Piacenza Nostra

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Mistero piacentino: il supplizio della corda

Oggi si chiama vicolo Da Cagnano quella breve strettoia che si imbocca all'angolo di piazzetta Mercanti per terminare tra i vicoli Perestrello e S. Ilario. Dall’edificio un tempo adibito a carcere (ora a uffici del Municipio) sporgeva il trave e pendeva “la corda”. Quella dei tratti (o squassi) di corda era un supplizio che le gride ducali minacciavano di applicare anche per mancanze lievi

Oggi si chiama vicolo Da Cagnano quella breve strettoia che si imbocca all'angolo di piazzetta Mercanti per terminare tra i vicoli Perestrello e S. Ilario. Dall’edificio un tempo adibito a carcere (ora a uffici del Municipio) sporgeva il trave e pendeva “la corda”. 

Quella dei tratti (o squassi) di corda era un supplizio che le gride ducali minacciavano di applicare anche per mancanze lievi. Ad esempio, bastava essere sorpresi a bracconare una lepre o una pernice entro la riservata ducale e partiva la sanzione: una multa fino a 150 scudi d’oro (!) e - non bastasse - tre tratti di corda “da darsi irremissibilmente in pubblico senza riguardo alla condizione”. Vale a dire: nessuna differenza tra nobile, plebeo o ecclesiastico. Il supplizio consisteva nel legare dietro la schiena i polsi del poveraccio, agganciarli alla corda e quindi sollevarlo (mediante una carrucola) fino al trave sovrastante. Indi lasciarlo cadere. Così per tre volte. Risultato: clavicole svellate e ginocchia spezzate. 

Vista l’abbondanza di gride che contemplavano detta pena verrebbe da pensare alla nostra città piena di poveri storpi. Invece nella mia vita di grufulatore tra libri e documenti d'archivio non ho mai (e dico mai) incontrato una sola cronaca del passato che riferisca di un tale evento.  Diversamente, si sa che al patibolo di piazza Torricelle, in occasione delle impiccagioni, molti accorrevano allo "spettacolo" e - infatti - gli storiografi ne danno conto. 

D'altra parte, numerose su libri e riviste di storia si trovano le raffigurazioni dei tratti di corda inflitti nelle secrete della Sacra Inquisizione romana. Da noi - dove il supplizio era laicamente da infliggere irremissibilmente in pubblico - niente di niente. Ne conseguo che in realtà le feroci gride signorili raggiungevano lo scopo di spaventare e che tanto bastava, senza bisogno di applicare il tormento. E ciò per ben quattro secoli filati. Chi fosse in possesso di una testimonianza diversa nel merito de qua è vivamente pregato di comunicarlo a questo giornale.

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" Vita professionale al Comune di Piacenza, vita politica locale sotto traccia, ma abbastanza tribolata. Più tranquilla quella di giornalista pubblicista (""pubblicista"" come fu Einaudi, si parva licet componere magis) collaboratore dei quotidiani Libertà, Il Giorno, La Voce, La Cronaca, oltre che di varie testate periodiche. Ho pubblicato anche una diecina di monografie per i miei 22 affezionati lettori (due meno di Manzoni e uno meno di Guareschi) su temi disparati ma sempre tenendo un sentiero ben tracciato: di tutto ciò che riguarda appieno, o di striscio, Piacenza Nostra. "

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