuno di noi apprese giovanetto dai libri di storia delle elementari. Che bello è stato questa estate leggere che Piacenza aveva saputo celebrare la ricorrenza storica di questa data attraverso una mostra su Annibale Barca!

La mostra è stata aperta a dicembre 2018 e i 2200 anni del nostro territorio sono così stati segnati da questo evento, potenzialmente una grande occasione per richiamare turismo e cultura a Piacenza durante le feste fino a primavera e magari richiamare la possibilità di connettere la città a Tuna e spiegare tante cose del nostro passato. Era dicembre anche allora, il 18 per l’esattezza e aveva luogo la famosa seconda Guerra Punica.

I locali dell’ala ovest di Palazzo Farnese sono meravigliosi e integralmente restituiti a funzioni pubbliche, sotterranei degni delle stampe del Piranesi, con volte immense di mattoni e una sorprendente stratificazione di livelli di palazzi e fortificazioni che portano fino al limite del fossato di piazza Cittadella. Da solo questo spazio merita una visita.

Quello che invece lascia perplessi è la mostra. Una alternanza di slide (proiezioni) bilingue che ripercorrono alcuni didascalici e scolastici momenti della vita di Annibale e che cercano di annodare timidamente il contesto, i luoghi, gli eventi, i personaggi. Tutto molto blandamente, distrattamente, superficialmente, ma soprattutto in quasi totale assenza di reperti, di tracce, di oggetti, di immagini originali. Il nulla condito da alcune proiezioni statiche a 360° e quattro monete esposte in teche da Banca d’Italia.

La cosa stupefacente è che della Fondazione di Piacenza, della Battaglia del Trebbia, delle strategie e delle conseguenze, del significato, dei resti locali, delle situazioni che più potevano legare questo importante evento al momento storico ed al territorio di Piacenza non c’è la minima traccia, una slide avverte che ad un certo punto si fece la Battaglia del Trebbia.

Si tratta infatti di una mostra costruita altrove e preparata per poter essere replicata in varie zone d’Italia, per lo meno laddove Annibale è passato (praticamente tutta Italia), una mostra fatta di pochissime testimonianze reali e di una sommaria, davvero troppo sommaria, narrazione didascalica, due effettini speciali “anni ‘90” e pronti via. In questi casi quel poco (speriamo) di budget la Fondazione lo spende in comunicazione per far conoscere l’occasione ed attrarre visitatori, per il resto speriamo davvero che l’agenzia che l’ha prodotta abbia chiesto pochi danari, altrimenti si tratterebbe di furto.

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