Piacenza Nostra

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Come conobbi Ernesto Leone e un ricordo delle firme dell'allora pagina culturale

Ernesto Leone

Causa il dannato virus niente funerale e visita al cimitero. Ma Ernesto Leone non se n’è andato nel silenzio dei suoi tanti estimatori. Il Tex Willer Liberta 29 ott. 1985-2giornale di cui fu caporedattore e direttore gli ha dedicato due intere pagine. Commoventi parole sono apparse sui notiziari online piacentini. Per lunghi anni collaboratore di Libertà voglio qui ricordare come cominciò quella bella esperienza che – suppongo - di dovere appunto ad Ernesto Leone. Una sera del 1985 tornando a casa in bicicletta passai davanti al cinema Garibaldi (allora nella omonima via, angolo cantone S. Ulderico).  Vidi con sorpresa che vi si proiettava il film “Tex Willer”. Erano le 22.30, giusto il tempo per cogliere la seconda visione serale. Rimasi sconcertato da quella pellicola che col Tex del fumetto mio preferito (in età adolescenziale) aveva poco o niente da spartire.  Giunto a casa, invece di infilarmi nel letto mi misi al computer e buttai giù una lettera critica per la “posta dei lettori”. Con mia grandissima sorpresa la trovai pubblicata in “terza pagina”. Oggi la terza pagina non esiste più, ma al tempo era lo spazio culturale del quotidiano nostro, ove firmavano persone note, di eccellente cultura. Non mi montai la testa ma da quel giorno iniziò la mia assidua collaborazione. Così ebbi cordiali rapporti continui col direttore Ernesto Prati e ancor più col caporedattore Ernesto Leone.  In questa triste occasione ho sfruculiato tra i ricordi ed ho trovato una foto che riassume monte cose. Una cena conviviale all’Albergo Roma offerta alle “firme” della terza pagina. Da sinistra in alto Schippisi, Leone, Cattivelli, Artocchini, Manfredi, Arisi, Fiorentini, Carrà, Prati, Agosti, Zilocchi.  Leone è l’ottavo, degli undici presenti nella foto, che ci ha lasciati.  A tutti un commosso, riverente, ricordo.

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Albergo roma ernesto prati

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" Vita professionale al Comune di Piacenza, vita politica locale sotto traccia, ma abbastanza tribolata. Più tranquilla quella di giornalista pubblicista (""pubblicista"" come fu Einaudi, si parva licet componere magis) collaboratore dei quotidiani Libertà, Il Giorno, La Voce, La Cronaca, oltre che di varie testate periodiche. Ho pubblicato anche una diecina di monografie per i miei 22 affezionati lettori (due meno di Manzoni e uno meno di Guareschi) su temi disparati ma sempre tenendo un sentiero ben tracciato: di tutto ciò che riguarda appieno, o di striscio, Piacenza Nostra. "

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Commenti (1)

  • La morte non è la fine, è un cambio di dimensione. La vita continua nel ricordo di chi lo ha conosciuto e stimato, delle opere che ci ha lasciato in eredità. Vita mutatur non tollitur!

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