Locale-globale. Noi visti da fuori

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Piacenza contemporanea

Una visita alla mostra nel Palazzo XNL che fa entrare Piacenza nel giro dell’arte contemporanea come le migliori città europee

Biella, Prato, Rovereto, Cesena, ed ora finalmente Piacenza, sono le piccole città italiane alla riscossa dell’arte contemporanea e della cultura. Questa volta il merito va riconosciuto alla Fondazione della Cassa di Risparmio che compie una lunga e impervi amissione di acquisto, ideazione, restauro e organizzazione di una mostra capolavoro internazionale che inaugura uno degli spazi più belli ed autorevoli della città.

Ho già avuto modo di scrivere su questo blog che i caratteri distintivi che una città moderna deve affrontare sono riassumibili in alcuni fronti che permettono un agile quanto veloce confronto internazionale:

  • la progettazione e gestione del verde urbano;
  • la capacità di ripensare le proprie periferie;
  • i festival e gli eventi temporanei di qualità ed identità;
  • l’investimento nell’arte contemporanea;
  • la qualità dei servizi assistenziali per le fragilità sociali.

Tutti temi tutt’altro che facili da affrontare con le scarse risorse contemporanee e di nuovo ecco apparire l’importante e rivitalizzante ruolo delle Fondazioni che in altre città dell’Emilia Romagna stanno svolgendo un compito sussidiario strategico rispetto alle pubbliche amministrazioni.

Visitare lo spazio XNL di via santa Franca a Piacenza durante l’apertura della mostra di arte contemporanea “La rivoluzione siamo noi” è stata la miglior sorpresa del 2020. Non avrei mai immaginato un esito tanto felice. Una mostra che centra un tema originale: l’arte dei collezionisti italiani tra i più importanti in Europa che per la prima volta compaiono e ci mettono pure la faccia con interessanti e centrate interviste che sono proiettate nella grande e meravigliosa sala del sottotetto del palazzo.

Tutti ma proprio tutti i grandissimi dell’arte contemporanea insieme a Piacenza in una mostra ben amministrata, con un allestimento molto sobrio e a volte spartano, ma apprezzabile, all’interno di un Palazzo rimesso in ghingheri come pochi a far brillare un liberty industriale restituito a spazio pubblico del contemporaneo.

Su tutti i meriti che non riscrivo, perché basta consultare l’ottimo pieghevole minicatalogo per rendersi conto della qualità e della sintesi dell’intera operazione, segnalo quello di aver saputo mescolare il meglio dell’arte internazionale a nomi piacentini di indiscutibile qualità nel campo della cultura, dell’industriosità, dell’arte e della critica: dal lavoro di Eugenio Gazzola a quello di Davide Groppi, dall’ingegneria di Milani al ruolo brillante de Politecnico. Momenti come questi ti fan sognare che la nostra città abbia un futuro radioso.

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Flaviano Celaschi è professore ordinario di disegno industriale all'Università di Bologna. In precedenza è stato docente al Politecnico di Milano e al Politecnico di Torino. Ha insegnato e fatto ricerca in Brasile, Messico, Repubblica Popolare Cinese, Argentina, India, Stati Uniti. Nel 2008 ha fondato la Rete Latina del Design dei Processi, organizzazione che raduna oltre 50 professori e ricercatori di università europee e americane. Originario di Vigolzone, in questo blog è interessato ad approfondire un confronto tra realtà locale e globale

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