Piacenza, una storia per volta

Piacenza, una storia per volta

Cominciò con un “giro di manovella” l’avvio della "Autotrasporti Leonardi"

Piacenza città di autotrasportatori: solo su questo argomento, sarebbe necessario scrivere un ampio volume. Nell’albo del pionierismo dell’autotrasporto piacentino occupa un posto importante l’azienda dei fratelli Paolo ed Andrea Leonardi di Mortizza

Paolo Leonardi

Ai due ideatori, Paolo ed Andrea, si affiancò un geniale artigiano assai popolare nella Piacenza fine anni ’20: Giuseppe Carenzi, titolare di una qualificata officina che nel successivo decennio si specializzò nella costruzione di rimorchi ed attrezzature, assumendo rilevanza nazionale in quello specifico settore. Carenzi approntò nel 1929 per i fratelli Leonardi un prototipo originale di autocisterna in acciaio inossidabile del tutto idoneo al trasporto del latte igienico- alimentare, essendo in funzione la Latteria Scardi che aveva in programma la consegna del prodotto anche in centri di lontani capoluoghi. Rimaneva però un problema da risolvere: come refrigerare per lunghi periodi il latte dei nuovi contenitori?

Ci si dovette accontentare di sistemare su apposite rastrelliere di legno le classiche stecche di ghiaccio poste a diretto contatto con l’involucro esterno della cisterna d’acciaio. Frattanto sorse anche l’esigenza del trasporto di carburanti. L’acciaio inossidabile non andava bene. Allora la ditta Carenzi lo sostituì con laminature in ferro, consentendo il molteplice trasporto con prodotti liquidi, non solo del latte e dei carburanti, ma dei vini e degli oli (sia alimentari che lubrificanti) su più potenti autotreni-autocisterne.

Anche la Leonardi (come molte imprese) durante la 2° guerra mondiale subì la requisizione di tutto il parco automezzi (otto potenti autotreni con cisterna). La volontà di rinascita dell’azienda ebbe però il suggello di una tradizione di prestigiosa imprenditorialità il cui spirito creativo mise ordine nel caos, ricompose le rovine, risorgendo come l’araba fenice dalle proprie ceneri.

I primi anni ’50 registrarono infatti la palingenesi della vecchia impresa che tralasciò il settore dei carburanti dedicandosi alla originaria la prima sede-2attività trasportatrice del latte in direzione di Genova e Roma caricando inoltre dalle regioni del Meridione vini, oli di semi e di oliva. Non basta: la Leonardi patriarcalmente gestita dal cav. Paolo, estese su un ampio ventaglio di traffici europei la sua intensa attività, caricando oli, vini, vermut. Nel 1954 la tecnologia fece compiere all’autotrasporto un altro passo avanti con la costruzione di autotreni frigoriferi muniti di proprie fonti di refrigerazione. Il primo esemplare di tali automezzi fu costruito a Cremona dall’Officina Umberto Piacenza gestita da un altro geniale pioniere concittadino qui operante.

“Fare il passo secondo la gamba” avverte un detto popolaresco. Così per l’impresa Leonardi venne il momento, nel 1969 di trasferirsi, ma qui il nostro resoconto si ferma perché ci siamo posti dei limiti temporali per le nostre narrazioni. Per quanto riguarda però il cav. Paolo che si ritirò nel 1960, la sua biografia operativa meriterebbe un capitolo a sé. Prima di iniziare l’attività di pioniere dei trasporti, questo nostrano imprenditore venuto dal popolo, lavorò fin da ragazzo nella popolare Officina di varia utensileria Rossetti detto “Ciciàn” fra via S. Bartolomeo e Piazzale di Torrione Borghetto. Nel 1915-1916 entrò nelle Officine Meccaniche Piacentine, quindi all’Arsenale e poi all’ex Oare di S. Lazzaro Alberoni.

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Militare al 25° Artiglieria da Campagna (1° compagnia automobilistica), il cav. Paolo raccontava che la sua carriera di autotrasportatore prese avvio da “un giro di manovella” con il quale mise in moto un’autovettura che nessuno dei commilitoni riusciva ad azionare, con manovra decisa, ben assestata, da abile meccanico qual’era. Nella vita, spesso basta un nonnulla, come un giro di manovella a decretare il successo e la fortuna di un uomo, a mettere in moto un gigantesco meccanismo aziendale che marciò per decenni a pieno ritmo e…senza perdere colpi!

Piacenza, una storia per volta

" Ho dedicato, anni fa, lunghi periodi di studio e di lavoro, per fissare sulla carta la Piacenza popolaresca delle vecchie borgate. Mesi e mesi chiuso in biblioteca ed altri nelle osterie, in circoli ed associazioni, per farmi narrare dagli anziani personaggi ed avvenimenti di un mondo già svanito. Nei loro racconti tutta la ritrosia, quasi pudicizia, nel parlare di una società reietta, di estrema povertà, di uomini duri, quasi scolpiti nella roccia che il tempo inclemente aveva sgretolato, ma di cui permaneva ancora il ricordo, nel loro cuore. Oggi, di fronte alla proposta di raccontare di questa Piacenza completamente svanita nell'oblio del tempo, sono stato inizialmente restio, perché mi rendo conto, passeggiando nelle vie, che nulla è rimasto, se non i fantasmi dei ricordi trasmessi o appena afferrati, nella mia fanciullezza, mentre già stavano svanendo. Ma poi ho riflettuto ricordando il giorno in cui ho condotto mio figlio in giro per quelle vecchie borgate, ritrovando il gusto di consegnargli il ricordo (se lo accetterà) di una realtà che non trovavo giusto svanisse completamente; soprattutto quei valori di probità e solidarietà in cui credeva questa gente rude e resa aspra dalla vita. Così, con nuovi e diversi strumenti di comunicazione, on line, proverò a raccontare di nuovo Piacenza com'era una volta, il suo vero humus popolare. Ma so già che mi rimarrà di tutto questo, inevitabilmente, parafrasando il poeta… ""la rimembranza acerba!"" "

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Commenti (1)

  • E' sempre utile ricordare il passato, potrebbe stimolare iniziative future, o solo far riflettere su come poter superare questo momento di crisi politica e sociale.

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