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Esiste un modello emiliano di sviluppo?

Esisteva un modello emiliano, parliamo di 30 anni fa, viviamo in un territorio che sta reagendo molto meglio di altri all’uscita dalla crisi e attraversandolo sorge spontanea la domanda se lungo la via Emilia, da Rimini a Piacenza riusciamo a riconoscerci in un modello vincente

Esisteva un modello emiliano, parliamo di 30 anni fa, viviamo in un territorio che sta reagendo molto meglio di altri all’uscita dalla crisi e attraversandolo sorge spontanea la domanda se lungo la via Emilia, da Rimini a Piacenza riusciamo a riconoscerci in un modello vincente.

La mostra organizzata presso la sede del Museo Spallanzani di Reggio Emilia e dedicata alla Via Emilia è l’occasione per riflettere su di noi, nel senso di noi comunità che oggi vive e lavora intorno alla via Emilia. Oltre 2206 anni sono passati da quando Emilio Lepido percorsa la Flaminia fino al monte Titano (San Marino) salendovi ha guardato per la prima volta da “romano” e da “padrone” quel territorio incredibile solcato da un fiume prodigioso che nella foto satellitare di oggi parla da solo. Ed il suo pensiero da capo militare e colonialista civile che era è stato quello di tracciare una strada diritta (si dice che se non fossero finiti i soldi e l’ispirazione, capitava anche allora, doveva partire dall’Arco di Augusto a Rimini e terminare perfettamente diritta con l’Arco di Augusto di Aosta). Ma a Piacenza successe qualcosa che non so e tutto il disegno si interruppe.

La settimana scorsa ho viaggiato per 4 giorni lungo la via Emilia visitando un grappolo di eccellenze che in essa si riconoscono: il sindaco Gnassi di Rimini che ha investito 40 milioni di euro nel sottosuolo della città in un sistema invisibile di condizionamento delle acque sotterranee e delle fogne e permettere alla sua città di non scaricare più a mare e dare il via allo sviluppo green del waterfornt; la SCM di Rimini che produce macchine per la lavorazione del legno e che ha nel tempo acquistato la Celaschi di Vigolzone e la Gabbiani di Podenzano diventando uno dei leader del mercato mondiale; la Alberta Ferretti fashion che è un gruppo di imprese che a Rimini produce abbigliamento di alto livello usando oltre 100 laboratori esterni e stilisti di tutto il mondo; la Fondazione della Cassa di Forlì che è una delle poche negli ultimi 10 anni ha aumentato il capitale invece di dissiparlo come tante altre anche nel nostro territorio; la Philiph Morris che a Castenaso ha costruito uno stabilimento che finito tutto sarà di 200 mila mq per realizzare lo stabilimento prototipo delle sigarette senza fumo Iqos coinvolgendo i colossi del packaging machine IMA e GD di Bologna; la Barilla di Parma leader mondiale della pasta e del backery; La Davines che sta aprendo un incredibile villaggio fabbrica a Parma per lo sviluppo di cosmetici verdi; la corte Pallavicina di Busseto che rappresenta il Gotha del maiale trasformato in esperienza di lusso; la Dallara che studia le carrozzerie e i telai delle migliori auto sportive del mondo portando oltre 700 dipendenti sulle montagne di Fornovo dove tutto il mondo corse viene da cliente a lavorare.  E tante altre realtà di unicità e potenza globale, uniche e importanti produttrici di valore dotate di valori.

Romagna ed Emilia sono piene zeppe di casi di questo tipo, eccellenze e modelli. Ma nel loro insieme tutte queste realtà sono modelli esse stesse? Esiste un modello che potremmo chiamare delle 4T; Territorio, Trust (nel senso di rapporto tra le persone), Tecnologia; Tradizione, che semplifica e sloganizza quello che è successo e sta succedendo lungo la via Emilia?

Possiamo cercare di capire e possiamo imparare tanto, se solo ci considerassimo una Regione, ma nel delirio della divisione e dell’assolutismo della razza c’è sempre qualcuno che non riesce nemmeno a vedere perché Pontedell’Olio e Vigolzone debbano pensare un futuro congiunto, figuriamoci se sappiamo guardare oltre la Valnure o oltre Piacenza. Penso che se superiamo questa assurda chiusura nell’ intimo personale vicinato e cominciamo a guardare anche solo alla via Emilia come ad una rete di relazioni virtuose, beh allora “siamo sulla strada giusta”.

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