Locale-globale. Noi visti da fuori

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Silicon Valley, uno sguardo ai nostri problemi da dove tutto è estremo: anche la povertà

L’epopea della quarta rivoluzione industriale in cento chilometri di valle da San Francisco a Palo Alto attraversando la Baia per eccellenza

Una missione sfiancante, febbraio 2019, dieci imprese e due università visitate in quattro giorni: il gotha della rivoluzione digitale PHOTO-2019-03-25-18-26-49-4attraversato come infilare il coltello nello stracchino. Stanford University, Berckeley University, Linkedin, Accenture, Silicon Valley Founder, Airbus Innovation Center, Singularity University in Nasa Innovation Park (Hangar One); etc etc. L’epopea della quarta rivoluzione industriale in cento chilometri di valle da San Francisco a Palo Alto attraversando la Baia per eccellenza.

Le impressioni a caldo: stanchezza e difficoltà di concentrazione da jet lag, tanti giovani molto carichi di energia, una città e una campagna molto belli, il vento, il cielo che passa veloce e cambia il clima ogni ora, l’impressione da telefilm americano di avere sempre vissuto in questi paraggi. Barboni e senza tetto a frotte in ogni strada che lambisce o attraversa Market Boulevard, un uomo nudo che cammina per la strada, carrelli da supermarket pieni di ogni cosa che si possiede spinti da povere donne sole e malate che zoppicano vistosamente. Prezzi fotonici: un caffè ed un muffin a quindici dollari, il parcheggio di una notte dell’auto cento dollari, un bilocale a trenta minuti dal centro 6.600 dollari al mese spese escluse, una bottiglia di vino al ristorante (Napa Valley) sessantasei dollari.  Un fiume di Tesla (sono prodotte in loco) che attraversano ogni strada, anche molte biciclette elettriche, pochissime motociclette e scooter, tanta gente che corre con la tutina e le scarpette sportive.

Le riflessioni a freddo tre settimane dopo. Tutto il mondo passa per di lì per cercare di capire il miracolo delle start up ed il fenomeno che PHOTO-2019-03-25-18-26-49 (3)-2trasforma le idee di business in miliardari annoiati. Qualche dato che ci hanno fornito: ogni mille imprese incubate, 97 diventano adulte e 10 diventano “Unicorn” ossia vengono vendute al valore di un milione di dollari: uno su cento ce la fa. Gli altri che non trovano la pepita d’oro, come nel far west dell’800, come in Zanna Bianca, se ne tornano a casa o ritentano perché fallire qui non è come fallire da noi. Soprattutto se non hai usato i tuoi soldi e non hai firmato fidejussioni capestro. Tutto ha il sapore delle Crociate cristiane in Terra Santa, un grandissimo movimento culturale, un sistema di finanziamenti, cento monasteri o ospedali per pellegrini che passano, mille cavalieri dalla spada lucente, un campo di battaglia lontano sullo sfondo e una corte di morti e feriti che non torneranno più a casa ma che hanno contribuito a salvare il Santo Sepolcro del capitalismo del terzo millennio. Insomma l’avventura del nostro secolo che scorre. Come non esserci, perché stare a casa, come non farsi chiamare dalle sirene e dai corni?

Gli Stati Uniti visti da qui, dalla Valnure, sono lontani. La California ancora di più, la Baia di San Francisco difficile da immaginare. Miseria PHOTO-2019-03-25-18-26-49 (2)-2e nobiltà estreme. Negli USA oggi (dati wikipedia/usa) il 12,4% della popolazione vive in stato di povertà assoluta pari a 40 milioni di abitanti (come tutti gli abitanti della Polonia), se a questi aggiungiamo quelli che sono diventati poveri pur avendo un lavoro il numero raggiunge i 100 milioni, pari a una Italia e mezzo. Ma se il Reddito Pro capite è 60.000 dollari significa che evidentemente il PIL nazionale è prodotto da un numero sempre più piccolo di persone straricche e da un discreto numero di benestanti che corrono e saltano come grilli per potersi mantenere un adeguato livello di consumi coerente con la posizione professionale. Ma essere poveri in USA è molto diverso che essere poveri in Europa o in Italia: essere senza reddito significa non avere nessuna copertura sociale, nessun medico, nessuna cura, nessuna medicina, nessun riparo, nessun ospedale o ricovero per anziani o poveri. Senza assicurazione sanitaria un medico a domicilio a NYC costa 500 dollari, farsi recapitare a casa le medicine per l’influenza altri 500 dollari.

E i nostri giovani migliori che partono, dopo gli studi in medicina, economia, ingegneria, nelle scienze, in arte, e se ne vanno altrove. PHOTO-2019-03-25-18-26-49 (1)-2Spesso in USA alla ricerca di una avventura che troveranno, di un Paese che se sapranno capirlo darà loro tantissimo, perché la stima negli italiani, e soprattutto negli italiani competenti e volenterosi, è enorme. E gli studi universitari italiani sono stimatissimi praticamente in ogni campo del sapere. Un sogno come quello che spinse mio nonno paterno a fuggire là agli albori del ‘900 (se entrate nel website di Ellis Island trovate ancora le schede del censimento di arrivo in Usa di Giuseppe Celaschi e pure di mia nonna Giovanna che partì ragazzina forse accompagnata adolescente). Mia nonna finì a fare la lavandaia, mio nonno, come Rocky, portava il ghiaccio in spalla ai vari piani dei grattacieli che già allora avevano tanti piani, schivò per fortuna di essere arruolato nell’esercito americano, ma tornato dopo due anni si fece la Prima guerra mondiale in Italia, perché a certe sciagure difficile scampare.

Ecco che la California delle canzoni del jukeboxe e dei contestatori di Berckley, dove fu inventato il ’68 americano nel 1964 e negli anni seguenti, l’America di Hair e delle Rock Band dell’Est coast, le motociclette chopper ed i capelli al vento della libertà, risuonano nelle mie orecchie perché le Tesla filano senza far rumore e i poveri non schiamazzano se gli offri una birra, non ti ringraziano, ma ti guardano con gli occhi di ghiaccio di chi non ti può perdonare di essere ricco. Perché come in Anna Karenina, “tutte le famiglie felici sono simili le une alle altre; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”.

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Flaviano Celaschi è professore ordinario di disegno industriale all'Università di Bologna. In precedenza è stato docente al Politecnico di Milano e al Politecnico di Torino. Ha insegnato e fatto ricerca in Brasile, Messico, Repubblica Popolare Cinese, Argentina, India, Stati Uniti. Nel 2008 ha fondato la Rete Latina del Design dei Processi, organizzazione che raduna oltre 50 professori e ricercatori di università europee e americane. Originario di Vigolzone, in questo blog è interessato ad approfondire un confronto tra realtà locale e globale

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Commenti (1)

  • La faccia triste dell'America non si mostra in TV o giornali, ma esiste e come. Noi ricordiamo il Piano Marshall ma non le case distrutte da bombe americane o le truppe marocchine col permesso di preda e di stupro, che infierivano sulla popolazione inerme.

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