Piacenza, una storia per volta

Piacenza, una storia per volta

Correva l'anno 1932: falliscono quattro banche a Piacenza colpite dalla bufera monetaria

Il clamoroso “crack” bancario esploso a Piacenza sull’onda lunga della “grande paura” connessa alla crisi finanziaria del 1929 con il crollo della Borsa di Wall Street, determinò il fallimento di quattro banche piacentine

Il clamoroso “crack” bancario esploso a Piacenza sull’onda lunga della “grande paura” connessa alla crisi finanziaria del 1929 con il crollo della Borsa di Wall Street, determinò il fallimento di quattro banche piacentine. Nella tarda primavera del 1932 i piacentini canticchiavano un motivetto in questi amari versi dialettali:” con la banca ‘d Raguss, as mangia polenta e malus” (ovvero con la banca Raguzzi si mangia polenta e merluzzo che, allora, era, non come oggi, uno dei piatti più poveri...). Riecheggiava la grave situazione bancaria che andava maturando e che sarebbe esplosa alle soglie dell’autunno coinvolgendo nel dissesto irreparabile ben quattro istituti di credito cittadini: Banca Raguzzi, Banca Popolare, Banca Agricola e Banca S. Antonino detta anche Cattolica.

La prima aveva sede in Piazza Cavalli (dov’è ora la Banca nazionale del Lavoro), la seconda dov’è ora Unicredit (già Banca di Roma), l’Agricola in Largo Romagnosi (attuale Largo Matteotti, angolo con via Cittadella- via S. Marco) ed infine la S. Antonino (più nota come Cattolica) in via S. Antonino nell’attuale Palazzo delle Poste. La “bomba” del crollo  scoppiò con gran fragore psicologico il 9 settembre 1932 provocando ondate irrefrenabili di panico, di disperato allarmismo nella popolazione piacentina, soprattutto tra i piccoli e medi risparmiatori del commercio, dell’artigianato e dell’industria. Con una lettera indirizzata il 9 settembre dalla Banca Raguzzi a tutti i collaboratori ed ai clienti che ne godevano piena fiducia avendo alle spalle una consolidata tradizione che durava dal 1878, anno della fondazione, venne inviato il seguente messaggio:” Dopo 54 di esistenza intemerata la Banca Raguzzi si trova nella dolorosa necessità di sospendere le operazioni. banche1-2

Questo provvedimento imposto dalle circostanze e che implica per i proprietari della Banca la perdita totale dei propri beni, riesce ai medesimi oltremodo penoso, unicamente in considerazione della sorte dei depositanti e degli impiegati, come quella di vari interessi industriali e commerciali connessi alla sua vita. Dobbiamo dire che per evitarla abbiamo fatto quanto umanamente possibile; abbiamo inoltre la netta impressione che l’Autorità superiore, rendendosi conto delle cause determinanti la situazione, avrebbe provveduto tempestivamente (come richiesto da noi e da altri istituti bancari locali che ci avevano preceduto nelle domande) ove non si fosse determinato in questi giorni un panico che ha fatto precipitare le cose e consiglia, nell’interesse degli stessi depositanti, la sospensione delle operazioni.

I fatti- prosegue la comunicazione- stanno come segue: verso il 20-22 luglio noi che eravamo del tutto ignari delle pratiche già fatte fino all’aprile da altre banche locali presso S.E il Prefetto e altre Autorità, fummo avvicinati dalla Banca popolare piacentina e dalla Banca Commerciale agricola piacentina che ci proposero di aderire alla loro azione già iniziata diretta ad ottenere un intervento governativo che permettesse il pagamento al cento per cento dei depositi, previa la fusione dei tre istituti. Aderimmo senz’altro, osservando anzi che non avevamo nessuna pregiudiziale sostanziale per le condizioni che il Governo avrebbe sottoposto per le concessioni delle somme necessarie; che per conto nostro eravamo pronti quindi a scomparire, conferendo tutte le nostre attività private e bancarie, purché fosse pagato al cento per cento il deposito e assicurato al personale lo stesso trattamento di quello di altre banche. Ci permettemmo soltanto di aggiungere che, a nostro avviso, sarebbe stato necessario che la situazione comprendesse anche la Banca di S. Antonino che pure, a quanto ci ha riferito il Presidente della Popolare Marchese Casati aveva in un primo momento aderito…..”

La lunga missiva citava pure i contatti con le autorità e ricordava che era stata istituita una commissione composta dal Segretario Federale Dante Bionda, dal Presidente della Popolare Casati, dal Sindaco della Popolare Borella, da Ettore Raguzzi reggente della Banca Raguzzi che si era presentata a S.E Starace, segretario del Partito Fascista per confermare il fabbisogno occorrente alle banche, ovvero 25 milioni, intervento che era stato sollecitato anche a S.E Rossoni, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Si ricordava che la massa di depositi delle quattro banche ammontava a quasi 300 milioni e si auspicava che il provvedimento fosse rapido.

Nonostante i passi compiuti per scongiurare il peggio, le autorità locali non riuscirono a cavare un ragno dal buco, mentre quelle centrali “nicchiarono”. Il quotidiano fascista locale “La scure” osservò al riguardo una intenzionale reticenza, tenendo all’oscuro l’opinione pubblica di quanto stava succedendo dietro le quinte della tragedia creditizia ormai galoppante. Riserbo che durò fino al 17 settembre allorché il quotidiano, riportando il “foglio annunci legali” rese noto che con sentenza del tribunale civile e penale di Piacenza,in data 11 settembre 1932 venne dichiarato il fallimento della società  di fatto Ettore, Enrico e Carlo Raguzzi”.

Mentre una folla di depositanti si ammassava agli sportelli della Raguzzi, cinque giorni dopo “La scure” portavoce della locale federazione fascista, con ostentata moderazione stilava un commento dove si sosteneva che “tale panico era insensato ed irragionevole e responsabile di danno ai depositanti. Tale afflusso di ritiri- si diceva- sta avvenendo anche alla Cassa di Risparmio di cui è ben nota la solidità”. banche3-2

Ed era logico: nella popolazione era ormai caduta la fiducia circa la possibilità di salvezza delle aziende di credito locali e quindi anche la Cassa, si pensava, sarebbe stata coinvolta. Il 28 settembre il segretario federale Dante Bionda lanciò un appello a mantenere la calma ed auspicando “una sollecita ripresa” e ricordava che in una riunione si era stabilita la necessità di creare “un organismo di credito a carattere provinciale che possa servire gli intere sessi finanziari ed economici della provincia”. Il documento che puntava a tranquillizzare tutti, era firmato dai più qualificati rappresentanti dell’establishment economico-finanziario e politico:il federale Bionda, il Senatore Carlo Fabbri, il deputato Giuseppe Steiner, il presidente della Provincia Carlo Archieri, il Podestà Aurelio De Francesco, il vicepresidente della Provincia Alessandro Cella, il presidente della Federazione provinciale agricoltori Alberto Cagnani, il commissario straordinario dell’Unione industriali Felice Bagliano, il presidente della federazione Commercianti Giuseppe Scaglia, il segretario provinciale del Sindacato del Commercio Nino Cuzzeri, il presidente della Sezione agricoltura forestale Carlo Carabelli ed Andrea Bisio direttore del Consiglio provinciale per l’economia corporativa.

(prosegue)

Piacenza, una storia per volta

" Ho dedicato, anni fa, lunghi periodi di studio e di lavoro, per fissare sulla carta la Piacenza popolaresca delle vecchie borgate. Mesi e mesi chiuso in biblioteca ed altri nelle osterie, in circoli ed associazioni, per farmi narrare dagli anziani personaggi ed avvenimenti di un mondo già svanito. Nei loro racconti tutta la ritrosia, quasi pudicizia, nel parlare di una società reietta, di estrema povertà, di uomini duri, quasi scolpiti nella roccia che il tempo inclemente aveva sgretolato, ma di cui permaneva ancora il ricordo, nel loro cuore. Oggi, di fronte alla proposta di raccontare di questa Piacenza completamente svanita nell'oblio del tempo, sono stato inizialmente restio, perché mi rendo conto, passeggiando nelle vie, che nulla è rimasto, se non i fantasmi dei ricordi trasmessi o appena afferrati, nella mia fanciullezza, mentre già stavano svanendo. Ma poi ho riflettuto ricordando il giorno in cui ho condotto mio figlio in giro per quelle vecchie borgate, ritrovando il gusto di consegnargli il ricordo (se lo accetterà) di una realtà che non trovavo giusto svanisse completamente; soprattutto quei valori di probità e solidarietà in cui credeva questa gente rude e resa aspra dalla vita. Così, con nuovi e diversi strumenti di comunicazione, on line, proverò a raccontare di nuovo Piacenza com'era una volta, il suo vero humus popolare. Ma so già che mi rimarrà di tutto questo, inevitabilmente, parafrasando il poeta… ""la rimembranza acerba!"" "

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Commenti (3)

  • Si, mio nonno mi raccontava".......puleita e marlus......e i sood a Ragus...." ( allora sia la farina di mais che il merluzzo, quello conservato sotto sale, erano i cibi più poveri nel senso di bassissimo costo. In "casa" (quella che noi chiamiamo parte giorno,) e che era costituita da un'unica stanza, troneggiava una madia (el mastron) con 2 scomporti:uno per la farina "bianca" ed uno per quella "gialla"

  • E come oggi la causa fu che i soliti industrialotti non pagarono i prestiti ricevuti. Oggi si chiamano NPL allora "ciòd"

    • Mi sembra una sintesi sostanzialmente erronea. Come oggi, le cause furono molteplici e complesse ( ad es. anche qui contribuì la depressione americana) ma fare un riassunto completo vien troppo lunga...

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